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  • mercoledì 24 Luglio 2013

La notte del Gran Consiglio

Tra il 24 e il 25 luglio di 70 anni fa venne firmato l'ordine del giorno che portò alla fine del regime fascista e all'arresto di Mussolini

di Davide Maria De Luca – @DM_Deluca

Alle 23 la riunione era ancora in corso e venne decisa una pausa di mezz’ora. I gerarchi uscirono in un’anticamera dove, si racconta, mangiarono alcuni panini preparati in fretta, visto che nessuno aveva previsto che la riunione sarebbe durata così a lungo. La pausa durò 45 minuti. Grandi fece girare il suo ordine del giorno, che era già stato firmato da alcuni dei gerarchi più importanti, e riuscì a ottenere 20 firme su 28.

Al ritorno nella sala la riunione proseguì con diversi interventi. Il più importante fu quello del capo delle Camicie Nere che, secondo i presenti, pronunciò un discorso in cui sembrava voler minacciare chi si opponeva a Mussolini. Mussolini replicò a sua volta e quindi parlò il presidente del Partito Fascista, Scorza, che propose un terzo ordine del giorno in cui, invece che l’abbandono del potere, si chiedeva a Mussolini soltanto un rimpasto degli uomini al governo e di proseguire la guerra accanto alla Germania.

In passato le riunioni del Gran Consiglio si erano concluse quasi sempre in questo modo: dopo aver permesso ai vari membri di esporre i loro ordini del giorno, Mussolini ne preparava un altro, che sintetizzava i principali punti discussi e quindi lo metteva ai voti. Questo ordine del giorno di solito otteneva l’unanimità.

Quella sera molti si aspettavano che Mussolini facesse qualcosa di simile: riassumere in unico documento l’ordine del giorno di Grandi, che era molto critico, e quello più moderato di Scorza. In questo modo, probabilmente, Mussolini avrebbe ottenuto l’approvazione di un documento in cui gli veniva chiesto soltanto di fare qualche cambiamento nella classe dirigente del partito e all’interno del governo.

Alle 2 e 30, con grande sorpresa di quasi tutti quelli che lasciarono resoconti della riunione, Mussolini disse che era arrivata l’ora di concludere e stabilì che il primo documento che doveva essere votato era proprio quello di Grandi. Ci fu un solo astenuto, otto contrari e 19 voti a favore. Tra i firmatari del documento c’era anche Galeazzo Ciano, genero di Mussolini. Mussolini chiese chi avrebbe portato il documento al re e poi aggiunse: «Signori, con questo documento voi avete aperto la crisi del regime». Quando il segretario del partito Scorza gridò: «Saluto al Duce!», Mussolini rispose: «Ve ne dispenso».

Il colpo di stato
Il Gran Consiglio era un organo consultivo e non esprimeva pareri vincolanti. La mattina del 25 non venne nemmeno data la notizia della riunione. Secondo la gran parte delle testimonianze di quei giorni, tra cui quella dello stesso Mussolini e del suo segretario, il Duce non appariva troppo preoccupato per il voto della notte precedente. Uno dei firmatari dell’ordine del giorno gli aveva già comunicato la sua decisione di ritrattare il voto della sera prima e Mussolini, a quanto pare, pensava che gli altri avrebbero presto fatto lo stesso. Inoltre riteneva di poter rabbonire Grandi offrendogli il ministero degli Esteri. La mattina Mussolini chiese un’udienza al re, per riferirgli sull’esito della riunione.

Non sapeva che la notte precedente Grandi era andato direttamente da alcuni membri della corte per comunicargli che il Gran Consiglio lo aveva sfiduciato e che quel voto era ciò che il re stava aspettando. Mussolini si presentò nel pomeriggio del 25 a Villa Savoia. Parlò con il re per venti minuti ma di quel colloquio non sono rimaste trascrizioni o registrazioni. Stando a quanto raccontò lo stesso Mussolini, Vittorio Emanuele III gli comunicò che era sollevato dall’incarico di capo del governo e sostituito dal maresciallo Pietro Badoglio.

All’uscita dalla Villa lo aspettavano 50 carabinieri. Mussolini fu caricato su un’ambulanza e portato in una caserma di Roma. Secondo il racconto di Mussolini, l’ufficiale che lo arrestò gli disse che lo stavano portando in un luogo sicuro per proteggerlo da un complotto. All’una di notte Mussolini ricevette una lettera di Badoglio che gli assicurava che quelle misure di sicurezza erano solo per proteggerlo e che in realtà poteva andare dove preferiva.

In realtà Mussolini era prigioniero e il nuovo governo Badoglio, in pochi giorni, cancellò il regime e sciolse il Partito Fascista. Mussolini venne continuamente spostato in vari luoghi, fino a che non fu sistemato in un albergo a Campo Imperatore, sul Gran Sasso. L’8 settembre Badoglio annunciò che l’Italia aveva firmato l’armistizio con gli alleati. Il 12 settembre Mussolini fu liberato da un commando di paracadutisti tedeschi. Sei giorni dopo nacque la Repubblica di Salò.

La congiura del 24 luglio
Storici, politici ed avvocati hanno discusso a lungo per stabilire se quello che accadde il 24 luglio sia stato un colpo di stato, una congiura e se sia stato un gesto legale. Sulla legalità dell’Ordine del giorno Grandi, persino alcuni di coloro che lo firmarono scrissero che si era trattato di un documento incostituzionale. Altri, tra cui lo stesso Dino Grandi, sostennero invece che tutto ciò che era avvenuto nella notte tra il 24 e il 25 luglio era legale ed entro i limiti della Costituzione.

La questione del colpo di stato è legata a quella della legalità. Quasi tutti i firmatari dell’Ordine del giorno Grandi respinsero l’accusa di aver messo in atto un colpo di stato. Respinsero l’accusa anche coloro che dubitavano della legalità dell’ordine stesso. Mussolini, scrissero, conosceva i contenuti dell’Ordine del giorno sin dal 22 luglio e, mettendolo ai voti, gli aveva implicitamente dato un avallo legale.

I congiurati 
Nei giorni successivi al voto del Gran Consiglio del fascismo, gran parte dei firmatari dell’Ordine del giorno Grandi si nascose o fuggì da Roma. Alcuni si rifugiarono nelle ambasciate dei paesi neutrali, altri si nascosero in monasteri in mezzo alle montagne mentre altri ancora lasciarono l’Italia. In realtà per un mese intero nessuno dette loro la caccia. Le Camicie Nere reagirono praticamente senza violenza all’arresto di Mussolini e allo scioglimento del Partito Fascista.

Soltanto quando a settembre Badoglio annunciò l’armistizio e venne creata la Repubblica di Salò, con l’aiuto delle truppe tedesche già presenti in Italia, i firmatari dell’Ordine del giorno Grandi cominciarono a essere perseguitati. Molti però erano già fuggiti e soltanto sei di loro vennero arrestati. Tranne Tullio Cianetti, che aveva ritrattato il suo voto la mattina del 25 luglio, furono tutti condannati a morte nel corso del “processo di Verona”. La sentenza fu eseguita tramite fucilazione l’11 gennaio del 1944. Tra chi fu ucciso c’era anche Galeazzo Ciano, marito di Edda, la figlia primogenita di Mussolini.

Foto: una riunione del Gran Consiglio del Fascismo a Palazzo Venezia (AP Photo)

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