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  • giovedì 1 Agosto 2013

La storia dell’operazione Tailwind

Uno dei più gravi errori nella storia del giornalismo americano, a cui si ispira la seconda stagione della serie tv The Newsroom

di Francesco Costa– @francescocosta

Richard Van Buskirk – uno dei soldati le cui testimonianze erano più usate nell’inchiesta, e che aveva detto di aver visto le persone vomitare dopo il lancio del gas – aveva detto anche di aver rimosso quella missione dalla sua memoria dopo pochi anni, grazie a un “risveglio religioso”, e di essersene ricordato solo quando i giornalisti di CNN erano andati a intervistarlo, 24 anni dopo. Lui raccontò loro la faccenda della memoria e del “risveglio religioso” ma i giornalisti non se ne fecero mettere in guardia e non ne diedero nemmeno conto durante l’inchiesta. Altri dissero che Van Buskirk aveva problemi mentali. Anche lui comunque ritrattò pochi giorni dopo la trasmissione.

Altri soldati intervistati nell’inchiesta dissero di aver ricevuto domande “trabocchetto” o ipotetiche, che le loro dichiarazioni erano state tagliate ad arte e che i giornalisti “continuavano a parlare di gas nervino nonostante io continuassi a parlare di gas lacrimogeni”. Alcuni notarono che un gas lacrimogeno molto potente può indurre i sintomi raccontati dai soldati – nausea, vomito, estrema debolezza – e che se fosse stato usato gas nervino anche i piloti degli aerei sarebbero stati equipaggiati con maschere antigas. Non le avevano, eppure non furono contaminati. Anche la questione dei disertori si dimostrò non adeguatamente sostenuta da prove, e anche in quel caso le testimonianze furono presentate malamente. Per esempio, un ex soldato disse ai giornalisti riguardo all’eventuale presenza di disertori: «Ci siamo imbattuti in persone con lineamenti occidentali, ma non so se fossero prigionieri o altro. Io non ne ho visti». La frase «io non ne ho visti» non fu trasmessa.

Secondo l’inchiesta interna della CNN i giornalisti erano stati in buona fede ma di fatto avevano – consapevolmente o no – distorto molti elementi della storia perché dessero ragione alla loro tesi, accogliendo alcune testimonianze e rifiutandone altre perché discordanti, non investigando i molti “campanelli d’allarme” che avrebbero dovuto far loro venire dei dubbi, mescolando domande precise e domande ipotetiche nelle loro interviste, dando per scontato l’utilizzo del gas nervino al punto da far venire dubbi su quanto accaduto agli ex soldati o convincerli che effettivamente era stato usato del gas nervino (in un caso dissero addirittura a un ex soldato che il suo comandante aveva mentito, quando gli aveva detto che si trattava di gas lacrimogeno). Diversi altri giornalisti della CNN dissero invece di aver fatto delle obiezioni allo stile dell’inchiesta prima che questa fosse trasmessa.

Chi erano gli autori dell’inchiesta
Il servizio di CNN era firmato da April Oliver, 36 anni, laureata a Princeton, e da Jack Smith, giornalista con vent’anni di esperienza. L’articolo sullo stesso tema pubblicato su Time era firmato da April Oliver e da Peter Arnett, corrispondente di CNN e premio Pulitzer nel 1966 per i suoi servizi dal Vietnam (in tutto il mondo Arnett era diventato molto familiare con i servizi della CNN dalla Guerra del Golfo). Pamela Hill, produttrice del programma “NewsStand”, si dimise. Oliver e Smith decisero di non dare le dimissioni e furono licenziati. Arnett sul momento ricevette solo un richiamo ufficiale dalla CNN ma fu licenziato nove mesi dopo. Diversi giornalisti protestarono per la mancata assunzione di responsabilità degli altri giornalisti che supervisionarono l’inchiesta e dei dirigenti dell’azienda. Tom Johnson, presidente di CNN, offrì le proprie dimissioni a Gerald Levin, capo di Time Warner, che le respinse.

April Oliver e Jack Smith hanno sempre difeso il loro lavoro e la tesi dell’inchiesta, dicendo che molte persone che avevano confermato la loro tesi cambiarono idea a causa di pressioni subite dal Pentagono (tutt’ora diversi gruppi di sostenitori di teorie del complotto danno loro ragione). Hanno detto di aver dovuto fare dei tagli e “semplificare” certi passaggi perché costretti a far stare tutto in un servizio lungo 18 minuti, e non nell’ora che avevano chiesto al network. Peter Arnett accettò invece i risultati dell’indagine interna di CNN e si difese dicendo di aver collaborato solo alla fase finale dell’inchiesta, conducendo un paio di interviste.

Sia Oliver che Smith fecero causa accusando la CNN di ingiusto licenziamento e diffamazione e in entrambi i casi non si arrivò a processo: il network preferì chiudere la questione con una transazione economica e un accordo di riservatezza. Oliver ottenne un milione di dollari, scrisse la stampa all’epoca, mentre la somma ottenuta da Smith non fu mai rivelata. CNN pagò milioni di dollari anche a soldati e militari che si considerarono diffamati dall’inchiesta di “NewsStand” per evitare processi delicati, lunghi e costosi.

Diversi ex soldati che parteciparono all’operazione Tailwind raccontarono poi la loro versione dei fatti in questo breve documentario, co-prodotto dallo studio legale che li rappresentò nelle cause che intentarono a CNN e Time.

foto: il generale John Singlaub, comandante dell’operazione Tailwind, durante una conferenza stampa sull’operazione Tailwind insieme al ministro della Difesa degli Stati Uniti, William Cohen, il 21 luglio 1997. (STEPHEN JAFFE/AFP/Getty Images)

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