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  • lunedì 30 luglio 2012

Otto Olimpiadi turbolente

Le cose non sono sempre state così tranquille: storie, foto e video di boicottaggi, proteste, manifestazioni, risse, attentati durante i Giochi

Melbourne 1956 – Australia
Fu la prima Olimpiade a svolgersi fuori dall’Europa e dagli Stati Uniti, e si tenne dal 22 novembre all’8 dicembre dove nell’emisfero sud era estate. Fu anche la prima Olimpiade con una cerimonia di chiusura. La Cina la boicottò a causa della partecipazione di Taiwan e lo stesso fecero Egitto, Iraq, Libano per protestare contro l’invasione del Sinai da parte di Israele, avvenuta all’inizio dell’anno.

L’Olimpiade si svolse in concomitanza con la Rivoluzione Ungherese: il 23 novembre – mentre gli atleti ungheresi si trovavano da poco a Melbourne – ci furono le prime grosse proteste a Budapest, il primo novembre l’Ungheria uscì dal patto di Varsavia e tre giorni dopo venne invasa dai carri armati dell’Armata rossa. La repressione sovietica fu durissima e oltre duemila persone vennero uccise. Nel Villaggio olimpico gli atleti ungheresi sostituirono la bandiera ungherese di allora, con i simboli comunisti, con quella dell’Ungheria libera. Molti paesi chiesero al Comitato olimpico internazionale di cancellare i Giochi ma il presidente del CIO, Avery Brundage, decise di continuare. La Spagna, la Svizzera e l’Olanda si ritirarono per protesta. Il 6 dicembre l’Ungheria affrontò la Russia in una partita di pallanuoto: l’atmosfera divenne sempre più violenta fino a quando, a due minuti dalla fine, un giocatore sovietico colpì vicino a un occhio l’ungherese Ervin Zádor, che uscì dall’acqua ferito a sangue. I tifosi ungheresi invasero il campo, insultando i giocatori russi: dovette intervenire la polizia e la partita fu sospesa. L’Ungheria fu dichiarata comunque vincitrice, dato che conduceva per 4-0 a due minuti dalla fine. In seguito giocò contro la Yugoslavia e vinse le medaglia d’oro.

Il giocatore di pallanuoto ungherese Ervin Zador ferito durante la partita contro la Russia (AP PHOTO)

Città del Messico 1968 – Messico
Fu la prima edizione dei Giochi in America Latina. Dieci giorni prima del suo inizio nella capitale messicana si svolse il cosiddetto “Massacro di Tlatelolco”. Migliaia di studenti si erano riuniti in Piazza delle Tre Culture per protestare contro il governo, cercando di approfittare dell’attenzione mediatica data dall’inizio imminente dei Giochi. La polizia circondò la piazza con carri armati ed elicotteri e sparò sulla folla, uccidendo un numero ancora imprecisato di persone: secondo il governo una quarantina, secondo gli studenti più di 300. In quell’occasione venne ferita anche la giornalista italiana Oriana Fallaci, che fu creduta morta e portata in obitorio, dove si risvegliò.

L’altro episodio che ha reso famosa questa edizione avvenne durante la premiazione per i 200 metri maschili. Mentre si trovavano sul podio, i corridori statunitensi neri Tommie Smith e John Carlos, rispettivamente medaglia d’oro e di bronzo, alzarono il pugno indossando un guanto nero (il saluto del black power) per protestare contro la discriminazione razziale negli Stati Uniti. Con loro sul podio c’era anche l’australiano – e bianco – Peter Norman, che indossava la coccarda dell’Olympic Project for Human Rights (un’organizzazione di atleti olimpici che protestava contro la segregazione) in segno di solidarietà.

Peter Norman, Tommie Smith e John Carlos sul podio (OFF/AFP/Getty Images)

Il presidente del Comitato olimpico internazionale Avery Brundage – soprannominato Avery Slavery, Avery lo schiavista, per il suo razzismo – condannò gli atleti per «aver pubblicizzato le loro convinzioni politiche» in una «deliberata e violenta rottura dei principi fondamentali dello spirito olimpico». Minacciò di sospendere tutta la squadra americana. Il Comitato olimpico statunitense si scusò e cacciò Carlos e Smith. I tre atleti vennero ostracizzati per anni mentre Carlos e Smith ebbero difficoltà a trovare lavoro. Solo all’inizio degli anni Ottanta il mondo sportivo rivalutò il loro gesto e nel 2008 i due atleti afro-americani hanno ricevuto l’ESPN’s Arthur Ashe Courage Award, destinato agli sportivi che hanno avuto un ruolo importante nel campo dei diritti umani.

(La storia del saluto di Carlos e Smith) 

Monaco 1972 – Germania
Furono le Olimpiadi più numerose fino a quel momento: vi parteciparono settemila atleti in rappresentanza di 120 paesi. L’intento era celebrare la pace raggiunta dopo la Seconda guerra mondiale, ma proprio quest’edizione fu colpita dagli attacchi terroristici di Settembre nero, un movimento affiliato all’Organizzazione per la Liberazione della Palestina di Yasser Arafat. Tra il 5 e il 6 settembre un gruppo di terroristi fece irruzione nel Villaggio olimpico, uccise due atleti israeliani e ne prese in ostaggio altri nove, chiedendo in cambio il rilascio di 200 detenuti palestinesi. La polizia tedesca cercò di liberare gli ostaggi in un’operazione fallimentare: morirono tutti gli atleti sequestrati, cinque terroristi e un poliziotto tedesco. I Giochi vennero sospesi per un giorno, in cui si svolse una cerimonia in ricordo delle vittime. Non vennero però annullati, provocando proteste e indignazione. Dopo il massacro il primo ministro israeliano Golda Meir ordinò al Mossad di trovare e assassinare gli esecutori della strage.

Durante la partita di basket tra Stati Uniti e Unione Sovietica vennero a galla anche le tensioni causate dalla Guerra fredda: la squadra americana venne sconfitta per un punto dopo una serie di scelte arbitrali controverse.

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