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  • venerdì 12 Luglio 2013

È lui lo “strangolatore di Boston”?

Le indagini su uno dei serial killer americani più famosi, che ha ispirato film, romanzi e canzoni dei Rolling Stones, sono arrivate a una svolta dopo 50 anni

La vicenda ispirò numerosi romanzi e film – il primo nel 1968, The Boston Strangler, con Tony Curtis e Henry Fonda – e i Rolling Stones ci fecero riferimento in una loro canzone del 1969, “Midnight Rambler”. Sono stati pubblicati anche parecchi libri, fino a pochi anni fa, da parte di esperti e appassionati del caso che hanno esposto le proprie teorie sull’identità dell’assassino e hanno valutato la confessione di DeSalvo, solitamente senza accettarla come veritiera e indicando piuttosto altre persone.

A partire dal 1963 diverse persone vennero di volta in volta indicate come sospette per gli omicidi dalla polizia e dalla stampa – solitamente persone arrestate per omicidi simili a Boston o altrove – mentre rimase sempre il dubbio che i colpevoli fossero più di uno. A un certo punto la polizia pensò che il colpevole dovesse essere un omosessuale – in quanto “sessualmente deviato” – e fece una serie di retate in locali gay della città.

Nel 1965 il 32enne Albert DeSalvo, che aveva una lunga serie di precedenti per rapina e reati minorili, fu arrestato per una serie di stupri. Mentre si trovava sotto processo, DeSalvo disse di essere lo strangolatore di Boston. La polizia fece alcuni controlli, trovò diverse cose che non tornavano e concluse che nel periodo degli omicidi l’uomo si trovava in carcere. Lo stesso DeSalvo più tardi ritrattò la sua confessione, mentre il processo per gli stupri e una breve evasione nel febbraio del 1967 causarono la sua condanna all’ergastolo. DeSalvo fu ucciso nel sonno mentre era detenuto nella prigione di Walpole, nel novembre 1973.

Nel frattempo le indagini sul caso non si arrestarono mai del tutto. Venticinque anni dopo la morte di DeSalvo un investigatore del laboratorio della polizia di Boston, Don Hayes, trovò un lenzuolo non ancora esaminato tra il materiale raccolto nell’appartamento di Mary Sullivan nel 1964. I tentativi di Hayes di recuperare DNA utilizzabile per le analisi si rivelarono inutili, ma i campioni furono conservati sperando in un futuro miglioramento della tecnologia.

Nell’autunno dello scorso anno quei campioni furono inviati a due laboratori privati per un nuovo tentativo e si riuscì a identificare il DNA di un uomo. Il problema diventava quindi capire chi fosse quell’uomo. DeSalvo, il principale sospettato, non c’era più, ma c’erano i suoi discendenti: il New York Times scrive che gli investigatori di Boston hanno seguito un nipote di DeSalvo e hanno recuperato una bottiglia d’acqua che aveva usato e buttato via. L’esame del materiale genetico recuperato dalla bottiglia ha permesso di dire che quasi certamente il DNA sul lenzuolo e sul corpo di Sullivan apparteneva a DeSalvo. Un giudice di Boston ha già permesso la riesumazione dei resti di Albert DeSalvo per un confronto definitivo e il procedimento potrebbe concludersi già la prossima settimana.

Foto: Albert DeSalvo nel 1967. (AP Photo)

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