L’uomo che ha inventato IKEA

La storia di Ingvar Kamprad, che dopo 40 anni tornerà ad abitare in Svezia: era andato via per le troppe tasse (e cosa c'entra il nazismo, e che vuol dire IKEA)

Nel 1994 il quotidiano svedese Expressen pubblicò la notizia che, negli archivi di un militante neofascista, c’erano le prove dell’adesione di Kamprad al Nuovo Movimento Svedese, un gruppo neofascista e antisemita, tra il 1945 e gli anni Cinquanta. Kamprad mandò una lettera a 25 mila dipendenti del gruppo IKEA in tutto il mondo dicendo che il suo coinvolgimento nelle attività dei gruppi di Engdahl era stato un errore di gioventù: “una parte della mia vita di cui mi pento amaramente”, scrisse. Le idee filonaziste avevano qualcosa a che fare con il suo passato. Il nonno di Kamprad era di lingua tedesca e proveniva dai Sudeti, trasferendosi in Svezia alla fine dell’Ottocento: quando Hitler aveva occupato la regione nel nord della Cecoslovacchia, prima della Seconda Guerra Mondiale, la famiglia di Kamprad l’aveva vista come una liberazione.

Un’altra vicenda controversa in cui fu coinvolta l’azienda è di pochi mesi fa: un’indagine interna confermò le accuse contenute in un documentario svedese, secondo cui alcuni fornitori di IKEA in Germania Est e in Polonia a partire dagli anni Sessanta avevano sfruttato il lavoro forzato di prigionieri politici. La società pubblicò un comunicato di scuse ufficiali.

La filosofia di Kamprad
Forbes stima la fortuna personale di Kamprad in 3,3 miliardi di dollari (2,5 miliardi di euro), il che ne fa uno degli uomini più ricchi d’Europa. Altre classifiche lo mettono ai primi posti nella classifica mondiale considerandolo proprietario di tutta la società, idea che IKEA rifiuta. Ma il fondatore di IKEA è noto anche per la sua immagine di persona estremamente parsimoniosa – ha ammesso di essere “un po’ avaro” con il denaro – e totalmente dedicata alla sua società.

Tra i molti aneddoti su di lui, c’è il fatto che guida una Volvo 240 GL del 1993, oltre al fatto che indossa molto raramente un abito, mangia in ristoranti economici, non viaggia in prima classe. Lui stesso si è vantato di non essere più andato dal suo solito barbiere, dopo molti anni, perché ne aveva trovato un altro più economico, e una volta arrivò a una serata in cui doveva ritirare un premio in autobus e la sicurezza non lo voleva fare entrare.

È una questione di “buona leadership”, ha spiegato: se deve chiedere ai suoi dipendenti la massima attenzione a evitare gli sprechi e il massimo risparmio, sostiene, lui stesso deve essere il primo a dare l’esempio. «Se cominciassi a comprare cose lussuose, non farei altro che incitare gli altri a fare lo stesso. È importante che i leader diano un esempio. Sto attento alle spese che faccio per me e mi chiedo se i clienti di IKEA se le possano permettere». Questa filosofia emerge bene anche dalla quantità di massime con risvolti etici o sociali che sono contenute nella “Guida del venditore di mobili”, opera dello stesso Kamprad. Tra le massime ci sono “Lo spreco di risorse è un peccato mortale a IKEA”, “La felicità non è raggiungere un obiettivo ma essere sulla strada per farlo” e “Solo mentre si dorme non si fanno errori”.

Foto: STR/AFP/Getty Images

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