Il confronto tra le Telco e gli OTT

Marco Patuano, amministratore delegato di Telecom Italia, spiega come si devono muovere le aziende come la sua per competere con Facebook, Google e Skype

Un articolo pubblicato anche sul numero di novembre 2012 della Harvard Business Review.

di Marco Patuano*

Dato l’ineludibile avvento delle reti a banda ultralarga (fissa e mobile), come garantire il ritorno sui cospicui investimenti necessari nei prossimi anni? In altre parole, quale dovrà essere il modello di business delle Telco sul mercato consumer? La risposta dovrà essere basata più sull’analisi dei bisogni che sull’analisi delle tecnologie: gli OTT sono eccellenti nell’erogare servizi indifferenziati, su scala globale, in modalità gratuita o semi-gratuita e “un-managed” (servizio agli utenti prossimo allo zero, nessuna assistenza, limitate possibilità di agire “localmente”) senza alcuna possibilità di garantire il servizio “end-toend”: nella loro funzione di Over-the-top, infatti, si appoggiano sulla rete e non interagiscono con essa. Le Telco, al contrario, hanno i propri punti di forza nella prossimità al cliente e nella capacità di controllare il servizio “end-to-end” in modalità “managed”. Le Telco quindi potranno e dovranno occupare gli spazi di mercato in cui un servizio “managed end-to-end” rende decisamente superiore l’esperienza utente.

Mentre non avrebbe senso per le Telco tentare di ricreare una piattaforma in competizione con Facebook, molti altri servizi specifici delle reti NGN sarebbero complementari agli OTT e certamente alla portata delle Telco: si pensi alle piattaforme di “content distribution” sia per il video sia per altri contenuti premium; ai sistemi di autenticazione e secure storage; alle enhanced communication suites basate su tecnologie a bassa latenza (low-latency-solutions) per applicazioni quali gaming, o videoconferenze in alta definizione.
Questo approccio, orientato sia a generare nuove fonti di ricavi sia a proteggere quelle esistenti, dovrà portare le Telco a puntare su nuovi servizi “over the network”:
a) affiancare alla connettività in modalità “best effort” una o più tipologie di connettività caratterizzata da specifici livelli di “Quality of Service” su elementi differenti dalla pura “velocità massima”, come ad esempio latenza, permanenza di segnale, sicurezza, ridondanza;
b) definire un insieme di “application program interfaces” (API) sia a livello di network sia a livello di servizi TLC cloud, per aumentare la possibilità di creare nuovi ecosistemi networkcentrici, ancora più efficaci se sviluppati a livello di sistema economico nazionale;
c) rivedere le regole del peering (interconnessione) tra soggetti (Telco e/o OTT) che vogliano interagire direttamente.

In un sistema di questo tipo assume una rilevanza senza precedenti la gestione dell’identità digitale (Digital ID) del cliente sia per garantire la sicurezza contro eventuali attacchi informatici, sia per consentire a un utilizzatore di autenticarsi (e di conseguenza pagare per i servizi) una sola volta pur navigando su differenti reti (fisse e mobili) di un operatore. In tale contesto servizi quali billing, caring, gestione della privacy e salvaguardia dei diritti di proprietà intellettuale (IPR) diventano molto più critici. Le Telco possono in questo caso esercitare un vantaggio di prossimità ai clienti tale da renderle partner ideali per i content provider che vogliano garantirsi allo stesso tempo una relazione premium con il cliente e la salvaguardia dei propri asset di proprietà intellettuale.

Le Next Generation TLC per le Imprese
Nel mercato corporate, le imprese sono già oggi in grado di affacciarsi al nuovo modello di business secondo una logica molto più razionale.
La combinazione di TLC e IT – la così detta ICT, information & communication technology – permette di accrescere la produttività per unità di lavoro e capitale impiegato, di ridurre i costi di aggiornamento tecnologico, di limitare i rischi in caso di discontinuità di servizio, di flessibilizzare la capacità elaborativa, di ridurre la vulnerabilità agli attacchi informatici, di aumentare il livello di accessibilità ai sistemi aziendali e molto altro. Qualsiasi manager oggi farebbe molta fatica a lavorare senza un accesso 24/7 ai propri server di posta elettronica e senza una raggiungibilità pressoché ubiqua.

