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  • venerdì 1 febbraio 2013

Come stanno i giornali italiani

Testata per testata, il punto della situazione su crisi, licenziamenti, cassa integrazione, prepensionamenti e assunzioni (pochissime) nei quotidiani

di Francesco Marinelli – @frankmarinelli

Italia Oggi
A marzo 2012  è stato firmato un accordo di cooperazione e solidarietà che durerà fino a febbraio 2013: si tratta di una riduzione dello stipendio concordata – non dell’attivazione di un contratto di solidarietà – con lo scopo di “lavorare meno, ma lavorare tutti”. L’azienda ha risparmiato il 10 per cento lordo sul costo del lavoro, che per i trenta giornalisti della redazione ha significato l’8 per cento in meno (netto) di stipendio. In cambio della riduzione dello stipendio, l’accordo prevede l’impegno dell’azienda a non fare licenziamenti. Non ci sono stati prepensionamenti e non sono previste assunzioni.

Il Messaggero
A maggio 2012 è iniziato lo stato di crisi, che durerà fino ad aprile 2014, ma non sono stati attivati contratti di solidarietà. Sono previsti circa venti prepensionamenti e un certo numero di assunzioni, non precisato, “per un saldo minimo”.

Il Tempo
Lo stato di crisi del giornale è stato avviato a marzo 2012, per un anno. Ci sono stati cinque prepensionamenti. L’azienda sta invece investendo per potenziare il sito Internet, anche a livello tecnologico.

Il Manifesto
Dall’inizio dell’anno il Manifesto è tornato in edicola, salvando per il momento “la maggior parte dei posti di lavoro”. Si è conclusa la fase della liquidazione coatta amministrativa ed è nata una nuova cooperativa. Anche all’interno della redazione ci sono stati molti cambiamenti, con l’abbandono di alcuni dei fondatori e di altri giornalisti. Il 15 febbraio, di fatto, è stata avviata la liquidazione della cooperativa editrice “manifesto spa”. A giugno 2012 è stato trovato un accordo con il ministero del Welfare per i 68 dipendenti che erano rimasti: è stata avviata una cassa integrazione a rotazione che ha dimezzato l’organico, lasciando al lavoro 36 giornalisti per turno e 34 in cassa integrazione a rotazione.

L’Unità
A luglio 2012 è stato attivato il contratto di solidarietà per i giornalisti (l’ultimo di una serie), che si chiuderà a fine 2013. Cinque giornalisti sono andati in prepensionamento a fine 2011. Si parla anche di investimenti sul sito a livello tecnologico, non meglio definiti.

Liberazione
Il caso di Liberazione è stato tra quelli più complicati. Il giornale non esce più dal primo gennaio 2012. I giornalisti hanno occupato la redazione per tre mesi. Durante i tre mesi di occupazione il giornale è stato pubblicato in formato pdf. Nei due anni precedenti era stato applicato il contratto di solidarietà al 50 per cento. I giornalisti avevano poi proposto di ridursi ancor di più lo stipendio, per un periodo limitato, pur di continuare a lavorare, e investire quei soldi nel giornale. La proposta è stata rifiutata e l’editore ha deciso di sospendere anche la pubblicazione del giornale in pdf. Da gennaio 2013 il giornale è pubblicato soltanto online: il sito è aggiornato per sette ore al giorno e per cinque giorni alla settimana. Tutti i giornalisti, circa trenta, sono in cassa integrazione: insieme a loro anche venti poligrafici. Oggi al sito lavorano quattro persone: il direttore e il vicedirettore, che sono fissi, e due giornalisti, a turno, tra tutti quelli in cassa integrazione: nel mese di gennaio i due giornalisti hanno lavorato per un mese, da febbraio si lavorerà due alla volta per tre settimane ciascuno.

Pubblico
Il giornale diretto da Luca Telese è stato fondato nel settembre 2012 ma ha chiuso soltanto tre mesi dopo, il 31 dicembre 2012. La redazione di Pubblico era formata da circa venticinque giornalisti. Il giornale ha chiuso per aver mancato il punto di pareggio delle copie vendute, in base a quello che era il piano di business previsto. Con una lettera, i giornalisti della redazione, che non sanno se andranno in cassa integrazione, avevano criticato il piano imprenditoriale e nelle ultime settimane è uscito sulla stampa qualche nome riguardo a possibili nuovi investitori, per esempio il finanziere Alessandro Proto, la cui offerta è stata però rifiutata da Luca Telese: l’offerta sarebbe stata di 2 milioni di euro e il rifiuto sarebbe stato deciso per motivi editoriali e non economici. Si è detto – ma non sono arrivate conferme – che Alessandro Proto, dopo il rifiuto di Pubblico, abbia fatto un’offerta di 4,5 milioni di euro per rilevare una quota del 16,26 per cento del Fatto Quotidiano. Di Proto si è parlato anche per via di una sua rapida candidatura alle primarie del PdL e per via di un’indagine per truffa e aggiotaggio ai suoi danni.

