Lo scandalo Bloomberg

I giornalisti dell'agenzia economica potevano accedere a informazioni riservate sugli abbonati, controllando i computer con cui l'azienda fornisce servizi finanziari

Diversi ex giornalisti di Bloomberg hanno confermato al New York Times le rivelazioni del New York Post: centinaia di giornalisti di Bloomberg – in tutto sono 2.400 – avrebbero usato questa tecnica. Un’altra fonte anonima ha detto al New York Times che i responsabili della vigilanza bancaria della Federal Reserve stanno controllando se anche i loro impiegati sono stati spiati dai giornalisti di Bloomberg.

Il New York Times spiega che i giornalisti usavano la cosiddetta “funzione Z” – un comando che veniva impartito usando la lettera Z e il nome di una qualsiasi società – per visualizzare l’elenco degli impiegati di quella data società che avevano accesso al terminal. A quel punto un cliente di Bloomberg poteva cliccare sul nome di un utente, passando così a una nuova funzione detta UUID. Questo servizio forniva un certo numero di informazioni sul singolo utente, tra cui dati sui suoi contatti, informazioni su quando si era loggato l’ultima volta e sulle conversazioni tenute con il servizio clienti, e statistiche settimanali su quanto spesso era stato usato un dato servizio.

Il New York Times scrive che durante i corsi di formazione i giornalisti di Bloomberg ricevevano qualche dritta informale su come usare la funzione UUID, così da avvantaggiarsi nella copertura delle notizie rispetto alle altre agenzie di stampa. Ex giornalisti dell’agenzia hanno detto che questi dati disponibili sui terminal hanno permesso ad alcuni giornalisti di fare degli scoop usando le informazioni riservate. Un ex giornalista ha detto che «c’era sempre un dibattito in redazione su come usare i terminal per fare uno scoop». Un portavoce dell’azienda ha confermato che questa funzione non è più accessibile alla redazione.

Domenica sera Matthew Winkler, direttore di Bloomberg News, ha scritto un editoriale in cui si scusa con i clienti per il comportamento inappropriato dei giornalisti: «I nostri clienti hanno ragione, i nostri giornalisti non dovrebbero avere accesso ad alcun dato considerato privato. Mi dispiace che l’abbiano avuto. È un errore che non ha scuse». Winkler assicura che l’azienda aveva già proibito la pratica il mese scorso, dopo le lamentele di Goldman Sachs, e ha spiegato a quali dati i giornalisti avevano accesso:

«Per prima cosa, i giornalisti potevano vedere i login di un utente, e quando veniva creato un nuovo accesso. Secondo: potevano vedere le funzioni usate dai clienti, senza poter accedere alle informazioni su specifici titoli. Come dire: potevano vedere quante volte qualcuno usava Microsoft Word anziché Excel. E infine potevano vedere informazioni sulle ricerche nel servizio clienti. I giornalisti non hanno mai avuto accesso a informazioni sulle operazioni, sul monitoraggio, sui titoli e su altre operazioni finanziarie. Non avevano accesso ai messaggi che i clienti si mandavano tra loro. Non potevano vedere gli articoli che i clienti leggevano o i titoli che gli interessavano».

Winkler ha anche spiegato che i giornalisti avevano accesso a queste informazioni dagli anni Novanta, quando alcuni di loro accompagnavano i rappresentanti dai clienti per convincerli a comprare i terminal, che poi monitoravano per capire quali fossero gli articoli che più interessavano ai clienti così da fornire un servizio migliore. Winkler è l’autore di The Bloomberg Way: A Guide for Reporters and Editors, considerato il miglior manuale per giornalisti finanziari (anche riguardo professionalità ed etica).

Daniel L. Doctoroff, direttore esecutivo di Bloomberg, ha detto che l’uso improprio delle informazioni riservate da parte dei giornalisti è stato un errore e che non capiterà di nuovo. L’azienda ha anche detto che lo scorso mese ha migliorato la sicurezza dei dati dei clienti e ha designato Steve Ross, un alto funzionario, come direttore dell’ufficio per l’assistenza e i reclami.

Foto: rw2409

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