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  • martedì 26 Giugno 2012

Angela Merkel, cancelliere

Storia e foto della donna da cui dipende il futuro nostro e dell'Europa

di Emanuele Menietti – @emenietti

“La ragazza”
Descritta come prudente, determinata e a volte pacatamente intransigente, Angela Merkel iniziò a farsi conoscere a livello nazionale. Alle prime elezioni dopo l’unificazione, che si tennero a circa un anno dalla caduta del muro, Merkel fu eletta in Parlamento e il suo partito si fuse con la CDU della Germania Ovest. Sei settimane dopo le elezioni il suo nome iniziò a circolare anche sui giornali italiani e, seppure con brevi citazioni, a far parte delle nostre esistenze.

Nel gennaio del 1991, Helmut Kohl formò il primo governo della Germania unita, affidando uno dei 19 ministeri ad Angela Merkel, che divenne ministro della Condizione femminile, uno dei ministri più giovani del nuovo governo. Kohl dimostrò un particolare interesse per le doti politiche del suo giovane ministro e iniziò a chiamare Merkel “la ragazza”, termine che divenne molto comune nella CDU per riferirsi a lei. Anche grazie alla propria preparazione universitaria, nel 1994 divenne ministro per l’Ambiente e per la Sicurezza nucleare, un ministero estremamente importante per lo sviluppo del paese alla ricerca di nuove risorse energetiche.

Kohl vide la “sua” ragazza diventare segretario generale della CDU nel 1998, quando perse le nuove elezioni politiche. L’anno seguente il suo partito ottenne una schiacciante vittoria elettorale in sei dei sette stati della federazione, consentendole di guadagnare ulteriore visibilità anche all’estero. Il gradimento verso Angela Merkel crebbe quando dimostrò la propria determinazione nel fare pulizia all’interno della CDU in seguito a uno scandalo legato ai finanziamenti del partito. Merkel ebbe la forza – secondo i detrattori pervasa da grande opportunismo – di criticare duramente il suo mentore Kohl che era rimasto coinvolto nella vicenda: disse che il partito aveva bisogno di voltare pagina e di ripartire, facendo a meno di Kohl.

Da una fase che rischiò di compromettere pesantemente la solidità del partito, Merkel ne uscì più forte dando prova di saper fare i propri calcoli politici e di avere una spiccata inclinazione per il realismo. Nell’aprile del 2000 fu eletta alla presidenza della CDU al posto di Wolfgang Schäuble, altro personaggio coinvolto nello scandalo dei finanziamenti, oggi ministro delle Finanze tedesco, diventando la prima donna a ricoprire un simile incarico nella storia della CDU. La sua nomina lasciò insoddisfatte molte correnti nel partito, ma Merkel riuscì a compensare grazie al notevole appoggio da parte dell’opinione pubblica. Nei cinque anni seguenti continuò a costruire il proprio consenso, ma all’estero la sua vicenda fu meno coperta anche in seguito alla vittoria del socialista Gerhard Schröder alle elezioni del 2002, vinte contro Edmund Stoiber che era riuscito a ottenere l’appoggio del partito per la sua candidatura al posto di Merkel.

Cancelliere
Il momento del riscatto per Angela Merkel arrivò pochi anni dopo, quando a fine maggio del 2005 ottenne la nomination per sfidare Schröder alle elezioni. La campagna elettorale non fu per niente semplice: il cancelliere uscente era molto conosciuto e popolare e la competenza di Merkel soprattutto in ambito economico fu messa in discussione. Durante uno dei dibattiti televisivi, la donna che ora ha in mano buona parte del destino dell’euro andò in confusione e scambiò per un paio di volte il reddito lordo con quello netto. Merkel ipotizzò anche ritocchi per l’IVA per rimettere in sesto i conti dello Stato, dimostrando già allora un particolare attaccamento alla questione, cosa che le fu rinfacciata dai socialisti che dissero di non voler alzare alcuna imposta o tassa nel paese.

