Il caso “Offshoreleaks” in 8 punti

Le cose più importanti da sapere sui documenti della grande inchiesta giornalistica sui paradisi fiscali, dai nuovi imbarazzi per Hollande ai nomi italiani

Nell’inchiesta del ICIJ è coinvolto anche l’ex ministro del bilancio francese, Jerome Cahuzac, che si era dimesso il 19 marzo dopo essere stato accusato di avere evaso le tasse attraverso un conto bancario in Svizzera non dichiarato al fisco. Le Monde ha annunciato che nei prossimi giorni fornirà maggiori dettagli su questa vicenda.

5. L’inchiesta dell’Espresso
L’edizione dell’Espresso di venerdì 5 aprile ha raccontato i primi quattro casi di società legate a cittadini italiani, su 200 totali, specificando però che dai documenti non risulta che siano stati compiuti dei reati. Il primo caso riguarda Claudio Terrin, componente del collegio sindacale delle Assicurazioni Generali e all’epoca a cui si riferiscono i documenti commercialista nello studio Tremonti: Terrin è stato “protector”, una specie di “custode” o garante, di un trust fondato nelle Isole Cook in Polinesia nel settembre 1997 dal finanziere statunitense Adrian Alexander. Il secondo caso riguarda Fabio Ghioni, conosciuto dalla stampa nazionale per essere stato il responsabile della sicurezza di Telecom Italia. Secondo i documenti, dal 2006 Ghioni è stato proprietario beneficiario di Costant Surge Investments Ltd, una società con sede nelle Isole Vergini. Ghioni comunque ha negato di sapere qualcosa di questa storia.

Il terzo episodio riguarda i fratelli Oreste e Carlo Severgnini, commercialisti, in passato consiglieri di Stefano Ricucci, molto conosciuti nel mondo della finanza milanese. Secondo l’Espresso i due sarebbero amministratori della Tahallas Trustee Ltd, una società off-shore delle Isole Cook. L’ultimo caso citato dall’Espresso è quello di un complesso sistema finanziario legato a tre famiglie di imprenditori e gioiellieri milanesi. Questo sistema fu iniziato da Silvana Inzadi in Carimati di Carimate nel 2002, che creò tre trust i cui beneficiari erano le stesse famiglie e anche tre enti caritatevoli, l’Unione italiana cechi, la Lega italiana per la lotta contro l’Aids e il Centro per il bambino maltrattato.

6. Il caso della russa Gazprom
L’inchiesta del ICIJ ha scoperto che i proprietari di alcune società registrate alle Isole Vergini britanniche sono importanti manager di Gazprom: oltre ad essere una delle aziende più grandi e importanti del mondo nell’estrazione di gas naturale, Gazprom è anche molto influente in Russia, e molti politici di primo piano del paese hanno ricoperto in passato delle importanti cariche all’interno dell’azienda.

In particolare il Guardian cita due personaggi che avrebbero detenuto una quota importante delle azioni della Sanders International Inc., una società registrata nelle Isole Vergini britanniche nel 2008 e sciolta lo stesso anno. Il primo è Valery Golubev, vicepresidente del comitato di gestione di Gazprom e piuttosto vicino al presidente Vladimir Putin; il secondo è Boris Paikin, direttore generale di una sussidiaria di Gazprom, la Gaprom Sotsinvest, che fu responsabile del progetto di circa 200 milioni di dollari per la costruzione dello stadio di San Pietroburgo.

7. La baronessa spagnola Carmen Tita Cervera
Era la moglie di Hans Heinrich von Thyssen-Bornemisza, collezionista di arte e fondatore del museo Thyssen di Madrid. Secondo il Confidencial, il giornale spagnolo contattato da ICIJ, Tita è coinvolta nell’inchiesta in merito alla vendita del quadro “La Esclusa” di Jonh Constable, che era stato per molti anni esposto al museo Thyssen. La vendita avvenne tramite una società delle isole Cayman chiamata Omicron Collections Limites, grazie alla quale il valore del quadro rimase libero da tasse. Questa società è solo una delle quattro proprietarie legali della collezione di Thyssen-Bornemisza, tutte registrate in paradisi fiscali.

Alcuni documenti che ha analizzato il Confidencial mostrano i dettagli di come Tita costruì parte della sua collezione privata attraverso una società off-shore, la Nautilis Trustees Limited, con sede alle isole Cook. Grazie a questa società, Tita comprò anche il “Mulino ad acqua a Gennep” di Van Gogh. Il Confidencial spiega però che il caso di Tita è uno dei più complessi dell’intera vicenda, perché non è chiaro dove debba pagare le tasse (Tita in realtà ha nazionalità svizzera) e molti quadri non appartengono ufficialmente a lei, ma alle società off-shore di cui si è servita.

8. Le reazioni all’inchiesta
L’inchiesta del ICIJ sta provocando forti reazioni in alcuni dei paesi di provenienza dei personaggi citati nei documenti. In Gran Bretagna le opposizioni hanno criticato duramente il primo ministro David Cameron, accusandolo di non avere fatto abbastanza per modificare la legislazione delle Isole Vergini britanniche, che si trovano sotto la sovranità della Gran Bretagna. Il liberal democratico Matthew Oakeshott ha detto: «Come può David Cameron essere credibile chiedendo al G8 di far sì che le grandi aziende paghino le tasse quando lasciamo che le Isole Vergini britanniche utilizzino le nostre leggi e la nostra protezione per fare miliardi di dollari illegalmente?»

Dopo essere venuta a conoscenza di questa inchiesta, è intervenuta nella vicenda anche la Commissione Europea, chiedendo ai governi dei 27 di avanzare proposte per combattere l’evasione fiscale e trovare una definizione condivisa di “paradiso fiscale” che permetta di creare delle “liste nere” per perseguire i paesi che accolgono gli evasori.

foto: Marty Melville/AFP/GettyImages

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