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  • mercoledì 14 agosto 2013

Il massacro del Cairo

I militari hanno attaccato i manifestanti pro-Morsi: ci sono almeno 525 morti, il governo ha dichiarato un mese di stato d'emergenza, El Baradei si è dimesso

17.11 – Il giornalista indipendente egiziano Sharif Kouddous ha pubblicato su YouTube un video in cui si sente il rumore degli spari vicino al sit-in di protesta della moschea di Rabaa al-Adawiya, al Cairo: il più grande dei due, in cui lo sgombero non è stato portato a termine dalle forze di sicurezza.

17.03 – Oltre allo stato di emergenza, il governo egiziano ha dichiarato un coprifuoco che sarà in vigore dalle 19 alle 6 in dodici province (tra cui quelle in cui si trovano Il Cairo, Alessandria, Suez e Giza) e a scadenza indefinita.

16.47 – Un video che mostra le fasi iniziali dello sgombero di un sit-in da parte della polizia.

Un video successivo che mostra i resti di un accampamento temporaneo sgomberato. Entrambi sono stati pubblicati dal sito egiziano di news El Badil.

16.41BBC News scrive che i media egiziani si occupano delle notizie di oggi con una grande differenza di punti di vista: tutti i canali principali hanno interrotto la programmazione regolare per dare notizia degli scontri e nessuno ha nascosto le motivazioni dietro gli eventi, ma le televisioni di stato – più vicine all’esercito e al nuovo presidente – hanno sottolineato che i sostenitori di Morsi erano armati e hanno causato morti tra i poliziotti. Dall’altra parte, i media più vicini ai Fratelli Musulmani hanno dato più spazio ai morti tra i manifestanti e hanno mostrato molte immagini delle vittime di oggi.

16.30Reuters ha un video che alterna lo streaming di tre fonti diverse: la televisione di stato Nile TV (logo rosso con la piramide), la televisione privata anti-islamista e pro-militari On TV (logo giallo circolare) e una telecamera di fronte alla moschea di Rabaa al-Adiwiya (senza logo).

16.28 – Nel corso della giornata i sostenitori di Morsi e dei Fratelli Musulmani hanno assalito e incendiato alcune chiese copte, accusando la minoranza cristiana di appoggiare l’esercito e il presidente Mansour. The Big Pharaoh, seguito blogger egiziano, scrive che le chiese assalite sono almeno 4 o 5, nelle città di Suez e Minya e Sohag – a sud del Cairo – dove gli islamisti avrebbero distrutto anche molti negozi gestiti da copti. Il New York Times riporta quanto detto dall’associazione per i diritti umani Egyptian Initiative for Personal Rights, che conferma gli attacchi dei Fratelli musulmani a chiese copte a Minya e Sohag.

Una foto della cattedrale di Sohag.

 

Una chiesa copta a Minya.

16.25 – Una foto scattata poco fa vicino al sit-in di Rabaa, al Cairo: è il più grande dei due principali che erano in corso nella città. L’altro, quello di piazza Nahda, è stato completamente sgomberato.

 

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