Il 18 settembre del 2005, subito dopo il voto, iniziò uno dei periodi più difficili della carriera politica di Angela Merkel. La CDU, con la CSU, ottenne il 35,3 per cento alle elezioni contro il 34,2 per cento del Partito Socialdemocratico Tedesco (SPD) con i Verdi. Nessuna delle due coalizioni ottenne insomma un numero di seggi sufficiente per governare. Solo dopo tre settimane di estenuanti trattative, SPD e CDU/CSU annunciarono di aver trovato un accordo per fare nascere una coalizione di governo, la cosiddetta “grande coalizione”. Angela Merkel fu eletta cancelliere col sostegno dei cristianodemocratici e dei socialdemocratici il 22 novembre, diventando la prima donna a ricoprire un simile incarico in Germania. Quattro anni dopo, alle elezioni politiche del 2009, la CDU ottenne il 33,8 per cento delle preferenze e poté formare una coalizione col Partito Liberale Democratico, che confermò Merkel cancelliere per un secondo mandato.

Da cancelliere, Angela Merkel ha sempre sostenuto di avere come priorità la riduzione del tasso di disoccupazione in Germania e in effetti, nonostante il difficile periodo di crisi economica globale, è riuscita a mantenere la promessa. Ha dato seguito alle riforme del lavoro per semplificare i licenziamenti da parte delle imprese, prevedendo sistemi e incentivi per le nuove assunzioni rendendo il mercato del lavoro più dinamico. Per tenere sotto controllo i conti pubblici, il suo governo ha anche adottato numerosi tagli e la modifica di alcune aliquote di tasse e imposte. La combinazione di queste soluzioni, e la solidità del sistema economico tedesco, hanno consentito alla Germania di affrontare molto meglio di altri paesi europei la crisi economica rendendo il paese un punto di riferimento nell’Unione Europea, nel bene e nel male.

Über alles
Che piaccia o no, negli ultimi mesi Angela Merkel è diventata una parte importante nella vita di decine di milioni di cittadini europei. Complici le sue scelte, le semplificazioni giornalistiche o l’opportunismo di alcuni politici, il cancelliere tedesco è mal sopportato soprattutto nei paesi della periferia dell’euro, come Irlanda, Portogallo, Spagna, Italia e Grecia: paesi che non hanno i conti in ordine e si sentono ripetere in continuazione dalla Germania che le uniche possibilità di salvezza sono il rigore dei conti e le riforme del lavoro e dello stato sociale. Merkel è convinta che la ricetta applicata nel suo paese, con declinazioni e sfumature diverse, debba essere adottata anche dagli Stati europei in difficoltà. Altre soluzioni, più creative e spregiudicate, non possono esserci in questo momento e se anche fossero adottate non verrebbero capite dai tedeschi (che hanno dovuto già affrontare, negli anni, i grandi costi per la riunificazione).

Il modello della Germania, ricordano numerosi economisti, funziona però proprio grazie all’integrazione europea e all’esistenza della moneta unica. Un peggioramento della crisi dell’euro avrebbe serie conseguenze anche sull’economia tedesca e sarebbe quindi pieno interesse della Germania evitare che questo accada, abbandonando almeno in parte la strada del rigore per ridare un po’ di ossigeno alle economie soffocate dalle misure di austerità. Secondo molti osservatori Angela Merkel sulla crisi economica in Europa non sta mentendo ai tedeschi, ma semplicemente sta omettendo alcune verità su cui sarebbe opportuno iniziare a discutere in Germania.

Un fronte crescente di leader europei prova da mesi a convincere il cancelliere sulla necessità di modificare la rotta, tornando a privilegiare la crescita sull’austerità. E da mesi Angela Merkel sembra essere paralizzata, ferma sulle sue posizioni di rigore, che trovano grande appoggio in Germania, e contraria a nuove misure incisive, come l’adozione dei cosiddetti “eurobond” che permetterebbero una più semplice condivisione del debito in Europa. Avrebbero un alto costo per i tedeschi, però, e per questo se ne parla a vuoto da tempo immemore.

Come dimostra la sua storia, Angela Merkel è sempre stata molto prudente e attenta nelle proprie decisioni, ma in momenti chiave ha comunque dimostrato una certa spregiudicatezza e determinazione per dare seguito alle proprie idee. Forse qualcuno al prossimo cruciale Consiglio europeo potrebbe ricordarle che a Lipsia esiste ancora quella piccola fortificazione, che lei contribuì a salvare dal degrado negli anni della DDR con migliaia di altri studenti universitari. Riuscirono a farlo vincendo le resistenze iniziali dei responsabili dell’Università e le loro regole, immaginando qualcosa di nuovo e preoccupandosi più del risultato che della fatica e dei sacrifici.

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