Ma quindi il sesso orale può causare il cancro alla gola?

Al di là di quanto sia successo a Michael Douglas (che poi ha smentito), c'è un importante dibattito nella comunità scientifica e ci sono dei dati

Se l’infezione non accenna a diminuire si interviene con i farmaci, anche se le terapie per alcuni tipi di HPV non sono molto efficaci e richiedono, nel caso delle infezioni al collo uterino, pratiche più invasive. L’obiettivo di solito è eliminare l’infiammazione prima che diventi cronica o che porti allo sviluppo e alla diffusione di cellule tumorali maligne. Tra gli HPV più pericolosi in questo senso c’è quello di tipo 16, che può causare anche il cancro alla gola.

Trasmissione
51 degli oltre 120 tipi di HPV conosciuti infettano le mucose genitali: di questi, 17 sono considerati ad alto rischio per lo sviluppo di forme tumorali. La principale via di trasmissione è di tipo sessuale: una giovane adulta che ha rapporti con un partner diverso ogni anno per quattro anni ha più dell’85 per cento di probabilità di contrarre un’infezione da HPV. Secondo alcune ricerche, ci sono anche casi di trasmissione in seguito al contatto delle mani con i genitali di un partner infetto. Altri studi non escludono che ci possa essere una trasmissione di HPV tra due persone che si baciano con la lingua, ma c’è ancora poca certezza sul fatto che i virus di questo tipo siano trasportati da alcuni liquidi biologici come la saliva.

Cancro alla gola e papilloma
Negli ultimi anni negli Stati Uniti è stato rilevato un aumento considerevole di casi di tumori alla gola causati da HPV di tipo 16. Nel 1988 si registravano in media 0,8 casi ogni 100mila persone, mentre nel 2004 i casi sono diventati 2,6 per 100mila. Una delle ipotesi dei ricercatori è che la differenza sia dovuta a un aumento del sesso orale: le mucose dei genitali vengono a contatto con quelle orali del partner, che contrae il virus. L’incidenza di questo tipo di cancro, per quanto se ne sa fino a ora, è maggiore tra i maschi e non è ancora del tutto chiaro il motivo.

Una delle ricerche in tema che fino a ora hanno fatto più discutere fu realizzata sei anni fa da un gruppo di ricerca della Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health di Baltimora, nel Maryland (Stati Uniti). Furono raccolti campioni di saliva e di sangue da 100 pazienti affetti da tumori alle tonsille o alla parte posteriore della gola, e da altri 200 individui sani per effettuare i confronti del caso. L’esame dei campioni consentì di scoprire, attraverso l’analisi degli anticorpi, chi avesse sofferto nel corso della propria vita di una infezione da HPV.

Tutti i partecipanti alla ricerca diedero informazioni sulla loro vita sessuale, compreso il numero di partner con cui avevano fatto sesso orale. Al netto di particolari predisposizioni genetiche o di altre abitudini, come il fumo e il consumo di alcolici, i ricercatori scoprirono che chi aveva avuto una infezione da HPV aveva probabilità 32 volte superiori di sviluppare un cancro alla gola rispetto a chi non aveva mai contratto il virus. La probabilità aumentava fino a 58 volte nel caso del tipo 16 di HPV.

Ma soprattutto, lo studio rivelò l’esistenza di un legame tra sesso orale e cancro alla gola causato da HPV. Le persone che avevano fatto sesso orale con uno – cinque partner avevano dimostrato di essere doppiamente a rischio tumore rispetto a quelle che non avevano mai svolto questa attività. Nel caso dei volontari che avevano dichiarato di avere fatto sesso orale con più di cinque partner diversi, il fattore di rischio arrivava al 250 per cento. E la percentuale diventava pari al 750 per cento se il tipo di virus era HPV 16.

La ricerca, come altre analoghe seguenti, è stata molto dibattuta nella comunità scientifica e sono state sollevate perplessità sulla sua accuratezza. Alcuni detrattori hanno ricordato che parte dello studio è basato su dichiarazioni non verificabili sulle abitudini sessuali dei pazienti, e le persone spesso non dicono tutta la verità su questi argomenti o tendono a esagerare.

Vaccino
Per alcuni dei tipi di HPV più pericolosi come il tipo 16 e il 18, che sono responsabili del 70 per cento dei tumori al collo dell’utero, esiste un vaccino che in Italia viene distribuito gratuitamente a tutte le bambine con meno di 12 anni. In alcune regioni sono previsti programmi di distribuzione gratuita anche per età superiori. Il vaccino non contiene virus veri e propri ed è quindi molto sicuro, ma naturalmente non assicura la protezione per chi ha già infezioni in atto. La somministrazione prima dei 12 anni rende meno probabile, comunque, che si sia già contratto il virus.

Benché il vaccino per HPV 16 e 18 sia stato realizzato e sia somministrato solo alle femmine per ridurre la probabilità di avere un tumore al collo dell’utero, negli ultimi tempi i medici si chiedono se non sia il caso di estenderne l’uso anche ai maschi. I Centri per la prevenzione e il controllo delle malattie (CDC), l’organismo che negli Stati Uniti si occupa dei contagi e delle epidemie, dal 2011 consigliano di vaccinare anche i bambini al di sotto dei 12 anni per ridurre le probabilità di contrarre il virus in età adulta. Il vaccino è definito come una “potente arma” contro gli HPV che causano infezioni ai genitali e tumori all’apparato orofaringeo.

Saranno necessari altri studi e ricerche prima di dire con certezza che il cancro alla gola possa essere causato dal sesso orale, benché sia ormai verificato il ruolo di HPV 16 nella formazione della malattia in una buona maggioranza dei casi. Le probabilità di trasmissione del virus sono basse e non c’è quindi da preoccuparsi più di tanto, soprattutto se si assumono già le giuste precauzioni con i partner occasionali per prevenire le malattie sessualmente trasmissibili.

E quindi?
È bene ricordare che le infezioni da HPV sono la malattia sessualmente trasmissibile più comune al mondo, che il nostro sistema immunitario nella maggior parte dei casi affronta il problema per i fatti suoi e guariamo senza esserci nemmeno accorti di essere stati malati. I casi in cui l’infezione evolve e subentrano complicazioni gravi di tipo tumorale sono rari, ma non devono essere sottovalutati. E per quello non ci sono gli articoli di giornale, ma – per cominciare – il medico di famiglia.

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