I collezionisti di uova di uccelli

Il New Yorker ha raccontato le incredibili storie di una insospettabile rete clandestina di cacciatori inglesi di uova, braccati dalla polizia

di Antonio Russo – @ilmondosommerso

All’epoca l’Operazione Pasqua non era ancora stata avviata, e gli investigatori avevano meno dati a disposizione: in alcuni casi arrivavano a piazzare dei microfoni nei nidi, sperando di riuscire a registrare la voce di eventuali collezionisti per poter usarla come prova. A volte alcune segnalazioni arrivavano dalle mogli dei collezionisti, ormai esasperate dalla mania segreta dei loro mariti. Nel caso del collezionista con uova, pistola e marijuana in casa, i sospetti erano sorti dopo che alcune persone avevano ascoltato il fratello parlare di uova di uccelli in un pub: qualcuno telefonò alla RSPB, che fece un po’ di ricerche e scoprì che il fratello di quel tipo del pub era amico di un noto collezionista: tanto bastò perché la RSPB ottenesse dal giudice il mandato di perquisizione.

Le tecniche della RSPB e il caso di Matthew Gonshaw
I collezionisti del Regno Unito – raccontano Thomas e Shorrock – sono principalmente inglesi, ma la maggior parte dei nidi di uccelli rari si trova in Scozia. Sulle due strade principali che collegano Scozia e Inghilterra sono installate delle camere di sorveglianza, e quando la polizia e la RSPB iniziarono ad accedere alle registrazioni per tenere traccia delle targhe delle macchine dei sospetti collezionisti, Thomas notò due tendenze: il periodo di maggior frequenza di spostamenti da parte dei sospetti collezionisti era tra marzo e giugno (stagione di riproduzione e cova), e molte delle macchine erano registrate a membri della Jourdain Society, l’associazione di ornitologi e appassionati nata nel 1940 e ancora attiva.

A maggio del 2011, la National Wildlife Crime Unit di Edimburgo (Scozia) fu avvisata della presenza di uno strano individuo in divisa mimetica sull’isola di Rum, che era stato avvistato in mezzo a una colonia di gabbiani. Una volta sull’isola, la polizia riconobbe l’uomo e lo arrestò: era uno dei più noti e recidivi collezionisti d’Inghilterra, Matthew Gonshaw, un londinese che era già finito in prigione tre volte per il reato di collezionismo di uova. Nel suo zaino la polizia trovò diverse piccole siringhe (che i collezionisti utilizzano per estrarre il contenuto delle uova), carte topografiche dell’isola di Rum, una corda e una guida di sopravvivenza militare. Avvolte in alcuni fogli di giornale c’erano venti uova, tra cui otto uova di berta minore.

Uova rubate

Secondo Thomas e Shorrock, Matthew Gonshaw rappresenta il prototipo del collezionista di uova moderno, atletico e senza scrupoli. La prima volta che fu arrestato, nel 2001, aveva 38 anni e in casa sua furono trovate mappe, attrezzature da scalatore e libri sugli uccelli. Thomas e Shorrock trovarono anche un libro della Jourdain Society che spiegava come individuare le posizioni dei nidi. Gonshaw era single, disoccupato e si manteneva grazie ai soldi di un programma di assistenza pubblica; aveva eluso i controlli delle targhe perché non guidava né possedeva macchine; e programmava meticolosamente ogni suo spostamento, preventivando tutte le spese necessarie.

I reati e le condanne di Matthew Gonshaw
Grazie al lavoro di Thomas e Shorrock, Gonshaw fu condannato una prima volta nel 2001 in due diversi processi – in Scozia e in Inghilterra – per il possesso di strumenti da collezionisti, per aver disturbato un’aquila reale, per aver dato un nome falso agli investigatori al momento dell’arresto, e per aver raccolto uova di uccelli in estinzione. Fu il primo collezionista a finire in carcere per questo genere di reati. Nel 2005, fu arrestato di nuovo, e in casa sua gli investigatori ritrovarono quasi seicento uova, di cui un centinaio in uno scompartimento segreto ricavato all’interno del telaio del suo letto.

Nel 2011 – all’epoca del suo ultimo arresto in ordine di tempo – la polizia trovò a casa di Gonshaw circa 700 uova tra cui quelle di una rara specie di falco pescatore e quelle dell’avocetta (una specie protetta anche in Italia). La polizia trovò anche tre uova di aquila reale di una stessa covata (fenomeno già abbastanza raro, dato che le aquile depongono solitamente due uova): le tre uova erano particolarmente danneggiate, e dalle analisi di Thomas e Shorrock emerse che Gonshaw aveva estratto il contenuto a una settimana dalla schiusa, con gli aquilotti ormai quasi completamente formati.

Thomas scattò delle foto di tutta la collezione e le passò ai giornali: il Guardian raccontò dell’arresto di Gonshaw, che poi fu condannato a sei mesi di prigione. Il giudice ordinò anche il divieto a vita per Gonshaw di mettere piede in Scozia durante la stagione di riproduzione degli uccelli, e stabilì che tutte le sue uova venissero distrutte – racconta il New Yorker – per non dargli la soddisfazione di vedere la sua collezione esposta in un museo. Douglas Russell, curatore della collezione di uova al museo di Tring, non la prese benissimo, e disse che le uova di Gonshaw avrebbero comunque rappresentato un importante contributo per gli studi di oologia.

Gli argomenti dei collezionisti
Il New Yorker ha parlato anche con un altro membro della Jourdain Society, Jim Whitaker, un collezionista di 78 anni che vive nello Yorkshire, e che possiede una piccola casa editrice che pubblica principalmente libri sugli uccelli. Whitaker iniziò a collezionare uova da bambino, alla fine della seconda guerra mondiale, quando lui e i suoi amici andavano in cerca di nidi di uccelli nelle spiagge «ancora ricoperte di filo spinato». Una delle componenti più affascinanti del collezionismo di uova, secondo Whitaker, è proprio il momento della ricerca e della raccolta, la difficoltà di raggiungere i posti dove gli uccelli nidificano (ogni collezionista che si rispetti deve essere un buon arrampicatore) e la pazienza nell’appostarsi anche molte ore in attesa che l’uccello abbandoni il nido.

Secondo Whitaker, il collezionismo di uova non comporta alcun vero rischio di estinzione per gli uccelli: solitamente i veri collezionisti (tra i quali Whitaker non include Gonshaw) raccolgono le uova nelle primissime fasi in cui vengono deposte – quando il loro contenuto è ancora liquido e il guscio meno duro – e portano via tutta la covata, non un uovo soltanto. Questo, sostiene Whitaker, spinge gli uccelli a deporre nuove uova: una cosa che si sente spesso dire dai collezionisti di uova è che in verità stanno rubando agli uccelli solo un po’ di tempo.

«Vorrei avere un dollaro per ogni volta che l’ho sentita dire», ha detto Shorrock al New Yorker, in totale disaccordo con Whitaker. «Quando un uccello perde la covata, solo poche specie depongono nuove uova, non le aquile reali e i falchi pescatori, per esempio», ha aggiunto Shorrock, «e comunque si tratta di una misura prevista dalla natura per rimediare alle perdite accidentali, non all’intervento criminale dell’uomo». Secondo Thomas, peraltro, molte specie di uccelli in via d’estinzione già devono difendersi da predatori come le gazze e i piccoli falchi, che possono attaccare i nidi e mangiare le uova: «l’ultima cosa di cui hanno bisogno questi uccelli sono i collezionisti».

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