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  • giovedì 2 Maggio 2013

Il processo contro i neonazisti tedeschi

Inizia il 6 maggio (forse), è uno dei più importanti della storia recente in Germania: una vicenda piena di polemiche, inefficienze, errori clamorosi e presunti complotti

di Elena Zacchetti – @elenazacchetti

I colossali errori nelle indagini
Nel gennaio 2012 il sito del settimanale tedesco Spiegel pubblicò molti dettagli contenuti in un rapporto riservato scritto dalla “Bundesamt für Verfassungsschutz”, l’intelligence interna tedesca, e inviato poco prima di Natale al governo di Berlino, alla commissione competente del Parlamento tedesco e agli Stati federali. Il rapporto spiegava con precisione lo sviluppo delle indagini dei servizi sulle attività del piccolo gruppo di neonazisti successivamente noto come la NSU. Nel rapporto si leggevano molti particolari riguardanti i sistemi di finanziamento, i metodi per recuperare le armi e i rapporti esistenti tra la NSU e altri gruppi o movimenti dell’estrema destra tedesca.

Secondo le informazioni riportate dallo Spiegel, derivanti sia dal rapporto segreto sia da un’indagine autonoma condotta dai giornalisti della testata in Sassonia e in Turingia, le autorità tedesche erano ben informate delle attività dei neonazisti almeno fino al 2001: avrebbero anche avuto le prove della pianificazione di alcuni attacchi armati che la NSU stava progettando. C’è però un giorno in particolare, indicato dallo Spiegel come il più disastroso delle indagini sulla NSU: sabato 6 maggio 2000. Quel giorno alcuni agenti dell’intelligence seguirono e fotografarono il proprietario della casa in cui i tre membri della NSU si stavano nascondendo. L’abitazione si trovava a Bernhardstrasse 11, nella città di Chemnitz, nella Germania centro-orientale vicino al confine con la Repubblica Ceca.

Una delle fotografie scattate quel giorno sembrava mostrare proprio Böhnhardt. Gli agenti dei servizi segreti di Turingia, incerti nell’identificazione dei soggetti di alcune fotografie, chiesero aiuto ai colleghi dell’Investigativa: ma lo fecero con colpevole ritardo, ben nove giorni dopo quel 6 maggio. L’Investigativa chiese a sua volta aiuto all’Ufficio della Polizia Criminale Federale, che rispose che l’uomo nella foto con molta probabilità era proprio Böhnhardt. La risposta si perse però tra un canale e l’altro della burocrazia tedesca e arrivò a destinazione troppo tardi per risolvere il pasticcio: Böhnhardt non venne più individuato. Secondo lo Spiegel:

«Durante quel disastroso sabato di 11 anni fa, gli ufficiali di polizia e gli agenti di intelligence avrebbero potuto prevenire una escalation di violenze che avrebbe potuto evitare la morte di otto persone di origine turca, un greco e una poliziotta, crimini di cui sono accusati Böhnhardt e Mundlos tra il settembre 2000 e l’aprile 2007. […] Ora si scopre che le autorità avrebbero potuto fermare la follia omicida della “Nationalsozialistischer Untergrund”, come lo stesso gruppo si fa chiamare, prima che succedesse tutto quello che successe dopo»

Il ruolo dei servizi segreti tedeschi, ipotesi di complotti
L’intelligence tedesca è stata criticata moltissimo per il fallimento delle indagini. A metà del novembre 2011 il quotidiano Berliner Zeitung pubblicò un editoriale in cui si sosteneva che «quello era stato probabilmente il più grande disastro fatto dai servizi segreti tedeschi dai tempi della riunificazione della Germania». Tuttavia, man mano che emergevano i particolari della vicenda e i dettagli sui fallimenti delle indagini nel decennio precedente, molti iniziarono a mettere in discussione il ruolo stesso dei servizi segreti tedeschi in tutta questa vicenda, e parlarono di un loro possibile coinvolgimento, diretto e consapevole, nelle scelte e nei crimini compiuti dalla NSU. In particolare furono due gli episodi che diedero il via a ipotesi più o meno complottistiche.

