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  • lunedì 15 Luglio 2013

Il caso Shalabayeva, dall’inizio

I fatti, la versione del governo, le cose che non si sanno e le ultime novità

Secondo i giornali
Repubblica e il Corriere hanno pubblicato domenica due ricostruzioni di Carlo Bonini e Fiorenza Sarzanini che contraddicono la tesi ufficiale del governo. Entrambi i giornali sostengono di aver parlato con diversi membri del gabinetto e “dell’entourage” del ministro dell’Interno Alfano. Repubblica dice anche di aver esaminato dei documenti interni e le relazioni della polizia scritte pochi giorni dopo l’espulsione, e ha pubblicato una lista in cui riassume in 10 punti le molte cose da chiarire sul caso.

Secondo queste ricostruzioni il 28 maggio, il giorno prima dell’irruzione della DIGOS nella casa di Shalabayeva, c’è stato un incontro tra il capo di gabinetto del ministro Alfano, Giuseppe Procaccini, e l’ambasciatore del Kazakistan in Italia, dopo che questi aveva provato ad ottenere un appuntamento con lo stesso Alfano. L’ambasciatore avrebbe fatto pressioni per fare arrestare Ablyazov, che secondo lui si trovava a Roma in quel momento.

Repubblica, che riporta più dettagli sull’incontro, sostiene che i due diplomatici abbiano mostrato a Procaccini e ad altri funzionari di polizia le prove, raccolte da un’agenzia investigativa di nome “Syra”, che Ablyazov si trovasse in un’abitazione alla periferia di Roma. I due giornali concordano che Ablyazov venne definito “armato e pericoloso” – uno dei motivi per cui l’irruzione venne compiuta da ben 50 agenti.

Le ricostruzioni dei giornali si discostano leggermente sui vari funzionari che hanno partecipato all’incontro e sui loro ruoli nell’organizzare l’irruzione. Entrambi scrivono che dopo aver ricevuto i due diplomatici kazaki, il capo di gabinetto Procaccini ha passato la pratica alla polizia che avrebbe dovuto occuparsi di arrestare Ablyazov. Le fonti dei due giornali affermano che Procaccini non avvertì Alfano dell’incontro e del suo contenuto – anche se non spiegano perché, visto che stando al loro racconto, i diplomatici kazaki avevano inizialmente chiesto di incontrare proprio il ministro.

Il fax al ministero degli Esteri
Un altro aspetto della vicenda di cui si era parlato e che resta poco chiaro è quello del fax inviato dalla polizia al ministero degli Esteri poco dopo l’irruzione a casa di Shalabayeva. Durante l’arresto, secondo alcune ricostruzioni, Shalabayava ha dichiarato di godere dell’immunità diplomatica. Per verificarlo, la polizia ha inviato un fax all’ufficio del Cerimoniale del ministero degli Esteri, che ha risposto negativamente. L’esistenza di questo fax avrebbe reso impossibile sostenere la tesi che il ministero degli Esteri non fosse a conoscenza dell’espulsione. Le fonti del ministero hanno confermato l’esistenza del fax, ma hanno anche precisato che era impossibile fare un collegamento con Ablyazov partendo da una richiesta in cui si usava il nome della moglie da nubile.

L’indagine
Al momento è in corso un’indagine interna da parte del capo della polizia Alessandro Pansa e questa settimana il ministro Alfano dovrà riferire in Parlamento sul caso. Il dossier dovrà ricostruire la vicenda per capire come sia stato possibile che i vertici della polizia si siano attivati in un’operazione così complessa per arrestare Mukhtar Ablyamov e per espellere la moglie senza che il ministro Alfano ne fosse informato.

Le persone con le quali Pansa dovrà riesaminare i fatti sono: Alessandro Marangoni, che per più di un mese dopo la morte di Antonio Manganelli ha svolto le funzioni di capo della polizia; Renato Cortese, capo della Squadra Mobile di Roma che con Fulvio della Rocca, questore di Roma, ha incontrato i diplomatici kazaki prima che si decidesse l’irruzione nella villa di Casal Palocco; Maurizio Improta, capo dell’ufficio immigrazione della Questura di Roma che il 30 maggio ha ricevuto la pratica sull’espulsione di Alma; Giuseppe Pecoraro, prefetto di Roma che ha materialmente firmato il provvedimento di espulsione; Giuseppe Procaccini, capo di gabinetto del Viminale che il 28 maggio ha ricevuto l’ambasciatore kazako Andrian Yelemessov, il quale gli ha riferito della presenza di Ablyazov a Roma.

Nazarbaev in Sardegna
Sui principali quotidiani di oggi si cita il fatto che durante i giorni dell’arresto e dell’espulsione di Alma e Alua Shalabayeva il presidente del Kazakistan Nursultan Nazarbaev fosse in vacanza in Sardegna, a sud di Olbia, in una villa del comprensorio H2O, «di proprietà di un uomo da sempre vicino a Silvio Berlusconi, il commercialista milanese Ezio Maria Simonelli. Studio in centro a Milano, una lenzuolata di cariche alla Bocconi, ma soprattutto nelle società del gruppo Fininvest (è anche nel collegio sindacale della Mondadori)».

Oggi, l’Unione sarda, citando «pochi testimoni che hanno chiesto l’assoluta garanzia di non rivelare i loro nomi» ha pubblicato in esclusiva la notizia che sabato 6 luglio Silvio Berlusconi avrebbe incontrato Nursultan Nazarbayev durante la sua vacanza per una cena.

L’Italia e il Kazakistan
Il Kazakistan è uno stato dell’ex Unione Sovietica che si affaccia sul Mar Caspio. Nel dicembre del 1991 dichiarò la sua indipendenza e da allora, l’uomo politico che ha occupato la scena è Nursultan Nazarbayev, attuale presidente, che nel 2007 ha ottenuto in Parlamento la possibilità di candidarsi per un numero illimitato di mandati. La principale ricchezza del paese sono le risorse minerarie di gas, petrolio, carbone e uranio. Gli interessi dell’Italia in Kazakistan e le intense relazioni commerciali tra i due paesi sono proprio legate a questi giacimenti. L’Italia è uno dei principali investitori del mondo in Kazakistan dopo Usa, Olanda e Gran Bretagna. Il maggior interesse italiano nel paese è la partecipazione del 20 per cento di Eni nello sfruttamento del grande giacimento di gas nel Mar Caspio, ma ci sono almeno una cinquantina di altre grandi e medie imprese che lavorano nell’indotto: ferrovie, strade, sviluppo immobiliare.

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