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  • martedì 9 Luglio 2013

Jeff Bauman, dopo le bombe

La vita del ragazzo della foto simbolo dell'attentato alla maratona di Boston, tre mesi dopo (e la storia pazzesca dell'uomo che lo ha salvato)

di Francesco Costa – @francescocosta

Jeff e Carlos
Il 15 aprile 2013 Carlos Arredondo era alla maratona di Boston. Distribuiva bandiere americane in ricordo di suo figlio e di tutti i militari americani morti in guerra: una cosa che faceva spesso durante eventi grandi e affollati come quello. Quando scoppiò la prima bomba, quella su Boylston Street proprio all’altezza del traguardo, mentre moltissimi scappavano Arredondo fu tra i pochi a correre nella direzione opposta. Si vede in molte immagini immediatamente successive all’esplosione – il cappello da cowboy aiuta a identificarlo – e lo si riconosce anche nel video più visto dell’esplosione, a partire dal minuto 1:54.

Carlos Arredondo vide Jeff Bauman a terra, lo raggiunse, urlò chiedendo aiuto, arrivò poco dopo una donna con una sedia a rotelle. Arredondo mise Bauman sulla carrozzina e insieme alla donna iniziarono a correre verso l’ambulanza. Poco dopo il pezzo di stoffa che rallentava la perdita di sangue dalla gamba destra di Bauman si impigliò nelle ruote. Se ne accorse un poliziotto a cui passarono accanto, e il poliziotto iniziò a correre con loro tenendo premuta la sua mano sulla gamba destra. Bauman stesso teneva con le mani quello che restava nella gamba sinistra. Arredondo mentre corre stringe in mano quella che sembra essere l’arteria femorale di Bauman.

In quel momento Charles Krupa di Associated Press scatta la foto che tutti abbiamo visto. L’immagine, nella versione in cui la conosciamo, è tagliata. Lo scatto originale mostra brandelli di tessuti e ossa penzolare da quello che rimane delle gambe di Jeff Bauman.

Bauman

I quattro arrivarono nei pressi di una tenda allestita come pronto soccorso. Di lì a poco un’ambulanza portò Bauman in ospedale – i soccorsi furono efficaci e rapidissimi, e non solo in questo caso: è uno dei motivi per cui due forti esplosioni in un’area così affollata hanno ucciso “solo” tre persone. Bauman racconta di aver iniziato a sentire dolore appena salito sull’ambulanza, mentre una donna gli faceva domande principalmente per tenerlo sveglio e cosciente. Bauman si accorse inoltre che non sentiva quasi niente. Il suo timpano destro era stato distrutto dall’esplosione, quello sinistro aveva un buco considerevole.

Tim Rohan, sul New York Times, ha raccontato quello che è successo dopo.

Gambe che ci sono, gambe che non ci sono
Il giorno delle bombe Bauman fu sottoposto a un’operazione lunga due ore, per separare i tessuti recuperabili da quelli irrecuperabili. Appena sveglio chiese carta e penna e scrisse in un biglietto:

“bag, saw the guy, looked right at me”

“zaino, ho visto il tizio, mi ha guardato”

Successivamente rese una descrizione più completa agli agenti dell’FBI, che gli mostrarono le foto dei sospettati chiedendogli conferme prima di diffonderle pubblicamente.

Due giorni dopo gli furono amputate entrambe le gambe sopra il ginocchio. Fu dimesso dall’ospedale quattro settimane dopo. Poco dopo gli tolsero i punti di sutura, 25 dalla gamba sinistra e 24 dalla destra: un’operazione piuttosto dolorosa. Continua a sentire poco – è come se qualcuno gli tenesse sempre tappate le orecchie con le mani, dice – ma non vuole sottoporsi a un quarto intervento chirurgico, come i medici gli hanno consigliato per tentare di recuperare un po’ del suo udito.

Dorme poco e male, a causa del dolore: gli fa male quello che resta delle sue gambe ma soprattutto quello che non c’è più, per via di un fenomeno molto comune tra chi subisce amputazioni agli arti, la sindrome dell’arto fantasma. La sua schiena si sta ancora riprendendo dalle ustioni. Spesso si sveglia di cattivo umore. Passa le giornate principalmente a casa dai suoi, a guardare la tv o in compagnia dei tantissimi che vanno a trovarlo, o in un centro medico specializzato, dove parla con uno psicologo di tanto in tanto, fa fisioterapia per migliorare i movimenti delle gambe ed esercizi per rafforzare le braccia. Avere braccia forti gli serve parecchio: i suoi movimenti ormai sono condizionati dalla sua capacità di spingere la carrozzina e sollevare il suo corpo per spostarsi da un posto all’altro, da una sedia al letto, dal letto alla carrozzina, dalla carrozzina al bagno. Bauman prende molti farmaci e antidolorifici: ogni giorno almeno 1200 milligrammi di gabapentin (per il dolore alle gambe che non ha), 1000 milligrammi di parecetamolo e 5 milligrammi di ossicodone. Se il dolore non va via, prende altro ossicodone.

Riesce a fare una doccia solo poche volte ogni settimana, a causa della difficoltà dell’intera operazione: anche in ospedale “la sua stanza ha il suo odore”, scrive Rohan. La sua fidanzata, Erin Hurley, lo raggiunge ogni pomeriggio quando finisce di lavorare e spesso si ferma a dormire. Stanno insieme da un anno. Sua madre fa la cameriera e non va molto d’accordo con suo padre, con cui ha divorziato quando Jeff Bauman era bambino. I suoi amici più stretti di solito vanno a trovarlo a casa, giocano con lui ai videogiochi, suonano la chitarra. Molti indossano braccialetti con scritto sopra “Bauman Strong”. Capita che Bauman stesso scherzi sulle sue gambe, anche per mettere a suo agio chi ha davanti, ma soffre il fatto di non poter sfuggire alla pietà di queste persone: come se le bombe avessero in qualche modo interrotto le loro relazioni e dopo ne siano cominciate delle altre, nuove e un po’ diverse. A volte si sente confinato a letto o sulla carrozzina, “in mostra”, stanco e vulnerabile.

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