L’epoca più pacifica della storia

È quella che stiamo vivendo, dice lo psicologo evoluzionista Steven Pinker, nel suo ultimo libro da poco uscito in Italia

di Davide Maria De Luca – @DM_Deluca

A partire dal XVIII secolo però, e in un lasso di tempo molto breve, tutte queste pratiche sparirono dalle piazze dell’Europa. La tortura scomparve come elemento lecito e autorizzato del processo penale. Scomparvero le pire degli eretici e quelle dei gatti e, in molti paesi europei, venne persino abolita la pena di morte. Dove queste pratiche continuarono, divennero oscure e inconfessabili, non più spettacoli da mettere in piazza.

Secondo Pinker l’impressionate svolta della rivoluzione umanitaria va attribuita, in buona parte, alla letteratura. Nel corso del XVIII secolo la produzione libraria, e l’alfabetizzazione, aumentò enormemente in tutta Europa. Le classi dirigenti e gli elementi più ricchi delle classi medie furono letteralmente inondati da un mare di trattati, lettere, raccolte e, sopratutto, romanzi. Secondo Pinker il romanzo psicologico, che ci spinge a metterci nei panni di un’altra persona e sperimentarne i sentimenti e le sensazioni, ha un potenziale enorme nello spingere le persone a moderare la loro accettazione della violenza. È più difficile, secondo Pinker, uccidere a sassate una persona intrappolata in una gogna una volta che si è provato a mettersi nei suoi panni.

Dopo la rivoluzione umanitaria tutta una serie di comportamenti violenti e crudeli cominciarono ad essere considerati “barbari”, indegni di un uomo moderno. Questo non significò che gli uomini occidentali smisero di fare guerre e di uccidere. Le guerre coloniali portate avanti nel 19° secolo furono cruente e le rivolte soffocate in maniera sanguinosa. Ma l’atteggiamento nei confronti degli eccessi di crudeltà venne esportato, non sempre con successo, in quasi tutti i luoghi del mondo dove gli europei misero piede. Per spiegare questo fenomeno, Pinker cita un aneddoto in cui il comandante in capo dell’esercito inglese in India, Charles Napier, rispose ad alcuni notabili locali che si lamentavano con lui per l’abolizione del suttee, il rituale nel quale la vedova viene immolata sulla pira funebre del marito.

Voi dite che è vostro costume bruciare le vedove. Benissimo. Anche noi abbiamo un costume: quando degli uomini bruciano viva una donna, leghiamo loro una corda attorno al collo e li appendiamo. Erigete la vostra pira funeraria; accanto a essa i miei carpentieri erigeranno una forca. Potete seguire il vostro costume. E noi seguiremo il nostro.

Napier non trovò nulla di strano nel fatto che probabilmente il suo bisnonno aveva un’ottima opinione di “un gruppo di uomini che brucia viva una donna” a patto che lei fosse considerata una strega.

La lunga pace e la nuova pace
Tutti questi processi resero le società, in particolare quelle occidentali, meno violente, sadiche e crudeli. Non fecero però molto per limitare la guerra. Chiuso il Medioevo con le sue continue scorrerie dei nobili con i loro vicini, si aprì il Secolo di Ferro, i cento anni che vanno dalla metà del ‘500 alla pace di Westfalia nel 1648. Le guerre di religione tra protestanti e cattolici di quegli anni furono tra le più sanguinose della storia e, in percentuale, in Germania causarono più morti della Seconda Guerra Mondiale.

Eppure il cosiddetto “lungo Ottocento”, che va dalla fine delle guerre Napoleoniche alla Prima Guerra Mondiale, vide un numero straordinariamente basso di guerre. Dopo i due conflitti mondiali, l’Europa ha assistito alla sua più lunga epoca di pace fino ad arrivare al punto, dopo la caduta dell’Unione Sovietica, che una guerra in Nordamerica o nell’Europa occidentale è semplicemente impensabile (negli anni Novanta ci sono state diverse guerra nei Balcani).

Nello stesso periodo le guerre nel resto del mondo hanno avuto andamenti altalenanti: sono cresciute nei decenni in cui i paesi europei abbandonavano le loro colonie (e i loro regimi statuali, a volte violenti e repressivi, venivano spesso sostituiti da non-stati) e subito dopo la caduta dell’Unione Sovietica. Sono diminuite dopo che questi scossoni si sono assestati. Dopo i picchi degli anni Sessanta e quelli più bassi degli anni Novanta, le guerre, i genocidi e i conflitti civili sono diminuiti. Le guerre non solo si sono fatte meno numerose, ma anche meno violente, sotto l’influsso della rivoluzione umanitaria.

Oggi ci scandalizziamo giustamente quando un missile americano o israeliano uccide per sbaglio alcuni civili, ma dimentichiamo che durante la Seconda Guerra Mondiale e la guerra del Vietnam i bombardamenti aerei erano esplicitamente mirati a uccidere i civili e distruggere le città. “Missile intelligente” è un’espressione sensata – nonostante il suo significato parzialmente assolutorio – se messa a paragone con i bombardamenti a tappeto di Dresda e Tokyo.

Le argomentazioni con cui Pinker spiega prima la Lunga Pace, quella dell’Ottocento, e poi la Nuova Pace, quella che viviamo dalla caduta dell’Unione Sovietica, sono diverse e numerose. Hanno a che fare con la continua espansione del commercio mondiale, che rende più conveniente avere rapporti pacifici che scontri militari, con la forza crescente delle organizzazioni internazionali che in alcuni casi prevengono i conflitti, in altri evitano che ricomincino – le statistiche mostrano che nei paesi dove sono intervenute forze di peacekeeping (come i caschi blu dell’ONU o i soldati dell’Unione Africana) i conflitti hanno una possibilità estremamente bassa di scoppiare nuovamente. Ma anche con la diffusione della democrazia e persino con quella delle anocrazie – le semi-democrazie diffuse in molti paesi in via di sviluppo, che Pinker definisce con un’espressione decisamente forte “governi di merda”.

È tutto nella testa
Gli ultimi capitoli del libro sono dedicati agli aspetti più propriamente psicologici e neurologici della violenza. Pinker cerca di dimostrare come la diminuzione della violenza sia imputabile a cambiamenti misurabili all’interno del cervello delle persone. Da un lato si è trattato di cambiamenti culturali: certe società hanno spinto ad utilizzare alcune facoltà più di altre, creando una spirale positiva. Ad esempio: se gli omicidi vengono puniti in maniera più o meno efficace, ci penserò due volte prima di uccidere qualcuno che mi ha insultato. A sua volta, sapendo che io mi sto controllando, chi mi sta intorno avrà meno necessità di restare sempre con il dito sul grilletto e sarà a sua volta più controllato e così via.

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