Tutte le novità sul caso PRISM

Le cose da sapere se eravate distratti nel weekend: sappiamo chi è la fonte dei documenti e sappiamo di qualche frettolosa iniziale imprecisione della stampa

Google e gli altri collaboravano?
Continua a essere una delle domande più difficili cui dare risposta sul caso PRISM. Negli ultimi giorni buona parte delle società coinvolte hanno diffuso comunicati per smentire di avere dato alla NSA l’accesso diretto ai loro server, e quindi alla loro enorme mole di dati sulle attività dei loro utenti. Il CEO di Google, Larry Page, e quello di Facebook, hanno respinto in prima persona ogni accusa indirizzata alle loro società, chiedendo comunque al governo statunitense più trasparenza.

Nessuna azienda coinvolta ha però dato, fino a ora, dettagli chiari e concreti sul proprio grado di partecipazione alle attività della NSA. Dicono di non avere collaborato “direttamente” con l’Agenzia, ma non hanno dato informazioni sul loro lavoro “indiretto” e sui limiti che si sono poste. E la cosa sta facendo molto discutere, soprattutto nella Silicon Valley, in California, dove sono nate alcune delle più importanti società informatiche del mondo e dove ci sono migliaia di startup, che considerano la trasparenza e la libertà della Rete un elemento essenziale per il successo delle loro attività.

Boundless Informant
Domenica 9 giugno, il Guardian ha pubblicato un’altra inchiesta esclusiva rivelando l’esistenza di Boundless Informant (letteralmente “Informatore senza limiti”), uno strumento informatico utilizzato dalla NSA per tenere traccia delle comunicazioni online.

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Il sistema, in questo caso, non ha accesso ai contenuti delle comunicazioni – come messaggi e email – ma tiene solamente traccia della loro quantità e circolazione online (metadata). Boundless Informant viene utilizzato per sapere quasi istantaneamente che tipo di informazioni possono essere sfruttate per indagini di intelligence in un dato paese. L’enorme quantità di dati che registra può essere usata per identificare andamenti e particolari picchi nelle comunicazioni. Sistemi accurati di analisi dei metadata, hanno spiegato nei giorni scorsi diversi esperti, possono fornire molte più informazioni sugli individui che comunicano tra loro rispetto ai contenuti stessi dei loro messaggi.

Un po’ di inesattezze
Molti osservatori ritengono che il Guardian e il Washington Post abbiano fatto troppo affidamento sul documento riservato della NSA, che spiegava – attraverso una serie di slide molto schematiche – il funzionamento di PRISM. Nei loro primi articoli è stato scritto che la NSA ha avuto per almeno sei anni un accesso diretto ai server contenenti dati di milioni di persone, iscritte ai servizi online di Google, Facebook, Skype e altre società informatiche. In seguito alle numerose smentite delle società coinvolte e ad alcune informazioni date dall’NSA, si è capito che le cose erano meno nette e più sfumate, cosa che ha spinto soprattutto il Washington Post a ritrattare su alcuni importanti dettagli.

La prima versione del suo articolo con lo scoop su PRISM, per esempio, diceva che le società di Internet “partecipano consapevolmente” al progetto. Alcune ore dopo l’articolo è stato modificato con una frase molto più cauta, in cui si dice che delle società di Internet “la cooperazione è essenziale per le attività di PRISM”. Diverse altre frasi dell’articolo sono state attenuate e sfumate rispetto all’originale, ma senza dare alcuna indicazione sulle modifiche, a parte un cambiamento nell’orario di pubblicazione online del pezzo, che intanto aveva già fatto il giro del mondo.

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