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  • mercoledì 27 Febbraio 2013

Il romanzo del Vaticano

Cosa raccontano le inchieste di questi giorni (e di questi anni) su scandali e divisioni nella Chiesa e cosa c'entrano con le dimissioni del Papa

L’inchiesta di Repubblica
Nell’articolo di Concita De Gregorio del 21 febbraio, dal titolo “Sesso e carriera, i ricatti in Vaticano dietro la rinuncia di Benedetto XVI”, si dice che il 9 ottobre 2012 il Papa incontrò il cardinale Julian Herranz, 83 anni, “lo spagnolo dell’Opus Dei da lui incaricato di presiedere la commissione d’indagine su quello che i giornali chiamano Vatileaks”. Herranz informava periodicamente il Papa dei suoi risultati in un colloquio settimanale privato, tenuto regolarmente per circa 10 mesi nel corso del 2012. La commissione, che aveva ricevuto l’incarico il 24 aprile, era formata da tre cardinali: oltre a Herranz, il cardinale Salvatore De Giorgi (82 anni) e lo slovacco Josef Tomko (88 anni).

L’inchiesta della commissione è fatta di “decine e decine di interviste a prelati, porporati, laici” in Italia e all’estero, di cui sono stati fatti “verbali” firmati dagli interessati. Ne emergeva “una rete di lobby” divisa per provenienza geografica e per ordine religioso. Non solo, ma anche per “orientamento sessuale”, il che ha generato diversi titoli su una “lobby gay” nel Vaticano in grado di condizionare le nomine alle cariche più importanti, anche se i contorni e le azioni concrete di questa “lobby” sono tra le cose meno chiare di questo quadro già molto complicato.

Le conclusioni dell’inchiesta interna dei tre cardinali sono una relazione di 300 pagine, divisa in due volumi, che è stata presentata al Papa il 17 dicembre 2012 e che da allora è nella cassaforte dell’appartamento papale. Parte di queste conclusioni riguarderebbero anche un’ampia rete di incontri e relazioni omosessuali, avvenuti a Roma, nello stesso Vaticano e altrove, che oltre a costituire una violazione della morale sessuale cattolica esporrebbero diversi esponenti importanti del clero cattolico a ricatti da parte di laici.

L’esistenza della famosa relazione e parte dei suoi contenuti vennero annunciati anche da Panorama in un’anticipazione del 20 febbraio. La notizia venne pubblicata in un’inchiesta del vaticanista Ignazio Ingrao sul numero del settimanale del giorno successivo: ne sono venute alcune accuse a Repubblica da parte di Ingrao e di Marco Lillo del Fatto – giornale che si era occupato delle stesse vicende vaticane – di aver copiato almeno parte dei materiali delle loro inchieste.

Le questioni economiche
Un secondo articolo di Concita De Gregorio, di nuovo in prima pagina il 22 febbraio, si concentrava sugli aspetti economici dell’inchiesta interna. De Gregorio riportava le parole di “un cardinale che per molti anni ha lavorato nelle finanze vaticane, ormai troppo anziano per partecipare al Conclave” (l’età massima per partecipare è 80 anni). Il quale parte da un episodio recente: il primo gennaio 2013 la Banca d’Italia bloccò per alcune settimane i Bancomat del Vaticano, ufficialmente per un problema di autorizzazioni.

L’articolo continua dicendo che in realtà c’è più di questo: una commissione istituita nel 2011 per fare chiarezza sulla gestione dello IOR – operazione in cui è centrale anche la nomina di Gotti Tedeschi a presidente – è stata di fatto privata dei suoi poteri da una delle fazioni del clero vaticano, quella del segretario di Stato Tarcisio Bertone, ex braccio destro di Ratzinger quando era alla Congregazione della Dottrina della Fede.

Intorno a lui, e questa non è una novità, c’è un gruppo di persone denominate “i genovesi” (sono quasi tutti liguri) che formano i vertici dello IOR e dell’economia vaticana: tra questi, monsignor Balestrero, da poco nominato nunzio apostolico, cioè più o meno ambasciatore, in Colombia; il cardinale Giuseppe Versaldi, a capo della Prefettura affari economici; Domenico Calcagno, che è di Savona e amministratore del patrimonio del Vaticano; e il direttore generale Cipriani, di Roma e considerato vicino al noto banchiere Cesare Geronzi. Le azioni di questo gruppo erano al centro delle rivelazioni di Vatileaks. L’articolo di De Gregorio, sempre attraverso le parole del cardinale, sottolinea anche la scarsa trasparenza dei conti dello IOR che rendono possibili operazioni illecite.

Il meccanismo è questo. Allo Ior possono aprire conti correnti, che si chiamano “fondi”, solo religiosi, istituti religiosi e cittadini vaticani. Sono circa 25 mila. Ciascuno di loro però può delegare ad operare sui conti chi vuole, senza limiti nel numero di deleghe e senza che ci sia registro dei delegati.

Le inchieste di questi giorni, però, si fermano prima di fare nomi e attribuire responsabilità precise. Quello che emerge, in generale, è un quadro di accuse incrociate e di divisioni: anche se, in concreto, i reati o gli episodi specifici che emergono sono pochi. Ma le ipotesi conseguenti sono che le debolezze e inadeguatezze a cui il Papa allude nello spiegare le sue dimissioni abbiano a che fare con tutto questo e con un suo tentativo di affidare a qualcuno con maggior forza e legittimazione il contrasto con le fazioni ritenute responsabili di questo stato di cose.

La reazione del Vaticano
Dopo questi articoli e altri simili usciti sui quotidiani italiani ci sono state diverse reazioni, da parte del Vaticano. Il 23 febbraio, Tarcisio Bertone ha detto che le notizie uscite in questi giorni sono “spesso non verificate, o non verificabili, o addirittura false”, e che si tratta di una manovra per cercare di condizionare l’elezione del futuro pontefice.

Il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, ha ammesso il 25 febbraio l’esistenza di “atti dell’indagine” sul caso Vatileaks, dopo un incontro dei tre cardinali con Benedetto XVI avvenuto quel giorno, ma ha precisato che i suoi contenuti sono a conoscenza solo del Papa. Ha anche detto che i risultati saranno “a disposizione del futuro pontefice”.

In tutto questo, il Vaticano è coinvolto in questi giorni in nuovi scandali sessuali, una costante del papato di Benedetto XVI. L’ultima vicenda è quella delle dimissioni dell’arcivescovo O’Brien, l’unico rappresentante britannico, che non parteciperà al Conclave per decisione di Benedetto XVI perché accusato di abusi sessuali per fatti risalenti circa 30 anni fa. Un altro caso, sempre di questi giorni, è quello del cardinale Roger Mahony, che è al centro di un altro scandalo perché avrebbe coperto casi di pedofilia avvenuti quando era arcivescovo di Los Angeles, alla fine degli anni Ottanta. Ma la commissione di tre cardinali non si è occupata dei casi di pedofilia, che dunque oggi restano ai margini delle inchieste più recenti.

Foto: GABRIEL BOUYS, GABRIEL BOUYS/AFP/Getty Images

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