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  • venerdì 18 Gennaio 2013

C’era l’amore nel Ghetto

Un racconto di Marek Edelman, che partecipò alla rivolta del Ghetto di Varsavia, iniziata settant'anni fa

Hendusia aveva la carnagione chiara e folte trecce bionde. Di solito le raccoglieva a corona sul capo, ora invece le scendevano sulle spalle. «Hendusia, vieni», gridai verso di lei, «c’è una via di scampo per te, per quelli come te. Domani passerai nella parte ariana». Ci divideva il marciapiede e quello spiazzo verde recintato. «Ho qui centocinquanta bambini, non posso mica lasciarli. Non possono andare da soli nei vagoni e partire per quel viaggio da soli», mi gridò dalla finestra del seminterrato, attraverso il marciapiede. In quell’edificio c’era prima un ospedale evangelico. Adesso ci avevano messo i bambini del sanatorio Medem. Hendusia sapeva dove portava la loro strada.

Lo sapeva anche Roza Ejchner, un’anziana insegnante di Vilna che era rimasta con loro. Tutti gli altri insegnanti e educatori si erano dispersi chissà dove durante l’evacuazione del sanatorio di Miedzeszyn. C’era tra loro la moglie di Artur Zygielbojm con il figlio. Si nascosero fra i cespugli tra Miedzeszyn e Wiazowna. Qualcuno però deve averli denunciati e lì, dietro quei cespugli, vennero uccisi. Per Varsavia e poi oltre, per l’ultimo viaggio, partirono coi bambini soltanto Hendusia e Roza. Hendusia avrebbe potuto uscire, salvarsi, sopravvivere. Ma non voleva che i bambini avessero paura, che piangessero.

E rimase con loro, pur sapendo che cosa sarebbe accaduto. Per senso del dovere o per amore dei bambini? All’epoca era la stessa cosa. Una capo infermiera, alta, bella, con una chioma di capelli rossi dorati. Abita nell’ex sala operatoria, dove la finestra occupa tutta la parete. Sta in vestaglia alla finestra e chiama un ragazzo che attraversa il cortile. Gli apre la porta, sfila la vestaglia e mostra il bellissimo corpo bianco latte. Il ragazzo, per quanto sorpreso, entra. La capo infermiera gli inietta una dose di morfina e si stende nuda sul divano, e lui, smarrito, fugge.

Poi arrivò la Grande Operazione di sgombero. S’innamorò di lei un medico, un volksdeutsch6 di remota origine che i tedeschi avevano nominato commissario dell’ospedale. Durante la Grande Operazione, quando sgomberano l’ospedale pediatrico da via Sienna, la portano all’Umschlagplatz insieme coi bambini. Il commissario viene a saperlo la sera, esibisce la sua tessera tedesca e lo fanno entrare sull’Umschlagplatz. La trova tra la folla e la porta via. Al coprifuoco sono già nel suo appartamento.

Si amano follemente per tutta la notte, poi lui porta fuori dal ghetto lei e suo marito, malato di tubercolosi, e affitta per loro un appartamento a S ́wider fuori Varsavia. Va a trovarli tutti i giorni, porta da mangiare. Ogni volta i due se ne vanno insieme per mezz’ora nel bosco. Un giorno, arrivando, trova l’appartamento vuoto. I vicini dicono che poco prima i coniugi sono stati portati via e giacciono fucilati accanto alla ferrovia. Lui va laggiù, s’inginocchia e resta a lungo a pregare. Fugge quando sente arrivare una pattuglia tedesca. Così si concluse quel folle amore.

Foto: National Archives/Newsmakers

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