I conti dell’onorevole Scalfarotto

Che li elenca e spiega, stipendio, spese e anacronismi parlamentari

di Ivan Scalfarotto - @ivanscalfarotto

Settima annotazione. Cerco di andare in Puglia, in particolare a Foggia, quanto più spesso è possibile: sono stato eletto lì e mi sembra doveroso tenere un contatto con quel territorio. La maggior parte delle volte che vado in Puglia, ci vado con Alberto perché io non guido e lui mi aiuta a massimizzare il tempo, consentendomi di partecipare a più riunioni a ogni visita in modo che non sarebbe possibile utilizzando i trasporti pubblici. Quando ci andiamo i costi sono i seguenti: aereo o treno per lui (io, in quanto parlamentare, non pago), macchina da noleggiare e benzina, albergo per entrambi, di regola c’è anche almeno un pasto per entrambi. A spanne, sono circa 500 euro se andiamo in due, circa 200 se ci vado da solo. Per il prossimo resoconto trimestrale, conto di avere una carta di credito ad hoc per documentare queste spese in modo più preciso.

Ottavo: ho scoperto a un certo punto che ho bisogno di un addetto stampa. Se lavori anche tanto ma non lo fai sapere, è come non lavorare. Ho chiesto dunque a una mia amica che fa molto bene questo mestiere – che mi ha fatto un prezzo di strafavore – se mi può dare una mano. Andranno via 1000 euro + IVA al mese.

Nona postilla. Non ho indicato spese di taxi (per esempio: da e per Fiumicino, sono 50 euro a tratta) e di telefono perché ci vengono forfettariamente rimborsate con una somma specifica in busta paga, indipendentemente dalla spesa effettiva.

La conclusione è che per tre mesi e mezzo di lavoro (dal 15 marzo al 30 giugno 2013) la parte di stipendio che mi è rimasta disponibile per spese personali e per mandare avanti, insieme al mio compagno, casa e famiglia, è stata di 7.589 euro. Divisi per 3.5 mesi, fanno un totale di 2.168 euro al mese netti.

Note a margine e a commento. Preferirei che la Camera mi desse meno soldi e più servizi. Che non mi costringesse a pagare Alberto di tasca mia, ma che fosse assunto dall’istituzione che ha già un’amministrazione del personale e che quindi non dovrebbe avere grandi problemi ad aggiungere tutti gli assistenti dei parlamentari sul proprio “payroll”. Questo, peraltro, uniformerebbe i trattamenti dei collaboratori e garantirebbe la regolarità dei rapporti di lavoro. Insomma, non è un caso che quando facevo il dirigente mai mi sia capitato che un’azienda mi dicesse: “Ecco la sua segretaria. Bene, ora se la assuma”.

Preferirei che non mi dessero rimborsi di taxi e telefono a forfait, ma che mi dessero un telefono aziendale. Questo succede, con grandi risparmi, in tutte le aziende del mondo in cui i dipendenti devono fare un uso estensivo del telefono: si fa una bella convenzione con un operatore ottenendo sconti sostanziosi sui grandi numeri di abbonamenti che nessuno di noi come singolo cliente è in grado di ottenere. Vorrei poi che mi rimborsassero taxi, alberghi e ristoranti a piè di lista (invece che a forfait) tutte le volte che viaggio per lavoro. Il forfait incoraggia a non spendere, e invece noi dobbiamo viaggiare per fare bene il nostro lavoro.

In ultimo, rinuncerei anche a delle comodità un po’ anacronistiche come il barbiere e il ristorante che abbiamo alla Camera (molto utili, dato che spesso non abbiamo un minuto tra una seduta di aula e una di commissione) ma che mi dessero un ufficio, che quello sì mi serve per lavorare. In questo momento me ne è stato assegnato uno, piccolo, ma è in condivisione col mio amatissimo collega Davide Faraone. Ci stiamo dentro in 4: lui, io e i nostri due collaboratori. Conclusione, ho dovuto fare un’intervista radiofonica alla BBC in un corridoio, perché non ho un ufficio per ricevere un corrispondente estero. E se abbiamo una telefonata riservata, si va a finire di nuovo in corridoio.

Semplicemente, insomma, mi piacerebbe molto che la Camera dei deputati mi mettesse in condizione di lavorare bene. Che mi dicesse una volta e per tutte quanto guadagno, quanto vale il mio lavoro, quanto resta a me. Che invece di versarmi 12 mila euro al mese, che poi devo spendere in mille rivoli – perdendo pure delle mezze ore al computer per fare dieci bonifici a ogni fine mese – mi desse semplicemente uno stipendio e tutti i servizi che mi servono. Un ufficio non in condominio, un assistente parlamentare assunto dalla Camera, un telefono, la possibilità di spostarmi e di comunicare ai miei concittadini cosa sto provando a fare in questo ruolo, insieme ai miei colleghi, per il Paese e per il suo futuro.

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