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  • venerdì 29 Marzo 2013

Chi sono gli occidentali che combattono in Siria

Le storie delle decine di persone arrivate nel paese per unirsi ai ribelli, raccontate dai media stranieri

Dalla Germania
Hajan M., 38 anni, è un cittadino tedesco di origini siriane che ha vissuto nella città di Kassel, in Germania, dal 1999 al 2006, dove ha sposato una donna tedesca. Il settimanale tedesco Spiegel ha raccontato la sua storia, dopo che su Internet si era diffuso un video in cui Hajan si rivolgeva in tedesco ad altri musulmani dicendo: «Puoi prendere un aereo dalla Germania per venire in Siria. Puoi venire qui e fare il jihad». Secondo quanto riportato dalla stampa tedesca, la polizia stava indagando su di lui da diverso tempo, senza però arrivare a formalizzare le accuse. Hajan si sarebbe unito a una milizia che opera nella città di Homs e non ci sono notizie su dove si trovi adesso, ma non è l’unico tedesco partito per andare in Siria.

Secondo quanto riportato dallo Spiegel, le autorità tedesche credono che dalla Germania un certo numero di salafiti aderenti all’Islam radicale ultraconservatore si siano diretti in questi ultimi mesi in Siria per prendere parte alla guerra contro Assad. Tra questi ci sarebbero anche membri del gruppo tedesco Millatu Ibrahim, oggi bandito in Germania.

Il trasferimento in Siria dalla Germania non è nemmeno troppo complicato, e per la maggior parte dei casi avviene con il passaggio dalla Turchia: secondo le leggi tedesche, infatti, è possibile revocare il passaporto a coloro che sono ritenuti una minaccia alla sicurezza nazionale per avere determinati legami internazionali (quindi anche in casi di legami con cellule terroristiche estere). Questa legge non viene applicata però ai tedeschi che entrano in Turchia, per i quali è sufficiente solo la carta d’identità.

Dall’Australia
Yusuf Toprakkaya è un trentenne turco-australiano che viveva a Melbourne. È stato ucciso il 30 dicembre scorso da un cecchino durante uno scontro alla base militare di Wadi al-Dayf, in Siria, dove si era recato per combattere a fianco delle milizie ribelli siriane. Toprakkaya, che era conosciuto anche come Abu al-Walid al-Australi, era stato ricordato dai ribelli del suo gruppo con un video pubblicato su YouTube qualche giorno dopo la sua morte. La parte finale del video mostra Toprakkaya in una casa mentre prepara il detonatore di una bomba.

Il nome di Abu al-Walid era venuto fuori da un documento diplomatico del governo americano, reso poi pubblico da Wikileaks, che chiedeva che Toprakkaya (insieme ad altri 22 cittadini australiani) venisse inserito nella lista del Terrorist Screening Database americano, per avere mantenuto legami con un importante leader di al Qaida, Anwar al-Awlaki. Secondo quanto riporta The Australian, i servizi segreti del paese credono che siano stati più di 100 i cittadini australiani che si sono uniti nei mesi scorsi alla guerriglia siriana, e tra questi si avrebbe notizia di tre morti.

Dal Regno Unito
John Cantlie è un fotografo e corrispondente di guerra britannico che venne rapito da alcuni islamisti radicali in Siria il 19 luglio 2012, vicino a Bab al Hawa. Dopo essere stato liberato dall’Esercito Libero Siriano, Cantlie raccontò la propria esperienza ai giornali britannici. Il 5 agosto 2012 Cantlie scrisse sul Sunday Times:

«Ho dovuto lottare per la mia vita, ero a piedi scalzi e con le mani legate, mentre jihadisti britannici – giovani uomini con un accento del sud di Londra – sparavano per uccidere. Puntavano i loro Kalashnikov a un giornalista britannico, londinesi contro londinesi in un posto roccioso che sembrava un paesaggio di montagna scozzese. I proiettili sollevavano la polvere mentre io correvo. Un proiettile mi colpì un braccio, mentre un altro mi sfiorò l’orecchio. E nessun siriano nelle vicinanze. Questo non era quello che mi aspettavo.»

Cantlie era finito in un campo di addestramento per aspiranti jihadisti stranieri, in cui erano presenti anche alcuni britannici. La vicenda di Cantlie spinse le autorità britanniche a monitorare con più attenzione questo fenomeno. Il quotidiano conservatore britannico Telegraph ha riportato alcune stime fatte dal direttore dell’Ufficio per la Sicurezza e l’Antiterrorismo britannico, Charles Farr: i cittadini britannici che sono andati a combattere in Siria sarebbero circa un centinaio. Anche la polizia londinese starebbe investigando su come i potenziali jihadisti vengono reclutati e come funziona il loro trasferimento in Siria.

Il resto del mondo occidentale
Anche cittadini provenienti da altri paesi si sono uniti alla guerriglia in Siria. Il ministero di Sicurezza e Giustizia dei Paesi Bassi ha comunicato il 13 marzo di avere alzato l’indice sulle stime di minaccia terroristica, spostandole da “limitate” a “sostanziali”, dopo avere verificato che circa un centinaio di cittadini olandesi aveva lasciato i Paesi Bassi per unirsi alle guerriglie nei paesi dell’Africa e del Medio Oriente, specialmente in Siria.

Anche il ministero degli Interni della Francia ha rivelato recentemente che alcuni cittadini francesi stanno prendendo parte alle attività jihadiste in diversi luoghi del Medio Oriente e dell’Africa, tra cui anche la Siria. In particolare, in Siria ci sarebbero alcune decine di cittadini francesi, schierati a fianco dei ribelli.

foto: (ZAC BAILLIE/AFP/Getty Images)

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