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  • mercoledì 14 agosto 2013

Il massacro del Cairo

I militari hanno attaccato i manifestanti pro-Morsi: ci sono almeno 525 morti, il governo ha dichiarato un mese di stato d'emergenza, El Baradei si è dimesso

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18.28 – La notizia degli ultimi minuti è lo sgombero in corso del sit-in di protesta dei sostenitori di Morsi a Rabaa, al Cairo. Alcune televisioni stanno trasmettendo le immagini delle persone che lasciano la zona, che si trova nei pressi di una moschea, e i giornali egiziani scrivono che il ministero dell’Interno ha garantito una “uscita sicura” dall’area, in cui ci sono stati alcuni degli scontri più violenti di oggi. Questa è la diretta da Rabaa della TV privata egiziana ON TV, pro-militari e anti-islamisti:

Secondo un resoconto riportato da Al Jazeera, le persone stanno lasciando la piazza ordinatamente e a piedi, dopo che la polizia è entrata nell’ospedale improvvisato e nella moschea. Bethany Bell, inviata di BBC al Cairo, dice che le quattro strade principali intorno alla moschea sono state riaperte per permettere l’uscita dei manifestanti.

18.09Al-Ahram scrive che – secondo le immagini diffuse dalla televisione di stato e dal canale privato anti-islamista e pro-militari ON TV – una fila continua di sostenitori di Morsi sta lasciando il sit-in di Rabaa Al-Adawiya, con le mani alzate. Il ministero dell’Interno avrebbe offerto una “uscita sicura” ai partecipanti. Quello di Rabaa Al-Adawiya è il più grande dei due sit-in di cui le forze di sicurezza egiziane hanno iniziato oggi lo sgombero.

18.03 – Nella sua lettera di dimissioni, indirizzata al presidente egiziano, El Baradei ha scritto: “mi dimetto perché non posso sopportare la responsabilità di decisioni con cui sono in disaccordo. C’erano alternative pacifiche per raggiungere il consenso.” Questo è il testo (in arabo) pubblicato dal giornalista americano Evan Hill, che dice di averlo avuto tramite l’ufficio stampa di El Baradei.

17.56 – Secondo tutte le agenzie di stampa internazionali, il vicepresidente egiziano Mohamed El Baradei – importante diplomatico, premio Nobel per la Pace e dal 2011 tra i leader dell’opposizione laica – ha rassegnato le dimissioni.

17.45AFP e Al Arabiya dicono che il vicepresidente egiziano El Baradei ha rassegnato le dimissioni.

17.45 – Il ministero della Salute egiziano ha detto che i morti nelle violenze di oggi sono stati 149 in tutto il paese, con 1.403 feriti: 35 morti solo nella città di Fayoum, a sud del Cairo.

17.38 – Il blog di politica estera del Washington Post, Woldviews, ha pubblicato un post che spiega cosa significa che l’Egitto è in “stato di emergenza”, una situazione che nel paese non è per nulla nuova e che è stata usata ampiamente negli ultimi decenni.

Dal 1967 (quando l’Egitto e altri paesi arabi hanno perso la Guerra dei sei giorni contro Israele) fino al 2012, l’ampia “legge di emergenza” ha dato al presidente e alla polizia ampi poteri per arrestare “potenziali minacce alla stabilità del paese”, tra cui manifestanti contro il governo e membri dei partiti di opposizione. Anche se la legge era intesa teoricamente solo per i periodi di crisi, l’ex presidente Hosni Mubarak la tenne valida per un periodo di quasi 20 anni, dal 1981 al 2012.
Quando è in vigore, la legge permette alle forze di sicurezza di detenere le persone senza un mandato d’arresto, di evitare i tribunali civili e di mantenere i sospetti in carcere per anni, oltre a permettere le intercettazioni delle comunicazioni e a restringere la possibilità di proteste.

17.20 – Josh Earnest, vice addetto stampa della Casa Bianca, ha detto che “gli Stati Uniti condannano fermamente l’uso della violenza contro i manifestanti in Egitto” e che “siamo fermamente contrari al ritorno dello stato di emergenza”, oltre a richiamare il governo egiziano a “rispettare i diritti umani fondamentali”.

17.14 – Mike Giglio, che scrive per Newsweek e il Daily Beast, è stato arrestato dalle forze di sicurezza egiziane, picchiato e derubato. Ha raccontato la sua esperienza in questo lungo articolo.

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