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  • sabato 16 Febbraio 2013

L’omicidio di Jeff Hall, neonazista

La drammatica storia dell'uomo ucciso due anni fa dal figlio di 10 anni, che è stato riconosciuto colpevole da un tribunale della California

Joseph Hall non aveva dovuto far fatica, infatti, per trovare l’arma: era carica in un cassetto, e per questo Krista McCary è stata condannata (le leggi sulle armi della California impongono che le armi abbiano una sicura e siano custodite in una scatola chiusa a chiave). È attualmente in libertà condizionale. Allo stesso modo, la giovinezza di Joseph si era svolta senza molti filtri verso la retorica violenta del padre, che lo portava ai raduni del NSM e persino ai pattugliamenti lungo il confine tra Stati Uniti e Messico, un’idea del padre per fermare o controllare in qualche modo l’ingresso illegale di messicani negli USA. Joseph ha detto diverse volte che “odiava” partecipare a quei raduni.

L’accusa nel processo contro Joseph Hall ha sostenuto che, nonostante le convinzioni politiche del padre, Jeffrey non compì mai abusi su suo figlio e fu sempre un padre amorevole e premuroso. Di conseguenza, i discorsi di suo padre – che dichiarò di essere pronto a “morire” per la causa di “un’America completamente bianca” – non avevano niente a che fare con l’omicidio e non potevano essere citati tra le cause delle azioni del figlio.

I servizi sociali, in tutta questa storia, non ci fanno una gran figura: la disastrata famiglia Hall era da molto tempo sotto l’osservazione dei Child Protective Services, incaricati di seguire i casi di minori difficili, ma nonostante le oltre venti indagini avviate sul caso dopo diverse segnalazioni di sospette violenze e abusi, non vennero mai presi provvedimenti per togliere il bambino dalla custodia del padre.

Joseph Hall è stato un bambino difficile fin da molto piccolo, anche prima che Jeff si unisse al NSM. In diversi casi aveva aggredito sua madre e le sue sorelle. Quando iniziò ad andare a scuola, se la prese diverse volte con i suoi compagni di classe, e una volta provò a strangolare una maestra con un filo del telefono. Diverse scuole – nove, prima che lui compisse dieci anni – lo cacciarono per comportamenti violenti, per il continuo uso di linguaggio volgare in classe e per l’incapacità di rimanere fermo al suo posto a seguire la lezione.

A casa, però, la vita di Joseph era drammatica prima ancora che nascesse. Sua madre, Leticia, era un’eroinomane che fece uso di alcool e droghe durante la gravidanza, un fatto che probabilmente ha contribuito ai problemi del bambino nell’attenzione e nello sviluppo delle sue capacità cognitive. La prima indagine dei servizi sociali iniziò nel 2000, quando Joseph aveva tre mesi: Jeff e Leticia portarono il bambino al pronto soccorso per un’infezione all’occhio e litigarono violentemente davanti ai medici e agli infermieri. La coppia mantenne la custodia del figlio, ma pochi giorni dopo chiese il divorzio, con Joseph affidato alla madre.

Gli interventi dei servizi sociali divennero quasi una routine. Nel 2002, Joseph, che allora aveva due anni, fu visto mentre vagava da solo, all’alba, vicino alla casa della madre. Poi, nel 2003, iniziò il lato peggiore della storia. Leticia si mise con un altro uomo, Wesley, da cui ebbe due gemelli (che a loro volta ebbero problemi di crescita dovuti alla malnutrizione e all’incuria). Joseph raccontò al padre e alla nonna che il nuovo patrigno “toccava” sia lui che la sua sorella minore.

Tornarono in campo i servizi sociali: constatate le condizioni igieniche terribili della casa di Leticia e Wesley, i bambini vennero affidati a Jeff. Dopo l’ennesima accusa di violenze sessuali di Leticia e il suo convivente durante una visita al bambino, gli assistenti sociali andarono alla ricerca della coppia, ma i due avevano improvvisamente lasciato la città; Joseph non ebbe più alcun rapporto con sua madre per sei anni.

Sotto la custodia di Jeff e Krista le cose migliorarono, anche se probabilmente non quanto si poteva sperare. Nel 2009 gli assistenti sociali andarono a casa Hall, dopo che Joseph si era presentato a scuola con un livido sull’occhio e aveva raccontato che la sua matrigna, Krista, lo aveva legato mani e piedi con una corda e spinto giù per una rampa di scale perché lui era uscito di casa senza il suo permesso. Per quanto possa sembrare incredibile, Joseph rimase con suo padre e Krista, a cui nel 2010, quando la donna aveva 25 anni, venne anche affidato il compito di educare il figlio più volte espulso da scuola. Krista era tenuta a fare fino a quattro ore di lezione al giorno al bambino.

Jeff Hall
Nel 2008 Jeff Hall si era iscritto con entusiasmo alla più grande organizzazione neonazista statunitense, il National Socialist Movement, che secondo il Southern Poverty Law Center (un centro di documentazione e un gruppo di pressione su diverse organizzazioni estremiste americane) ha circa 500 membri in tutto il paese. L’iscrizione costa 10 dollari al mese.

Il NSM, fondato nel 1994 dopo una serie di scissioni e rotture nei minuscoli partitini neonazisti americani, arriva di tanto in tanto alla visibilità nazionale, con le sue manifestazioni contro gli immigrati e i “negri” a cui qualche decina di militanti si presenta in divisa delle SS, di solito raccogliendo gruppi di contestatori circa dieci volte più grandi. Le manifestazioni si risolvono spesso in scontri tra i due gruppi e nell’intervento della polizia.

Sia a Riverside che a Los Angeles, Hall aveva partecipato attivamente a manifestazioni in cui venivano sventolate svastiche, esibiti saluti nazisti e cantato “White power! White power!”. Tra le azioni del NSM si ricorda anche aver appeso un simbolo nazista fuori da una sinagoga, ma l’obiettivo principale del movimento nell’area sono i molti immigrati dal Messico e altri paesi centroamericani.

Difficile sostenere che qualcosa delle idee del padre, uno dei più attivi membri della California meridionale, non sia passato a Joseph. Durante una riunione del NSM in New Jersey, due settimane prima di morire, Jeff Hall disse che suo figlio era capace di usare un visore notturno e un telescopio ad infrarossi.

Jeffrey, che a partire dal 2008 circa cominciò ad avere seri problemi di alcolismo, venne anche eletto a una carica pubblica. Nel 2010, infatti, si candidò per un posto nella commissione comunale che si occupava di questioni idriche e fece una campagna elettorale di bassissimo profilo, senza presentarsi a un incontro tra i candidati e senza esporre cartelloni. La sua campagna elettorale, pare, venne fatta interamente presentandosi di persona e consegnando il suo biglietto da visita. In un’intervista telefonica con il Los Angeles Times ribadì di volere “una nazione bianca”. Ad ogni modo, nelle elezioni del novembre 2010 ottenne circa il 30 per cento dei voti, oltre ottomila, nonostante si presentasse sulla scheda come candidato affiliato al NSM.

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