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  • sabato 30 marzo 2013

La Corea del Nord è davvero una minaccia?

Le ultime minacce rivolte agli Stati Uniti dalla Corea del Nord sono sulle prime pagine di tutti i giornali: perché non c'è davvero molto di cui preoccuparsi

La Corea del Nord non possiede aerei abbastanza grandi da trasportare bombe nucleari, e anche se li possedesse non sarebbero in grado di inoltrarsi troppo nello spazio aereo della Corea del Sud o del Giappone (per non parlare degli Stati Uniti) prima di essere abbattuti. Possiede però numerosi missili di vari tipi. Il problema è che i nordcoreani non sono molto abili nella scienza dei razzi.

Gli allarmi comparsi un po’ in tutti i giornali a proposito di missili nordcoreani in grado di arrivare dall’Europa orientale fino agli Stati Uniti sono falsi. I missili più diffusi e probabilmente anche i più affidabili a disposizione dell’esercito nordcoreano sono gli Hwasong-5 e 6 con una gittata di circa 700 chilometri. Sono alti 12 metri e derivano dal progetto di un vecchio missile russo, lo Scud, il tipo di missile che colpiva Israele dall’Iraq durante la prima Guerra del Golfo. Si tratta di missili testati con successo e in grado di colpire la Corea del Sud, la Cina e il Giappone.

Qui finiscono i successi missilistici del paese. La Corea del Nord possiede missili con una gittata molto superiore, come ad esempio i Taepodong-1 (lunghi 25 metri) che si pensa potrebbero colpire dall’India all’Alaska. Si tratta però di armi completamente inaffidabili: l’ultima volta che ne venne testato uno, nel 2006, esplose in aria dopo 42 secondi. Altrettanto male è andata per il missile Unha-3, che dovrebbe essere in grado di colpire dall’Europa agli Stati Uniti. Dal 1998 ad oggi, su cinque lanci, quattro sono falliti in maniera spettacolare.

A metà dello scorso dicembre, però, il primo di questi missili è partito senza danni e ha portato in orbita un satellite, suscitando il panico negli Stati Uniti. Fortunatamente, esiste una grossa differenza tra le conoscenze scientifiche richieste per trasportare un satellite in orbita e quelle necessarie a lanciare un missile intercontinentale. La differenza sostanziale è che un missile intercontinentale deve arrivare molto più in alto – circa 1.500 chilometri, il doppio dell’altezza di un satellite – e poi ricadere nel punto desiderato, operazioni molto più complicate di quelle eseguite dal missile testato a dicembre. E più complicato vuol dire più a rischio di fallimenti.

Oltre alle armi nucleari, la Corea del Nord possiede un enorme esercito composto da circa un milione di soldati (il 4 per cento della popolazione) con circa 8 milioni di riservisti pronti ad essere richiamati. Dispone anche di moltissime altre armi convenzionali, cannoni e missili, in grado di colpire diverse città della Corea del Sud (tra cui la capitale Seul, molto vicina al confine) e di causare, potenzialmente, migliaia di morti. Ma dopo aver colpito, probabilmente di sorpresa, l’esercito nordcoreano sarebbe quasi certamente sconfitto in brevissimo tempo.

I suoi numeri sono impressionanti (l’esercito statunitense conta circa un milione di soldati attivi e un altro di riservisti), ma è una potenza soltanto sulla carta. Le armi a disposizione dell’esercito nordcoreano sono vecchie di decenni e si calcola che, una volta cominciata la guerra, avrebbero riserve di carburante per appena trenta giorni. Gli Stati Uniti spendono nella difesa venti volte l’intero PIL della Corea del Nord.

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