• Scienza
  • mercoledì 22 Maggio 2013

Ho molti amici germi

Conviviamo con migliaia di miliardi di batteri: alcuni sono cattivi e altri sono buoni, e combatterli tutti non è poi questa grande idea, racconta il New York Times

di Antonio Russo – @ilmondosommerso

I bambini dei paesi industrializzati ricevono in media da 10 a 20 terapie antibiotiche prima dei 18 anni, e non si tratta degli unici antibiotici che assumono: nei paesi occidentali tracce di antibiotici sono riscontrabili anche nell’acqua, nel latte e nella carne, e il numero di precauzioni antibiotiche aumenta se si considerano anche dieta e stile di vita (dalla lattuga trattata col cloro ai gel disinfettanti per le mani). Blaser sostiene che certamente gli antibiotici hanno debellato molte malattie infettive e aumentato l’aspettativa di vita, ma lo hanno fatto a costo di un impoverimento della biodiversità del microbiota, le cui conseguenze non ci sono neppure del tutto note, ancora.

Cose da fare (e da non fare) per il bene dei microbi
Consumare molti cibi trattati non solo riduce la biodiversità del microbiota ma aumenta i rischi di alcuni disturbi cronici. Secondo gli studi di Catherine Lozupone e di Andrew Gewirtz – immunologo della Georgia State University – molti degli emulsionanti e degli additivi contenuti nei cibi trattati (lecitina, Datem, carbossimetilcellulosa, polisorbato 80) danneggerebbero la mucosa che ricopre l’intestino e aumenterebbero quindi il rischio di infiammazioni, condizione molto frequente nei soggetti affetti dai disturbi cronici legati alla sindrome metabolica. Una delle teorie più recenti sostiene che questo indebolimento della barriera epiteliale dell’intestino sarebbe alla base del passaggio di batteri ed endotossine (il prodotto tossico di certi batteri) nel flusso sanguigno, che porta poi alla reazione del sistema immunitario.

Quanto al consumo di prodotti probiotici, molte ricerche dimostrano che sono efficaci per rafforzare il sistema immunitario, ridurre le reazioni allergiche, accorciare i tempi di guarigione dal raffreddore e curare diarrea e sintomi del colon irritabile. Il problema è che il mercato dei probiotici è ancora in larga parte sregolato, ed è molto difficile capire cosa stai comprando esattamente quando acquisti un probiotico. Uno studio recente ha dimostrato che su 14 prodotti commerciali soltanto uno conteneva esattamente i probiotici indicati sull’etichetta.

Pollan ha chiesto ai ricercatori e agli scienziati del BioFrontiers Institute quali altre misure fai-da-te sarebbe bene adottare, e ha avuto la conferma che – da quando hanno a che fare con gli studi sul microbioma – molti di loro hanno cambiato abitudini e stili di vita. Ricorrono all’uso degli antibiotici con più cautela, solo quando è necessario e non ci sono alternative; hanno allentato le regole sanitarie in casa, e invitano più spesso i figli a giocare fuori, a sporcarsi le mani e toccare gli animali senza farsi troppi problemi. Più che i prodotti probiotici in commercio, molti hanno cominciato ad assumere fermenti e sostanze prebiotiche, che non introducono nuovi batteri nell’organismo ma servono ad alimentare quelli buoni che ci sono già.

Per quanto riguarda le abitudini alimentari, sarebbe bene consumare molta frutta, molte verdure e in genere tutti i cibi ricchi di fibre – che alimentano i batteri presenti nel tratto finale del tubo digerente – ma evitare i prodotti presenti in commercio, in cui le fibre sono aggiunte artificialmente. Di solito i prodotti che promettono grandi quantità di fibre ne contengono sì molte ma di un solo tipo – l’inulina, ricavata dalla cicoria – mentre i polisaccaridi delle verdure presenti in natura sono centinaia. Un’altra cosa buona, dice Pollan, è cuocere le verdure e i cereali il meno possibile: più il cibo è crudo più si mantiene integro lungo tutto il tratto gastrointestinale (meglio la pasta al dente che la pasta molto cotta, per dire).

 

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