In breve lo stesso accadrà a tutti i livelli aziendali, passando attraverso un modello di cloud ibrido (hybrid cloud), dove conviveranno spazi pubblici e spazi privati delle imprese, che consentirà una migrazione progressiva e ordinata degli applicativi aziendali da soluzioni basate su server locali a soluzioni gestite mediante “cloud hosting”.
Ancora una volta bisognerà tenere in grande considerazione i bisogni dei clienti o meglio le loro competenze e specificità:

• le grandi aziende svilupperanno soluzioni su cloud private a cui occorrerà fornire connettività “garantita end-to-end” e coopereranno con le Telco su specifiche attività (progettazione, consulenza, sicurezza, soluzioni di disaster recovery, ecc.);
• le medie aziende si dimostreranno più di altre recettive di soluzioni fornite da pool di attori in cui si uniscano le competenze di riconosciuti leader in ambienti verticali da acquistare in logica “one-stop-shopping” (un esempio sono le soluzioni offerte congiuntamente da Telecom Italia e SAP in versione cloud);
• le piccole e micro imprese si avvarranno di partner locali di fiducia, ovvero di Software House di prossimità che intermedieranno soluzioni predisposte in logica modulare per essere efficientemente assemblate a basso costo.

Anche in questo mercato lo spazio per le Telco è molto vasto, poiché si affianca ai tradizionali servizi di connettività per la trasmissione dati la possibilità di sviluppare nuovi servizi “over the network” basati sull’integrazione con i “Next Generation Data Center” gestiti direttamente dagli operatori.
Non solo servizi di housing e hosting, ma un percorso che porta dall’Infrastructure as a Service (IaaS), al Platform as a Service (PaaS), al Software as a Service (SaaS) fino ad alcuni specifici ambiti della System Integration. Le Telco non hanno peraltro né le competenze né l’interesse a occupare tutti i possibili strati di servizio, sia perché alcuni di essi richiedono professionalità e skills specifici, sia per tutelare lo spazio economico dell’ecosistema di attori locali.

È interessante osservare come i piani di R&S di soggetti che fino a ieri si occupavano unicamente di hardware o di software stiano evolvendo verso logiche che combinano HW e SW con le nuove funzionalità delle NGN. Rispetto al contesto attuale in cui le Telco sono schiacciate sull’offerta di pura connettività, quindi, si aprono grandi potenzialità.
Nel breve termine è determinante che gli operatori TLC riescano a difendere i servizi tradizionali lavorando soprattutto su un loro “confezionamento” in ottica di marketing che eviti brusche cadute di ricavi. Nel passaggio alle nuove reti Full IP (sia fisse che mobili), occorrerà evitare di lasciare ancora una volta tutto lo spazio di creazione di valore agli OTT, lavorando sui fabbisogni dei clienti in prospettiva end-to-end. Nel nuovo scenario di medio termine le Telco possono e devono occupare aree a elevato tasso di crescita, a condizione che sappiano passare dalla pura fornitura di gigabit di connettività all’erogazione di servizi “over the network”.

¹AGCOM definisce gli OTT “imprese prive di una propria infra- struttura e che in tal senso agiscono al di sopra delle reti, da cui Over-The-Top” e che “forniscono, attraverso le reti IP, servizi, contenuti e applicazioni (…) e traggono ricavo, in prevalenza, dalla vendita di contenuti e servizi agli utenti finali (…) e di spazi pubblicitari”. (AGCOM, Relazione Annuale 2012, pag. 28)

*Amministratore delegato di Telecom Italia

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