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  • venerdì 29 Giugno 2012

Gli ultimi 56 giorni di Borsellino

Dal libro di Enrico Deaglio, la cronologia degli avvenimenti tra la strage di Capaci e quella di via D'Amelio, vent'anni fa: 29 giugno 1992

Palermo, 29 giugno
Paolo Borsellino si mostra molto interessato agli investimenti mafiosi a Milano. E pensa che i “colletti bianchi” del riciclaggio siano il nuovo anello debole. Ne parla con il “Corriere della Sera”. Due giornalisti francesi gli hanno fornito altri elementi. Riprende in mano un vecchio rapporto della Criminalpol (del 1983) sulla colonia siciliana a Milano.

Il magistrato ha sviluppato una vasta conoscenza sul potere economico e finanziario della mafia siciliana. Conosce la vecchia filiera che ha portato i soldi della mafia a Milano, quella guidata dal finanziere Paolo Alamia e dagli uomini dell’ex sindaco Ciancimino, che hanno investito soprattutto nell’edilizia. Conosce bene l’enormità fi- nanziaria dei proventi derivanti dal traffico di droga e dal riciclaggio e il ruolo che vi hanno “i colletti bianchi”. Sal Amendolito, l’italoamericano; Franco Della Torre, ticinese; Pino Lottusi, riciclatore a Milano per conto dei Madonia e dei narcos colombiani; quest’ultimo è il nome che fa al giornalista Gianluca Di Feo del Corriere.

Altri nomi e altri canali li ha sicuramente memorizzati: Vittorio Mangano, trafficante di droga, da tempo trasferitosi sotto la Madonnina; i gemelli Dell’Utri, parte della colonia mafiosa emigrata; Filippo Alberto Rapisarda, titolare a Milano di una sede di rappresentanza di Cosa nostra; Oliviero Tognoli, ufficialmente industriale del tondino, bresciano, in realtà uno dei più attivi riciclatori dei proventi dell’eroina. Tognoli è protetto dall’ex capo della Mobile di Palermo, ora numero tre del Sisde, a Roma, il dottor Bruno Contrada. Glielo ha detto il suo amico Giovanni Falcone, perché glielo ha rivelato lo stesso Tognoli, quando lo ha interrogato in Svizzera, insieme alla collega Carla Del Ponte.

Per questo interesse nella vicenda, quando due giornalisti francesi, Fabrizio Calvi e Jean Pierre Moscardo gli avevano chiesto un’intervista per un programma televisivo francese, I padrini d’Europa, aveva accettato volentieri. Borsellino se lo ricorda benissimo, mancavano appena quarantotto ore all’attentato di Capaci. I due francesi volevano parlare con lui di una storia poco nota: i rapporti tra l’industriale milanese Silvio Berlusconi (il popolarissimo padrone del Milan e di Canale 5), il suo factotum Marcello Dell’Utri e un boss mafioso, tale Vittorio Mangano, che abitava addirittura nella villa di Arcore. Borsellino aveva preparato i documenti, e concesso un’intervista televisiva destinata a diventare molto famosa. Nell’intervista televisiva spiega il canale di investimento mafioso a Milano, ironizza su Mangano che in telefonate intercettate parla di “ricevere cavalli in albergo”, ben sapendo che i cavalli sono partite di droga; e soprattutto annuncia che, per quanto sappia, anche se non segue lui il caso, esiste un’indagine aperta alla procura di Palermo e, prevede Borsellino, forse in ottobre ci saranno degli atti pubblici…

Ora, il lettore vorrei trascinarlo davvero in quegli scenari alla Stephen King, quei piccoli spostamenti che possono cambiare il corso della storia, per chiederci perché avvenimenti prevedibili e logici invece non sono accaduti.
Il primo: i due giornalisti francesi, dopo la morte di Paolo Borsellino, ben sapendo di avere in mano un documento clamoroso, lo rendono pubblico; anzi, più precisamente, lo vendono alla televisione italiana. Invece questo non accade.
Il secondo: l’intervista diventa di valore inestimabile quando Berlusconi annuncia la sua discesa in campo nel gennaio 1994. Data l’enorme popolarità del magistrato ucciso, vederlo dire in tutta tranquillità, e in tempi non sospetti, che il candidato premier è un socio in affari di Cosa nostra, è in grado di distruggere qualsiasi campagna elettorale.
Anche questo, però, non accade.
(Ora l’immaginario lettore potrà, se vuole, scrivere un romanzo in cui fa avvenire queste cose non accadute e cambiare, se non quella del mondo, almeno la piccola storia recente italiana.)

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