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  • martedì 30 Aprile 2013

Le ultime su Emanuela Orlandi

Breve storia della ragazza che scomparve in Vaticano nel 1983, e sulla quale sono appena arrivate ennesime versioni e ipotesi

La banda della Magliana
Nel 2005, iniziò a costruirsi un’altra ipotesi, che portò, tre anni dopo, alla riapertura delle indagini. La redazione del programma Chi l’ha visto? ricevette una telefonata anonima in cui si stabiliva un legame tra il caso di Emanuela Orlandi e la banda della Magliana:

«Riguardo al fatto di Emanuela Orlandi, per trovare la soluzione del caso, andate a vedere chi è sepolto nella cripta della Basilica di Sant’Apollinare».

Nella cripta a Sant’Apollinare era sepolto Enrico De Pedis, detto “Renatino”, capo della banda della Magliana e morto in una sparatoria a Campo de’ Fiori il 2 febbraio 1990. La sua sepoltura in Sant’Apollinare fu autorizzata dal Vicariato di Roma dopo che monsignor Piero Vergari, rettore della basilica, scrisse una lettera in cui sosteneva che De Pedis in vita fu un benefattore dei poveri. L’autorizzazione fu poi sottoscritta dal cardinale Ugo Poletti, allora presidente della Cei.

Il possibile coinvolgimento della banda della Magliana nel rapimento di Emanuela, venne stabilito anche dalla testimonianza di un pentito. Nei giorni successivi alla scomparsa di Emanuela, la famiglia Orlandi ricevette una serie di telefonate da due uomini diversi (il primo diceva di chiamarsi Pierluigi, il secondo Mario). Entrambi riferirono di aver incontrato una ragazza di nome Barbara mentre, accompagnata da un’amica, vendeva cosmetici in centro. Le loro descrizioni sembrarono corrispondere a Emanuela. La telefonata di Mario del 28 giugno 1983 venne registrata. Nel febbraio 2006 uno degli esponenti della banda della Magliana, collaboratore di giustizia, Antonio Mancini, disse di aver riconosciuto nella voce di Mario uno della banda, soprannominato “Rufetto”. Le indagini della Procura della Repubblica però non confermarono le parole di Antonio Mancini.

Nel 2008 Sabrina Minardi, ex amante di De Pedis proprio in quegli anni, confermò il coinvolgimento della banda nel sequestro. Sabrina Minardi disse che il rapimento di Emanuela Orlandi venne eseguito materialmente da Enrico De Pedis, ma che il mandante fu monsignor Paul Marcinkus che all’epoca era presidente dello IOR, la banca vaticana. Sabrina Minardi spiegò le motivazioni del rapimento: «Renato, da quello che mi diceva, aveva interesse a cosare con Marcinkus perchè questi gli metteva sul mercato estero i soldi provenienti dai sequestri». E aggiunse: «Io la motivazione esatta non la so però posso dire che con De Pedis conobbi monsignor Marcinkus».

Dopo le dichiarazioni di Sabrina Minardi, Federico Lombardi, portavoce della Sala Stampa del Vaticano, scrisse:

La tragica vicenda della scomparsa della giovane Emanuela Orlandi è tornata di attualità nel mondo della informazione italiana.
Colpisce il modo in cui ciò avviene, con l’amplissima divulgazione giornalistica di informazioni riservate, non sottoposte a verifica alcuna, provenienti da una testimonianza di valore estremamente dubbio.
Si ravviva così il profondissimo dolore della famiglia Orlandi, senza dimostrare rispetto e umanità nei confronti di persone che già tanto hanno sofferto.
Si divulgano accuse infamanti senza fondamento nei confronti di S.E. Mons. Marcinkus, morto da tempo e impossibilitato a difendersi.
Non si vuole in alcun modo interferire con i compiti della magistratura nella sua doverosa verifica rigorosa di fatti e responsabilità. Ma allo stesso tempo non si può non esprimere un vivo rammarico e biasimo per modi di informazione più debitori al sensazionalismo che alle esigenze della serietà e dell’etica professionale.

Dopo la testimonianza di Sabrina Minardi, nel registro degli indagati furono iscritti tre membri della banda: Angelo Cassani, Gianfranco Cerboni e Sergio Virtù, l’autista che, sempre secondo la testimonianza di Sabrina Minardi, avrebbe caricato la ragazza in auto per portarla sul litorale dove poi sarebbe stata uccisa, chiusa in un sacco e gettata in una betoniera. Nelle indagini venne coinvolto per concorso nel sequestro di Emanuela Orlandi anche monsignor Piero Vergari, rettore di Sant’Apollinare all’epoca dei fatti, poi rimosso dall’incarico nel 1991.

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