L’epoca più pacifica della storia

È quella che stiamo vivendo, dice lo psicologo evoluzionista Steven Pinker, nel suo ultimo libro da poco uscito in Italia

di Davide Maria De Luca – @DM_Deluca

Queste capacità come empatia e autocontrollo, secondo Pinker, che cita decine e decine di esperimenti di psicologia comportamentale, si possono esercitare e migliorare con il tempo. È possibile che questi sentimenti di autocontrollo, empatia, capacità di risolvere pacificamente i conflitti divengano patrimonio culturale di un’intera società e insegnati automaticamente a partire dalla nascita. Poi c’è l’evoluzione.

Secondo Pinker, è possibile che nel corso dei secoli alcune caratteristiche che rendono più o meno violenti siano state sottoposte a una vera e propria pressione evolutiva. In una società tribale, dove essere forti e pronti a uccidere può significare avere più donne e quindi una prole più numerosa, è una caratteristica vantaggiosa. Alcuni studi antropologici hanno dimostrato che in certe tribù dell’Amazzonia gli uomini che nel corso della loro vita avevano ucciso almeno un altro uomo avevano più figli degli altri. In questo ambiente la pressione evolutiva favorisce i geni che rendono forti, rapidi e aggressivi.

Nel nostro mondo la pressione è opposta. In una società monogama, uccidere un rivale non dà accesso a un bacino maggiore di femmine e quindi a un numero potenzialmente più alto di figli ed essere aggressivi e pronti a uccidere è una buona strada per finire sottoterra prima di avere figli. L’evoluzione opera su lunghezze di tempo incalcolabili, almeno per creare cose complesse come arti e organi. Alcune caratteristiche però evolvono più in fretta: la nostra capacità di digerire il lattosio da adulti, ad esempio, si è sviluppata in poche migliaia di anni. Secondo Pinker è possibile che l’evoluzione abbia favorito esseri umani meno violenti nello spazio di centinaia di anni. Il progetto sul genoma umano ha in parte confermato che questa possibilità esiste, mostrando che ci sono variazioni nel DNA di diversi gruppi di umani, che risalgono a non molte centinaia di anni fa.

Non dare niente per scontato 
Secondo Pinker il lungo declino della violenza non è per forza di cose destinato a continuare, non siamo alle porte della “fine della storia” (il celebre titolo del libro di Francis Fukuyama del 1992). Il suo lavoro è scientifico ed empirico: il libro cita centinaia di statistiche ed esperimenti, ogni singola affermazione è supportata da dati e contiene già le risposte alle principali obiezioni. Non sostiene che la storia della violenza abbia una fine o che miri a qualcosa. Pinker parte da un fatto: la violenza è diminuita e cerca di spiegare il perché. Nell’individuare i fattori che hanno permesso agli esseri umani di liberarsi di un considerevole fardello di violenza, identifica anche le cause che potrebbero portare a un ritorno della violenza.

Gli stati falliti, quelle nazioni nelle quali per qualche motivo un potere centrale si sfalda lasciando spazio alle faide tribali, sperimentano un significativo aumento della violenza di ogni tipo. Libano, Somalia e Iraq dopo l’invasione americana sono ottimi esempi. Anche i fattori culturali sono importanti. In uno dei passi più interessanti – e che susciteranno le maggiori controversie – del libro, Pinker prende in esame l’improvviso aumento di tutti i tipi di violenza (dagli omicidi al terrorismo) che tutto il mondo occidentale ha sperimentato tra gli anni Sessanta e gli anni Ottanta. Erano gli anni della contestazione giovanile e le parole d’ordine erano “fai quello che ti pare”, “agisci come ti senti”, take a walk on the wild side (“fatti un giro sul lato selvaggio”, come cantava Lou Reed).

Criticando alcuni aspetti di eccessiva chiusura della società borghese, la contestazione finì per attaccare anche l’impalcatura di autocontrollo e di repulsione per la violenza che avevano costruito il processo di civilizzazione e la rivoluzione umanitaria. Pinker non fa predizioni sul futuro, nel senso di predire che traiettoria seguirà la violenza nei prossimi decenni. Ma individua quali sono quegli elementi senza i quali la violenza tornerà ad aumentare. Senza autocontrollo, senza letteratura e cultura che ci aiuti a metterci nei panni degli altri, senza organizzazioni e commercio internazionale, la curva della violenza è destinata a salire di nuovo.

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