Tra chi sta scegliendo il PD

Forze e debolezze di tutti i candidati alla presidenza alla Repubblica che domani potrebbero essere proposti dal partito col pallino in mano

Franco Marini
Era sembrato che l’intervento di Matteo Renzi aggressivamente critico nei suoi confronti lo avesse messo fuori gioco, qualche giorno fa (che consenso può avere, diceva Renzi, un uomo candidato alle elezioni in deroga allo Statuto del PD e poi bocciato dagli elettori?), ma se ne sta di nuovo parlando molto. Ha 80 anni, è stato sindacalista CISL, democristiano e poi segretario del PPI, e presidente del Senato e ministro. Anche lui viene quindi da una carriera tutta nella politica tradizionale e nei partiti, e non attirerebbe nessun voto da parte del M5S. Ma il suo essere l’uomo meno di sinistra tra questi, e cattolico, lo rende molto più accettabile dal centrodestra. Fu candidato alla presidenza della Repubblica già nel 1999: nel PD è accettato dagli ex democristiani, dai dalemiani e dai giovani turchi più di Amato e Prodi, ma così come Amato convince poco i parlamentari che cercano soluzioni meno “conservatrici” e di mediazione partitica. Renzi e i renziani, con cui è sempre stato aggressivamente critico (tra i più risentiti, assieme a Rosy Bindi, nei confronti della retorica “rottamatrice”), invece non accetterebbero mai di votarlo.

Sergio Mattarella
Ha 72 anni, da democristiano è stato deputato, ministro nei governi De Mita e Andreotti: figlio di Bernardo Mattarella e fratello di Piersanti Mattarella, si dimise da ministro all’approvazione della legge Mammì sulla tv, cosa che potrebbe dargli qualche consenso “anti-berlusconiano”. Ma è un politico di lunghissimo corso – è stato anche vice presidente del Consiglio e ministro nei governi D’Alema e Amato – e la sua candidatura sarebbe proposta dal PD allo scopo di cercare un accordo con il PdL: difficilmente potrebbe convincere il Movimento 5 Stelle, qualcosa potrebbe arrivare dai montiani. Nella sostanza la sua candidatura sarebbe simile a quella di Marini: un navigato esponente cattolico organico al centrosinistra e considerato non ostile dal centrodestra. Oggi è giudice della Corte Costituzionale, dopo essere stato eletto deputato nella Margherita nel 2001 e nell’Ulivo nel 2006. Il suo nome è legato soprattutto al cosiddetto “Mattarellum”, il sistema elettorale in vigore in Italia dal 1993 al 2006.

Stefano Rodotà
Giurista e politico di lunghissimo corso, è stato parlamentare del PCI come indipendente tra gli anni Settanta e Ottanta, nonché il primo presidente del PdS di Occhetto, e anche parlamentare europeo. Ha lasciato incarichi politici di maggiore visibilità negli anni Novanta, quando è stato nominato presidente dell’AGCOM, costruendosi una nuova popolarità come esperto giurista a favore dei diritti civili – ha chiesto più volte la depenalizzazione dell’eutanasia, ha parlato a favore del matrimonio gay – e opinionista critico dei governi di Berlusconi. In questi anni ha sostenuto che l’influsso della Chiesa cattolica rende l’Italia “un laboratorio del totalitarismo moderno” e un mese e mezzo fa ha aderito all’appello della rivista MicroMega per l’ineleggibilità di Berlusconi. Per queste ragioni sarebbe visto almeno con grande scetticismo dal centrodestra, e forse anche per queste ragioni è arrivato terzo alla consultazione online con cui il Movimento 5 Stelle ha scelto il proprio candidato. Le rinunce di Gabanelli e Strada lo hanno reso ufficialmente il candidato del M5S e sarebbe gradito anche a molti nel centrosinistra, anche se per il momento non sembra che il PD voglia indicarlo.

Emma Bonino
Malgrado gli ampi consensi che riceve tra l’opinione pubblica, e il rispetto e sostegno di molti isolati parlamentari del PD, riscuote anche molti risentimenti dentro il centrosinistra da parte di tre fronti: quello più antiberlusconiano che non le perdona l’alleanza col PdL su alcune istanze radicali che la fece eleggere nel 1994 (malgrado poi sia stata ministro nel governo Prodi), quello giustizialista che non ha mai tollerato il garantismo “equidistante” dei radicali e quello cattolico che non accetta le sue storiche posizioni laiciste e abortiste. Troverebbe consensi tra gli elettori del M5S, e anche nel PdL (dove pure tutta la parte più cattolica non la può vedere), ed è quindi il candidato più trasversale che il PD potrebbe proporre (fu candidata del PD alla regione Lazio, perdendo, nel 2010), ma molto debole come sostegno da parte della leadership del partito.

Fernanda Contri, Sabino Cassese
Fernanda Contri ha 78 anni, è giurista e magistrato, è stata ministro durante il primo governo Amato e durante il governo Ciampi, e giudice della Corte Costituzionale (e prima donna a presiederla). Sabino Cassese ha 78 anche lui, anche lui giurista e magistrato, anche lui ministro del governo Ciampi, attualmente giudice della Corte Costituzionale. Le loro candidature riuscirebbero probabilmente a tenere unito il PD – cosa non scontata e che non tutti gli altri candidati garantiscono, come abbiamo visto – e sperare dal quarto scrutinio in poi di ottenere abbastanza voti dal Movimento 5 Stelle o dai montiani, visto che difficilmente potrebbero avere quelli del centrodestra: più che per le loro caratteristiche personali, per il metodo “non condiviso” con cui sarebbero stati scelti.

X
L’opzione X, quella del coniglio dal cappello, o della “carta segreta” di cui parlano alcuni politici e giornalisti, è la riproduzione per il presidente della Repubblica di quanto accaduto per le presidenze di Camera e Senato. Cioè che il PD a un certo punto annunci che il suo candidato è qualcuno a cui nessuno aveva pensato prima, in grado di rappresentare novità e freschezza senza rinunciare a carisma, esperienza e autorevolezza, di tenere unito il partito, di incalzare il Movimento 5 Stelle e di essere difficilmente attaccabile dal centrodestra. È un’ipotesi su cui non si sta lavorando, al momento, ma molto dipenderà dalla piega che prenderanno le votazioni. Senza un accordo tra il PD e il PdL i primi tre scrutini andranno a vuoto, e a quel punto il PD potrebbe sfruttare le sue “mani libere” e il suo vantaggio numerico per alzare l’asticella.

foto: Marco Merlini / LaPresse

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