Berlusconi è ineleggibile?

C'entra una legge del 1957 che nel caso di Berlusconi non è stata applicata in passato, ma stavolta potrebbe essere un po' diverso

Le posizioni
La questione dell’ineleggibilità è riemersa molte volte tra il 1994 e oggi, con molte prese di posizione da parte di esponenti del centrosinistra e persino della Lega, quasi sempre contrarie a Berlusconi. Il centrosinistra non ne ha mai fatto un vero strumento di opposizione politica, nonostante in alcune occasioni suoi esponenti molto celebri siano stati molto chiari sulla questione.

Uno dei giudizi che vengono riportati più spesso è quello di Massimo D’Alema, che alla Festa dell’Unità del settembre 2000 a Bologna disse che «Berlusconi concessionario dello Stato era ed è ineleggibile per incompatibilità», aggiungendo che il voto della Giunta nel 1996, con maggioranza del centrosinistra, era stato «una finzione».

Secondo molti infatti, le decisioni della Giunta nel 1994, 1996 e 2001 erano motivate da valutazioni politiche e non tennero realmente conto di quello che stabiliva la legge. L’appello di MicroMega definisce l’interpretazione della Giunta per le elezioni della Camera del 1994 e del 1996 “da azzeccagarbugli”. Porta a supporto di questa opinione un parere dell’ex presidente della Corte Costituzionale Ettore Gallo (morto nel 2001): “ciò che conta è la concreta effettiva presenza dell’interesse privato e personale nei rapporti con lo Stato”. Inoltre, anche la famosa legge Mammì dell’agosto 1990, quella che regolò per la prima volta il sistema radiotelevisivo italiano, stabilisce il principio che anche quando i concessionari privati siano società, devono essere individuabili le persone che le controllano. In altre parole: ai fini delle concessioni televisive, individuare chi sta dietro le società è comunque obbligatorio per legge.

Che cosa succede adesso
Nel caso attuale, Silvio Berlusconi è stato eletto alle ultime elezioni politiche non più alla Camera – dove era stato confermato in tutte le elezioni dal 1994 in poi – ma al Senato. Il problema legale però resta invariato, dato che le norme per l’elezione del Senato [PDF] dicono esplicitamente (all’articolo 5) che i motivi di ineleggibilità sono gli stessi della Camera.

La Giunta per le elezioni del Senato, a cui spetterà probabilmente la decisione sul caso, deve ancora essere formata. Il regolamento del Senato stabilisce che sia composta da 23 senatori, che non sono scelti dai gruppi parlamentari ma dal presidente del Senato, tenendo conto dei rapporti di forza nel parlamento: prima di formarla, quindi, si devono creare i gruppi parlamentari (dato che però la giunta ha diversi compiti che devono essere svolti subito, come prendere atto delle rinunce e nominare i sostituti ne è stata nominata una provvisoria presieduta da Felice Casson del PD). Contro le decisioni delle giunte delle elezioni – ce ne sono due, una per la Camera e una per il Senato – non è possibile presentare ricorsi.

Secondo l’apposito Regolamento della giunta, il ricorso può essere presentato da qualsiasi elettore della regione dove è stato eletto il senatore (curiosità: Berlusconi, capolista in 18 regioni, ha optato per l’elezione in Molise) e deve essere presentato entro 20 giorni dalla proclamazione. MicroMega ha detto che presenterà il ricorso nell’ultimo giorno utile, ai primi di aprile. La Giunta svolge poi le sue indagini e decide sull’eleggibilità del senatore.

Nella prossima giunta ci dovrebbe comunque essere un nutrito gruppo di rappresentanti del Movimento 5 Stelle e del Partito Democratico. I primi hanno detto che voteranno senz’altro contro l’eleggibilità di Berlusconi, mentre Luigi Zanda, neocapogruppo del PD in Senato, ha detto il 19 marzo che lui è per l’ineleggibilità «da sempre» e che se sarà nella Giunta per le elezioni voterà contro Berlusconi, ma ha detto anche che i senatori del PD che comporranno la giunta decideranno «quando sarà il momento».

Foto: ALBERTO LINGRIA/AFP/Getty Images

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