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  • venerdì 18 Gennaio 2013

C’era l’amore nel Ghetto

Un racconto di Marek Edelman, che partecipò alla rivolta del Ghetto di Varsavia, iniziata settant'anni fa

Prese a frequentarle un ragazzo, un conducente di risciò. Quando la mamma stava peggio, il ragazzo restava la notte, e la ragazza per paura che potesse succedere qualcosa si stringeva a lui. Dormiva con lui in camicia da notte di batista. Stretta fra le sue braccia si addormentava serena. Forse cominciarono a far l’amore. Non è certo che lo facessero, e nemmeno che sapessero come si fa, però, grazie alla presenza di lui, lei si tranquillizzava. La madre cominciò a riprendersi e la ragazza andò a lavorare.

Un giorno in via Karmelicka ci fu una retata. Quando lo seppe corse a casa, ma la mamma non c’era più. Una folla, un paio di migliaia di persone, veniva trascinata all’Umschlagplatz. Spuntò il suo ragazzo col risciò, raggiunsero il corteo e, procedendo a lato di tutta quella moltitudine, si misero a cercare la madre di lei. La scorsero poco prima dell’Umschlagplatz. La ragazza scese dal risciò, lui restò sul bordo del marciapiede. Gli disse: «Purtroppo dobbiamo separarci, la mamma non può partire da sola per un viaggio così». E seguì sua madre nel vagone. Che fine abbia fatto la sorella, non si sa.

Era la vigilia di Natale. Due nostre staffette abitavano in via Miodowa, nel palazzo in cui oggi ha sede la Scuola d’Arte Drammatica. Erano tornate a casa a sera inoltrata e si misero a scartare i pacchi della spesa. Stavano tirando fuori alimenti vari, quando qualcuno bussò alla porta. Era un signore anziano con una lunga barba. Un ebreo riuscito mezz’ora prima a evadere dal commissariato dove era agli arresti. Difficile dire se si conoscessero già. Forse sì, e per questa ragione si era presentato da loro. Rimase.

Arrivarono altre amiche, per un ipotetico cenone di Natale, e così in quattro o cinque si fermarono per la notte. Dormirono per terra. Una delle nostre staffette fece l’amore con l’anziano ebreo la notte intera, sotto gli occhi di tutte. Può anche darsi che quella staffetta fosse un tipo bisessuale, perché prima era stata amica di una dottoressa più anziana, presa in una retata nella parte ariana e deportata ad Auschwitz. E quel vecchio ebreo con la barba lunga incanutita rimase lì. S’innamorò della nostra staffetta e così vissero insieme fino all’insurrezione di Varsavia del 1944.

Tanto grande era il loro amore che abbandonarono ogni precauzione e insieme, tenendosi per mano, giravano per la città. Avevano l’aria così felice di poter camminare per le strade liberamente, mano nella mano, senza alcuna paura. Venne l’insurrezione di Varsavia a separarli. Lui disse allora: «Non ho più nessuno, sono solo e nessuno mi tenderà più la mano». Resistette per quattro settimane dell’insurrezione rintanato sulle scale nella Città Vecchia. Lei lavorava come infermiera in un ospedale, in un altro quartiere.

S’incontrarono di nuovo in centro, e passarono insieme una settimana. Tornarono a vivere, di nuovo non provavano paura. Lui sopravvisse all’insurrezione, ma venne arrestato dall’Ub, i servizi di sicurezza, e non se ne seppe più niente. Lei rimase a Varsavia, da sola, e più tardi ebbe due bambini. Tutto ciò che provava per lui, lo riversò sui figli, così diceva. Non si sposò mai. Eppure era carina.

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