Il primo fa riferimento a uno dei 10 omicidi di cui è accusata la NSU, l’assassinio al Kassel Internet Cafe nel 2006, quando si scoprì che sul luogo del reato si trovava proprio un agente dei servizi segreti. L’uomo fu arrestato dopo che i testimoni dell’omicidio notarono che era il solo cliente del locale a non avere chiamato la polizia. Quando comunicò la sua identità alle autorità l’uomo fu rilasciato, ma in seguito non furono chiarite del tutto le ragioni della sua presenza.

Il secondo, ben più grave, fa riferimento a un episodio risalente al 12 novembre 2011, ma reso pubblico alla stampa solo nel giugno 2012. Nel 2011 qualcuno dell’intelligence interna tedesca distrusse i documenti relativi al caso della NSU, dopo che il giorno precedente era stato rivelato alla stampa che il gruppo di estrema destra poteva essere responsabile di una serie di reati, tra cui i dieci omicidi compiuti tra il 2000 e il 2007. Di questo episodio si occupò anche il ministro dell’Interno Hans-Peter Friedrich, che promise di fare chiarezza su quanto successo. Secondo quanto riferito allo Spiegel da alcuni funzionari dei servizi interni di intelligence, l’azione sarebbe stata “un atto isolato”, eseguita da un dipendente senza che avesse ricevuto un ordine diretto da qualcuno interno ai servizi.

Il problema del sistema di accreditamento stampa
A tutta una vicenda molto complessa, e ancora piuttosto oscura, si sono aggiunte nell’ultimo mese una serie di lentezze organizzative derivanti dalla procedura di accreditamento della stampa per poter seguire il processo. Tutto è iniziato il 12 aprile scorso, quando la Corte Costituzionale Federale accolse la lamentela presentata dal giornale turco Sabah per essere stato escluso dalla lista degli accreditati al processo: in realtà non era previsto nessun meccanismo particolare di accreditamento, se non l’ordine di arrivo dei giornalisti. La Corte Costituzionale decise di rinviare la prima udienza dal 17 aprile al 6 maggio, in modo da permettere al tribunale di Monaco di elaborare procedure di accreditamento dei giornalisti diverse che garantissero anche la presenza della stampa straniera.

Inizialmente il tribunale di Monaco si rifiutò di fare quanto gli era stato detto dalla Corte Costituzionale, creando parecchio imbarazzo al governo. Quando la richiesta fu finalmente accettata, iniziò a protestare l’associazione delle famiglie delle vittime. Barbara John, rappresentante dell’associazione, definì il rinvio una “mezza catastrofe”, dicendo che molti parenti delle vittime si erano già preparati a livello psicologico per quella che sarebbe stata un’esperienza traumatica, oltre ad avere già comprato i biglietti aerei dalla Turchia e prenotato l’hotel a Monaco.

Nel tentativo di assicurare maggiore trasparenza il tribunale decise così di cambiare il sistema di accreditamento: non più sull’ordine di arrivo, ma attraverso un sorteggio da tenersi lunedì 29 aprile, con la garanzia però di quattro accrediti riservati alle testate turche. Il sorteggio ha generato nuove polemiche, questa volta da parte di tre importanti giornali tedeschi, il Frankfurter Allgemeine Zeitung, il Die Welt e il Die Tageszeitung, che sono rimasti esclusi. Jan-Eric Peters, redattore capo del quotidiano Die Welt, ha detto: «Nel più importante processo dell’anno tre giornali di grande qualità del paese sono rimasti esclusi, a differenza del giornale di annunci Hallo München. Questo è assurdo. Stiamo considerando un’azione legale per chiarire questa questione». La posizione del Die Welt è stata condivisa anche dagli altri due giornali tedeschi rimasti esclusi: per ora, comunque, la prima udienza rimane fissata per il 6 maggio.

foto: Johannes Simon/Getty Images

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