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Che cosa sono i derivati

Se ne parla di nuovo per il Monte dei Paschi: cosa sono e come funzionano, quelli buoni e quelli cattivi, spiegato semplice

di Davide Maria De Luca – @DM_Deluca

Il caso più noto di questo effetto distruttivo dei derivati è la crisi dei mutui subprime, quando, come disse Warren Buffet, i derivati erano diventati «armi di distruzione finanziaria di massa». All’epoca le banche attirate dai profitti giganteschi dei derivati basati su garanzie immobiliari si esposero tantissimo su quel fronte e quando arrivò la crisi, i valori immobiliari caddero e, per dirla ancora con Buffet: «la marea si ritirò e si vide chi stava nuotando nudo».

Ma la complessità dei derivati può dare anche origine a truffe o cose che ci si avvicinano molto. Potenzialmente, a tutti i clienti degli istituti bancari potrebbero essere proposti dei derivati e in pochi avrebbero le competenze per capire se quello che gli viene proposto è un prodotto sicuro o un misterioso derivato che chissà come andrà a finire. Questo è stato il caso dei derivati venduti ad alcuni enti locali italiani, per cui sono state condannate diverse banche internazionali. Come hanno fatto notare alcuni, tra quei casi potrebbero essercene anche altri. Enti locali che hanno sottoscritto prodotti derivati per mostrare utili in bilancio e far ricadere le perdite sugli amministratori futuri.

Questo secondo caso è esattamente quello che ha fatto il Monte dei Paschi con i derivati Alexandria e Santorini. Vediamo come funziona: ipotizziamo di essere una banca (o un comune) che vuole nascondere una perdita. Non potremmo, ovviamente, chiedere del denaro in prestito per ripianarla: il debito finirebbe nel bilancio e così gli interessi che dovrò pagare in futuro. Ecco allora che l’ingegneria finanziaria ci viene in soccorso, disegnando un infinità di prodotti derivati che potrebbero esserci utili.

La banca, ad esempio, potrebbe vendere un derivato al prezzo della perdita che vuole nascondere. In cambio, si impegna a pagare all’acquirente una certa cifra per trent’anni, con scadenza annuale se, ad esempio, il Pro Patria non entra in Seria A. O se a Tunisi non nevica. MPS ha compiuto un’operazione simile: si accordò con la banca Nomura per vendere al prezzo di 60 milioni (sono cifre ipotetiche) dei titoli che aveva in precedenza comprato a 100, ma che all’epoca non valevano più di 30. In cambio sottoscrisse un derivato – particolarmente complesso e con diversa clausole che vennero tenute nascoste alla vigilanza – per cui si impegnava a pagare cifre enormi per gli anni successivi. Non si conoscono le clausole esatte, ma la possibilità che MPS vincesse la sua scommessa erano più o meno pari a quelle che ha il Pro Patria di entrare in Serie A.

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