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  • martedì 26 Marzo 2013

La Corte Suprema e i matrimoni gay

Per la prima volta nella sua storia la Corte si esprimerà sulla questione, con molte possibili ripercussioni: l'esame inizia oggi, ecco le cose da sapere

Cosa ne pensano i giudici della Corte Suprema?
Scrive Time che, nonostante sia sempre difficile prevedere una sentenza della Corte suprema, ci sono buone ragioni per aspettarsi un pronunciamento che favorisca la tutela dei diritti dei gay e che dunque venga riconosciuto anche il loro matrimonio: in base, soprattutto, al profilo di uno dei nove giudici che compongono la Corte, Anthony Kennedy. La Corte è composta da due blocchi che rappresentano, generalmente, posizioni più o meno progressiste o conservatrici. In questo momento cinque giudici sono definiti come “conservatori” e quattro come “progressisti”, ma sono definizioni da prendere con le molle: parliamo della stessa Corte Suprema che, per esempio, un anno fa decise di considerare costituzionale la riforma sanitaria di Obama. In questo caso proprio il giudice Kennedy, nominato da Reagan e di solito considerato “conservatore”, si è pronunciato più volte a favore dei diritti dei gay.

I giudici potrebbero anche decidere, in merito ai due casi, che venga applicata una clausola che preveda il riconoscimento del matrimonio gay anche dal governo federale e non solo da parte di tutti gli stati, come accaduto nel 1973 con la sentenza della Corte Suprema in materia di aborto, la famosa Roe v. Wade. L’ipotesi più probabile, scrive però Time, è che si decida soltanto in merito ai due singoli casi. E nel caso della Proposition 8 c’è anche la possibilità che la Corte Suprema “decida di non decidere” e rinviare la questione così ai tribunali locali.

Non si torna indietro
Negli ultimi mesi entrambi i casi sono stati molto discussi a livello politico, anche perché il riconoscimento dei diritti delle coppie omosessuali rappresenta un tema molto sentito da parte dell’opinione pubblica. Il presidente Barack Obama ha più volte detto, a partire da una storica dichiarazione durante la campagna elettorale del 2012, di sostenere l’allargamento dei diritti civili: «le persone dello stesso sesso devono avere la possibilità di sposarsi». Anche Hillary Clinton, ex segretario di stato americano, ha annunciato di essere favorevole ai matrimoni gay, spiegando che gay, lesbiche, bisessuali e transessuali «sono cittadini a pieno titolo e meritano i diritti da cittadini, tra cui il matrimonio».

Anche alcuni importanti esponenti repubblicani, tra cui il senatore dell’Ohio Rob Portman, hanno cambiato idea e si sono detti favorevoli ai matrimoni gay. E nel rapporto del partito repubblicano sulla sconfitta di Romney si legge che il partito dovrebbe muoversi “a sinistra” su questo tema: non tanto perché i gay rappresentano un blocco elettorale numericamente importante, ma soprattutto perché l’intolleranza mostrata in diverse occasioni dai repubblicani, su questo tema, spaventa non poco altri gruppi di elettori più moderati.

Anche per questo, scrive il Washington Post, comunque vada, il dibattito politico sui matrimoni gay si può considerare finito. Molti esponenti repubblicani della California hanno già chiesto infatti la revoca della Proposition 8. I sondaggi riferiscono ormai da molti mesi il cambio di opinione degli elettori americani: oltre il 60 per cento si dicono favorevoli ai matrimoni gay, ed è una stima che aumenta mese dopo mese. Secondo il Washington Post non si tornerà indietro.

Foto: AP Photo/Jose Luis Magana

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