Storia di Giorgio Napolitano

Che è stata parecchio intensa, anche prima di questi giorni: storia e foto del primo Presidente della Repubblica ad essere eletto per due volte

di Davide Maria De Luca – @DM_Deluca

Un altro cambiamento del PCI e della percezione che aveva, anche all’estero, la figura di Napolitano, avvenne con il suo viaggio negli Stati Uniti del 1978. Da alcuni documenti pubblicati da Wikileaks è emerso che un visto per un viaggio gli era stato negato, tre anni prima. Quando arrivò nel 1978 negli Stati Uniti, Napolitano fu il primo dirigente di un partito comunista a visitare gli Stati Uniti. L’accesso ai comunisti, infatti, era vietato da molti anni in seguito a un’interpretazione molto restrittiva di una legge del 1940, lo Smith Act.

Quando Amendola morì nel 1980 la sua eredità venne raccolta dalla corrente dei “miglioristi”, che per quasi tutta la sua storia fu capeggiata da Napolitano. Il “migliorismo” derivava il suo nome dall’idea che fosse possibile “migliorare” gradualmente il capitalismo, attraverso una serie di riforme da portare avanti con una partecipazione attiva al governo, piuttosto che tramite uno scontro aperto con le “forze capitalistiche” o, addirittura, tramite una rivoluzione. Si tratta di un termine dall’origine incerta che alcuni sostengono sia nato come dispregiativo nei confronti dell’ala destra del PCI già ai tempi dello scontro tra Amendola e Ingrao.

Lo scontro più celebre dell’epoca del “migliorismo” fu la drammatica lettera con cui, nel 1981, Napolitano criticò sull’Unità la guida di Berlinguer. Fino ad allora, gli scontri interni al PCI si erano quasi sempre consumati all’interno del partito, senza mai – o quasi – incrinare l’immagine di unità esterna. La critica, comunque, non era esplicita, ma nel linguaggio oscuro della Prima Repubblica era evidente che Napolitano criticava Berlinguer, accusandolo di “settarismo” e di “elitismo” a causa del suo famoso articolo in cui aveva parlato della «questione morale e l’orgogliosa riaffermazione della nostra diversità».

Poco tempo dopo quell’articolo, Napolitano venne accusato dalla dirigenza del partito di essere troppo vicino e «connivente» con il partito socialista di Bettino Craxi. Come scrisse Miriam Mafai: «Poche settimane dopo lascerà la responsabilità della sezione di organizzazione del partito per assumere l’incarico di presidente dei deputati comunisti. (Un incarico che allora, nel PCI veniva considerato assai meno importante di quello di responsabile dell’organizzazione). Ormai, Napolitano è indicato esplicitamente, nelle file comuniste, come un “destro”, un “riformista”».

Dalla fine del PCI alla presidenza della Repubblica
Tra il 1989 e il 1991 si svolse il lungo processo, cominciato con la cosidetta “Svolta della Bolognina”, che porterà, il 3 febbraio 1991, allo scioglimento del PCI. Per Napolitano furono anni in cui si distaccò sempre più dalla vita operativa del partito e divenne un “notabile” della Repubblica, cioè una figura lontana dai giochi politici e capace di assumere cariche importanti per cui era richiesta una certa imparzialità.

Nel 1992 venne eletto presidente della Camera – curiosamente, all’epoca, venne preferito rispetto a Stefano Rodotà, che oggi è stato votato dal Movimento 5 Stelle per la carica di Presidente della Repubblica. Come presidente della Camera negli anni di Tangentopoli venne considerato favorevole, anche se in maniera prudente e diplomatica, ai processi di “Mani Pulite”, e prese forti posizioni contro l’immunità parlamentare. Durante il primo governo Prodi divenne il primo ministro degli Interni proveniente dal PCI e la sua scelta venne motivata dalle sue doti di “equilibrio” e “grande senso istituzionale”.

Per le stesse qualità venne nominato nel 2005 senatore a vita, dal presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. L’anno dopo, con una maggioranza di centrosinistra, si votò il suo successore. Fu un’elezione con diversi tratti in comune con quella di questi giorni. All’epoca in molti chiesero a Ciampi di ricandidarsi, ma questi rifiutò. Circolò il nome di Franco Marini, come possibile candidato, quello di Emma Bonino e quello di Massimo D’Alema. Il centrosinistra votò scheda bianca per tutte le prime tre votazioni. Il centrodestra votò Gianni Letta alla prima votazione, per poi votare scheda bianca le altre tre.

Alla quarta votazione Napolitano conquisto 543 voti, diventando l’undicesimo Presidente della Repubblica Italiana. Concita de Gregorio raccontò su Repubblica il momento dell’elezione: «Otto minuti all’una, anche nella stanzetta al terzo piano di Palazzo Giustiniani parte l’applauso dei cinque amici seduti sui divani di broccato azzurro ma il Presidente fa cenno con le mani di aspettare. Calma, un momento. Squilla il suo cellulare, è Fassino che vuol fargli sentire in diretta l’applauso dell’aula: lui sorride, “grazie Piero”».

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