Che cos’è il New Deal

Quella cosa - iniziata 80 anni fa - che secondo molti ci farebbe uscire dalla crisi, e che aiutò gli Stati Uniti a uscire da quella del '29

di Davide Maria De Luca – @DM_Deluca

L’obbiettivo della WPA, e della FERA che aveva sostituito, era garantire uno standard minimo di vita ai disoccupati, che nel periodo oscillarono tra il 25% e il 14% della popolazione. In questo senso furono entrambi programmi efficaci: ricerche recenti hanno stimato che ogni 200 mila dollari dell’epoca (circa 2,5 milioni di oggi) spesi in questi due programmi venivano evitati una morte infantile, un suicidio, 3,5 morti a causa di malattie e 21 crimini contro la proprietà.

Spesso, chi sostiene la necessità di adottare un nuovo New Deal allude in particolare all’opera compiuta dalla WPA che fu effettivamente efficace nel raggiungere il suo obbiettivo. Ma i lavoratori impiegati venivano pagati appena il 40% del salario standard. Attualmente i programmi di protezione sociale e assistenza sanitaria – e soprattutto nei paesi europei – garantiscono già ampiamente quei livelli minimi di sussistenza che erano l’obbiettivo dei newdealers.

I risultati del New Deal
La letteratura sui risultati ottenuti dal New Deal è sterminata e a volte contrastante. Alcune misure che vennero prese all’epoca, come ad esempio il tentativo di mettere d’accordo gli agricoltori per diminuire la produzione e mantenere i prezzi alti, furono nella pratica insuccessi e aumentarono la disoccupazione. Altre riforme portarono effettivamente un aiuto all’enorme popolazione di disoccupati, mentre alcune scelte regolatorie furono così efficienti che, sotto varie forme, durano ancora oggi.

Su una cosa però gli economisti e gli storici sono concordi: il New Deal non fu un intervento di stimoli “keynesiani” all’economia. La maggioranza democratica di Roosevelt era composta in buona parte da deputati del sud, contrari a ogni spesa in deficit. Anche se il bilancio federale aumentò dal 4% all’8% del PIL durante il New Deal, il PIL era diminuito così tanto durante la depressione – del 33% rispetto al 1929 – che l’aumento di spese statali non riuscì mai a colmarlo.

Per tutto il New Deal il debito pubblico restò stabile poco sopra il 40% del PIL, mentre l’aumento di spesa veniva finanziato con un elevatissimo aumento delle tasse. In altre parole durante il New Deal la politica fiscale di Roosevelt fu molto conservatrice e attenta a non creare deficit. Le cose cambiarono con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale e con le prime commesse richieste all’industria bellica americana da parte del Regno Unito.

Quando nel 1941 gli Stati Uniti entrarono in guerra, una buona parte dell’economia venne riconvertita per sostenere lo sforzo bellico. Il 15% della popolazione in età da lavoro venne arruolata nell’esercito mentre il governo federale cominciò a spendere in deficit, portando nel 1945 il rapporto debito/PIL al 120% e la disoccupazione al 2%. Ironicamente, nonostante il linguaggio bellicoso del New Deal e dei newdealers, fu una guerra vera a far superare definitivamente gli effetti della crisi economica.

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