Libero
A maggio 2012 è stato firmato un contratto di solidarietà per due anni. Le assunzioni sono bloccate ma non sono previsti dei prepensionamenti, anche perché i redattori hanno un’età media piuttosto bassa. Da poco la proprietà ha cambiato la concessionaria pubblicitaria. Il sito Internet sta ottenendo dei buoni risultati e per questo si parla della possibilità che nei prossimi mesi si facciano degli investimenti sul versante online.

Il Giornale
L’ultimo stato di crisi è stato attivato due anni fa, per 24 mesi, durante il quale ci sono stati 12 prepensionamenti. Nel 2012 non sono stati richiesti stati di crisi né se ne prevedono. Dopo una riduzione del personale negli ultimi anni, nel 2012 sono stati assunti tre giornalisti: dopo alcune ristrutturazioni nella redazione, la situazione si è momentaneamente stabilizzata. Anche il Giornale avvierà la chiusura giornaliera anticipata, con riduzioni graduali fino al 2014.

Quotidiano Nazionale
A giugno 2012 è stato attivato il contratto di solidarietà, che durerà fino a maggio 2014, per un totale di tre giorni di lavoro in meno al mese e la ritenuta corrispettiva in percentuale sullo stipendio. Sono stati fatti diciannove prepensionamenti e potenzialmente ce ne potrebbero essere altri quindici, in base ai requisiti dei redattori.

Il Gruppo QN
L’accordo sullo stato di crisi, oltre al Quotidiano nazionale, riguarda anche le altre testate della Poligrafici Editoriale, cioè il Resto del Carlino, La Nazione, Il Giorno e Quotidiano.net. Lo stato di crisi è iniziato il 1 giugno 2012 e finirà il 31 maggio 2014: sono stati previsti, nell’intero gruppo, 55 esuberi, attraverso la cassa integrazione straordinaria finalizzata ai prepensionamenti (su base volontaria) e il contratto di solidarietà con una percentuale del 14 per cento. Il governo ha detto che, rispetto alla richiesta di 33 prepensionamenti, se ne potranno attivare per il momento soltanto quattro, distribuiti uno per ogni testata, escluso Quotidiano.net. Per i giornalisti coinvolti nel contratto di solidarietà la percentuale iniziale sarà del 14 per cento, che si abbasserà poi nei successivi due anni. In tutto sono coinvolti ben 364 giornalisti.

Corriere dello Sport-Stadio
Il bilancio d’esercizio del 2012 si chiuderà molto probabilmente in forte perdita. Un piano di riorganizzazione prevede l’unificazione delle redazioni tra i giornalisti del giornale e quelli del sito. Sono previsti tagli dei costi che riguardano i giornalisti: dovrebbero essere prepensionati 12 giornalisti, circa il 20 per cento dell’attuale redazione. Sempre riguardo al taglio dei costi, il giornale dovrebbe rinunciare a seguire gli eventi della Formula Uno e del Motomondiale. Si sta pensando di aprire una web-radio e una web-tv.

Che cosa dice l’INPGI
Paolo Serventi Longhi, vicepresidente dell’INPGI, ha detto che nel 2012 l’istituto di previdenza dei giornalisti ha pagato, in ammortizzatori sociali, 29 milioni di euro, mentre nel 2011 erano stati 18 milioni. Per quanto riguarda le indennità di disoccupazione, dal 2011 al 2012 c’è stato un aumento dal 4 per cento al 7 per cento. La CIGS negli ultimi tre anni è aumentata del 400 per cento, mentre il numero dei contratti di solidarietà del 450 per cento. «Le prospettive sono pesanti», ha spiegato, «quasi tutti stanno portando avanti piani di riorganizzazione e ristrutturazione». Paolo Serventi Longhi ha comunque rassicurato sulla capacità dell’INPGI di poter far fronte a questa situazione: i conti dell’istituto sono in attivo per alcuni milioni di euro, anche grazie agli investimenti fatti sul patrimonio immobiliare. In sostanza, ha detto Paolo Serventi Longhi, l’INPGI «è in grado di garantire il suo ruolo per altri cinquant’anni di sostenibilità del nuovo sistema».

I contributi all’editoria
Il 12 luglio 2012 è stato approvato il decreto legge sul riordino dei contributi all’editoria che contiene una disciplina transitoria, in attesa di un disegno di legge che dovrà varare il governo (entro 12 mesi dall’approvazione del decreto), per definire i nuovi criteri d’assegnazione dei contributi pubblici alla stampa di partito, alle cooperative giornalistiche, e in generale in proporzione alle vendite di quotidiani e periodici.

In sostanza i criteri sono più selettivi, rispetto a quelli della legge precedente: l’obiettivo è razionalizzare e rendere più trasparenti i contributi, che saranno concessi in base alle vendite effettive e non più in proporzione alla tiratura. È stata cioè alzata la percentuale di vendita: deve essere pari, rispetto alle copie distribuite, ad almeno il 25 per cento per le testate nazionali e ad almeno il 35 per cento per le testate locali. Questa quota, comunque, non potrà superare quella distribuita nel 2010, come punto di riferimento. Inoltre il provvedimento ha eliminato il tetto massimo per le entrate pubblicitarie.

foto: GIUSEPPE CACACE/AFP/Getty Images

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