La storia di Eben Alexander, smontata

L'esperienza di "pre-morte" e visione del paradiso raccontata in un libro che sta vendendo milioni di copie è accusata di falso da un'inchiesta di Esquire

Il tempo e lo spazio in quel luogo erano differenti, racconta Alexander nel libro, e al di sopra di quell’ambiente (o sotto, o di lato, non ha saputo dirlo con precisione) c’era un immenso spazio nero illuminato da un’unica luce, una entità che lui ha definito «Dio». Questa entità, secondo Alexander, gli donò una completa consapevolezza, e lo incaricò implicitamente di tornare nel mondo tangibile e di annunciare la presenza di quella realtà.

Si svegliò domenica 17 novembre 2008, ed era guarito; poco alla volta riprese le funzioni vitali di una persona normale, e venne dimesso. Una volta tornato a casa, stando al suo racconto, passava le notti insonne, ripensando all’esperienza vissuta durante il coma; a un certo punto decise di farne un libro, e cominciò a scrivere. Nel frattempo era ripreso il processo in cui era stato citato dal paziente a cui operò le vertebre sbagliate, nel quale Alexander fu convinto dai suoi avvocati a patteggiare. In seguito patteggiò un’altra causa simile, e – spiega Dittrich – divenne uno dei due medici dello stato della Virginia ad aver subìto cinque cause civili per negligenza negli ultimi dieci anni; nessuno all’epoca ne aveva ricevute di più.

Nel 2012 l’editore Simon & Schuster gli comprò il manoscritto e glielo pubblicò: ebbe un successo pazzesco, e finora ha venduto circa due milioni di copie. Alcuni scienziati sulle prime le criticarono per la poca scientificità del racconto e lo accusarono di «non capire nulla di neurochirurgia». Nessuno però, prima dell’articolo di Esquire, aveva ricostruito la sua dubbia attendibilità indagando sulla sua carriera prima della malattia e messo insieme le diverse incongruenze nel suo racconto.

La testimonianza più importante, che contraddice molte delle spiegazioni di Alexander, secondo cui cioè i collegamenti all’interno del proprio cervello «si erano completamente interrotti», è quella della dottoressa Laura Potter, che ha così risposto a una domanda di Dittrich:

Lo stato in cui era Alexander quando provaste a sospendere il coma farmacologico, durante il primo giorno di cure, può essere definito cosciente?

Sì, cosciente ma in stato allucinatorio.

Il 12 dicembre 2012 la rivista americana Atlantic aveva pubblicato un articolo di Oliver Sacks, il famoso neurochirurgo inglese, che fornisce una possibile spiegazione di quanto accadde a Alexander, aggiungendo inoltre che «è curioso che [Alexander] non consideri la spiegazione più ovvia, ma che insista con quella sovrannaturale». Secondo Sacks spesso le allucinazioni sembrano così reali perchè «attivano le stesse aree cerebrali che vengono stimolate dalle percezioni tangibili. L’ipotesi più plausibile, nel caso del dottor Alexander, è che la sua esperienza pre-morte sia avvenuta non durante lo stato di coma, ma quando si stava risvegliando da esso, cioè mentre la sua corteccia cerebrale stava tornando a funzionare».

Inoltre, secondo Dittrich, Alexander ha mentito anche su molti aneddoti laterali della vicenda; ha scritto che poco dopo essere uscito dalla sala delle urgenze dell’ospedale – e prima di cadere in coma – urlò «Dio, aiutami!», ma per la dottoressa Potter non è possibile, poiché era stato intubato prima di uscire dalla sala, e inoltre lei stessa non ricorda nessun fatto del genere. Nel libro inoltre Alexander racconta che durante la settimana in cui fu in coma piovve in continuazione, e che, poco prima di svegliarsi, fuori dalla finestra della sua camera apparve un arcobaleno. Dittrich ha chiesto a un meteorologo locale se questo fosse possibile, tenendo in considerazione le condizioni climatiche di quei giorni, e quello gli ha risposto di no.

Alexander non opera più dal 2007, ma si considera tuttora un «guaritore»: non ha commentato su Twitter l’articolo, dopo la sua pubblicazione, ma in seguito ha detto che lo ha trovato «cinico» e «eccessivamente selettivo».

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