• Mondo
  • venerdì 7 Giugno 2013

Chris Kyle, tiratore scelto

La storia pazzesca del più infallibile cecchino americano, dei drammi dei veterani di guerra, della questione delle armi negli Stati Uniti

di Antonio Russo – @ilmondosommerso

Le strutture del Dipartimento degli Affari dei Veterani
La qualità dei centri di assistenza per i veterani non è la stessa in tutti gli Stati Uniti: nel 2004 l’ispettore generale degli Affari dei Veterani disse che le strutture di Dallas erano le peggiori della nazione. Più in generale, a tutte le strutture viene rimproverata soprattutto la lentezza nelle diagnosi di PTSD, che sono necessarie per garantire ai pazienti la copertura dei costi medici a carico dello Stato (i pazienti molto spesso non possono permetterseli).

La madre di Routh chiese aiuto a Chris Kyle quando si rese conto che il centro medico non avrebbe più ricoverato suo figlio Eddie, non ritenendola una misura necessaria nel suo caso. Jodi spiegò a Kyle i guai di Eddie con il PTSD, l’inutilità delle medicine e i problemi con il centro medico degli Affari dei Veterani (a cui Kyle, avendo un’assicurazione sanitaria, non aveva mai dovuto ricorrere). Kyle le disse che avrebbe portato volentieri Eddie a pesca, a caccia o al poligono di tiro con sé, e che avrebbe fatto di tutto per aiutarlo, senza ancora conoscerlo.

L’incontro tra Kyle e Routh
Il 2 febbraio 2013, dopo aver assistito con la moglie a una partita di calcetto del figlio, Kyle e un amico, Chad Littlefield, si avviarono con il pick-up di Kyle verso Lancaster, per passare a prendere Routh e andare tutti e tre al poligono di tiro all’aperto giù a Rough Creek Lodge, un resort a 150 chilometri da Dallas. Kyle era un amico dei proprietari: aveva lavorato alla progettazione di quel poligono di tiro, e poteva utilizzarlo quanto e quando voleva. Il resort si estende in un’area di 50 chilometri quadrati, in gran parte occupati dal poligono di tiro e dal terreno di caccia, recintati per evitare che i clienti che utilizzano i campi da golf possano avvicinarsi troppo.

Intorno alle tre del pomeriggio Kyle, Littlefield e Routh arrivarono al resort: Kyle e Littlefield scesero dal pick-up per registrarsi alla reception e impegnare il poligono fino alle quattro, poi tornarono in macchina. Un impiegato aprì il cancello della struttura e – percorrendo una strada sterrata lunga circa 3 chilometri – Kyle, Littlefield e Routh raggiunsero la piattaforma di tiro, dove issarono la bandiera rossa (che segnala attività in corso).

Intorno alle quattro e cinquanta – quasi un’ora oltre la scadenza della prenotazione di Kyle e Littlefield – un dipendente del resort notò che la bandiera rossa era ancora issata, quindi raggiunse la piattaforma in macchina: non ci trovò il pick-up di Kyle e si accorse che le mitragliatrici M2 erano ancora cariche e puntate verso i bersagli, pronte per sparare. Da lontano gli sembrò di scorgere anche un sacco sul terreno, non troppo distante dalla piattaforma. Ma si avvicinò e si rese conto che era un corpo: il cadavere di Chad Littlefield, disteso sulla schiena, con diversi colpi di arma da fuoco sul petto e la pistola ancora infilata nei jeans. A diversi metri di distanza da lui c’era Chris Kyle, disteso con la faccia a terra, colpito alla schiena e alla nuca: la sua pistola era sulla sabbia, a portata di mano. Il dipendente del resort chiamò il 911, e in attesa dei soccorsi tentò inutilmente una rianimazione cardiopolmonare su Kyle, che era già morto. Chris Kyle aveva 38 anni, Littlefield 35.

La sorella di Routh, Laura, ricevette intorno alle cinque una telefonata dal fratello, che le disse di aver rotto con la sua fidanzata. Venti minuti più tardi Routh si presentò a casa di Laura, entrò e tra altre cose confuse le disse di essersi «venduto l’anima» per un nuovo pick-up, e poi aggiunse: «siamo andati al poligono, li ho uccisi». «Chi?», gli chiese Laura. «Chris e il suo amico», rispose Routh, dicendo che non poteva fidarsi di loro, e che li aveva uccisi prima che loro potessero uccidere lui. Laura non capiva di cosa gli stesse parlando ma – poiché il resto dei suoi discorsi era privo di senso – non credeva che dicesse sul serio. Ma quando tornarono sulla porta di casa Laura trovò parcheggiato lì davanti un pick-up nero, una Ford F-350 di cui Routh “non si sarebbe mai potuto permettere neppure le ruote”.

Routh disse di avere ancora in macchina l’arma del delitto e cercò di mostrarla a Gaines, il marito di Laura, ma Laura e Gaines – spaventati – lo fermarono, e cercarono di convincerlo a costituirsi. Routh andò via, Laura telefonò alla polizia e riferì le cose che aveva appena ascoltato dal fratello. Due agenti attendevano Routh a casa dei suoi – che erano fuori città – quando alle otto di sera lui arrivò a bordo del pick-up: gli agenti gli si avvicinarono e iniziarono a parlarci, poi Routh ripartì di corsa. Nella ripartenza travolse una macchina parcheggiata e danneggiò la coppa dell’olio del pick-up, che si fermò dopo un breve inseguimento, col motore in panne: Routh fu arrestato e portato alla stazione di polizia, dove confessò di aver ucciso Kyle e Littlefield.

Il funerale di Kyle e la lobby delle armi
Il funerale di Chris Kyle fu celebrato nello stadio dei Dallas Cowboys – la principale squadra di football di Dallas e una delle più famose degli Stati Uniti – davanti a circa settemila persone, tra cui l’ex governatrice dell’Alaska Sarah Palin (per un po’ di tempo Kyle era stato tra le sue guardie del corpo). Sul maxischermo dello stadio passarono delle fotografie di Kyle sulle note di Forever Young di Rod Stewart, Back in Black degli AC/DC e You raise me up di Josh Grobam: nella maggior parte delle foto Kyle imbracciava un’arma. Kyle fu sepolto a Austin il giorno successivo, dopo una processione automobilistica da Midlothian lunga 200 miglia con la persone affollate lungo il percorso.

All’inizio del mese scorso Taya Kyle è stata invitata e ha preso parte al convegno annuale organizzato a Houston dalla NRA (National Rifle Association), l’associazione americana a favore del possesso di armi da fuoco da parte dei privati cittadini. Durante il suo intervento – come pure in molte interviste – Taya ha sostenuto con convinzione gli argomenti della NRA, e ha ricordato che suo marito Chris utilizzò le armi non solo per uccidere i nemici ma anche per aiutare moltissimi veterani di guerra, coinvolgendoli in attività terapeutiche di gruppo. «Mio marito non è stato ucciso da un’arma ma da un uomo», ha detto al New York Post qualche giorno fa.

Eddie Routh è detenuto nel carcere della contea di Erath, sorvegliato a vista per evitare che possa suicidarsi: per il tipo di crimine di cui è accusato – secondo l’ordinamento giuridico del Texas – rischia la pena di morte. A Schmidle, che ha fatto visita ai genitori di Routh all’inizio di maggio, la madre ha detto: «l’unica cosa a cui riesco a pensare è che se lo avessero tenuto in ospedale, quei due uomini non sarebbero morti».

« Pagina precedente 1 2 3