12 cose su Giulio Andreotti

Dai numeri da primato, a Topolino, alla scena del Divo, alle accuse più gravi, ai disegni di Andrea Pazienza

7. Il 1 giugno 1991 il presidente della Repubblica di allora, Francesco Cossiga, nominò Andreotti senatore a vita per “meriti nel campo sociale e letterario”. La cosa avrebbe dovuto favorirlo all’elezione del nuovo presidente l’anno dopo, ma in seguito all’assassinio di Giovanni Falcone il Parlamento si orientò verso nomi più “istituzionali” e fu eletto l’allora presidente della Camera, Oscar Luigi Scalfaro.

8. Nella storia a fumetti “Paperino portaborse” pubblicata su Topolino 1690 nel 1988, Paperino se la deve vedere con un certo onorevole Papeotti, personaggio molto ispirato ad Andreotti.

9. L’aspetto e la voce alquanto caratteristici hanno reso Andreotti un personaggio facilmente riconoscibile, e sotto diversi punti di vista ideale per la pubblicità. Nel 2000 fece da testimonial per una serie di annunci pubblicitari del portale web di Diners Club, con lo slogan “Internet logora chi non ce l’ha”, ispirato alla sua famosa frase “Il potere logora chi non ce l’ha”. Due anni dopo fece una pubblicità per il Consorzio del gorgonzola.

10. Un po’ di numeri. Andreotti è stato per 7 volte presidente del Consiglio, 8 volte ministro della Difesa, 5 volte degli Esteri e 3 volte delle Partecipazioni statali. È stato 2 volte ministro delle Finanze, dell’Industria e del Bilancio. Una volta ministro del Tesoro, dei Beni culturali e delle Politiche comunitarie. È stato membro del Parlamento per 65 anni. Ha avuto una moglie, 4 figli e soprannomi innumerevoli da “volpe” a “indecifrabile” passando per “Belzebù”.

11. Il ruolo imbattibile e longevo di Andreotti nel potere italiano, e alcuni suoi tratti fisici molto riconoscibili lo hanno reso protagonista di decenni di satira disegnata. Tra i più grandi suoi ritrattisti per originalità e genio c’è Andrea Pazienza.

12. Il film “Il Divo” di Paolo Sorrentino del 2008 si occupa di Andreotti e del periodo dei primi anni Novanta, con la fiducia all’ultimo governo Andreotti e l’inizio del processo nei suoi confronti per associazione mafiosa. Il monologo sul bene e il male, sul potere, sugli anni dello stragismo in Italia, è la scena più conosciuta e discussa del film.

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