Cosa ha detto Fornero sugli esodati

I dati, le spiegazioni e le risposte del ministro del Lavoro al Senato hanno messo un po' di concretezza - discutibile - in una discussione finora caotica e superficiale

di Elsa Fornero

Anzitutto, respingo, con forza, ogni insinuazione che io abbia fornito informazioni non vere relativamente al numero di lavoratori interessati (questa non è mai stata mia abitudine e non voglio certo infrangere la regola in questa mia breve parentesi da Ministro tecnico) o che io abbia inteso sottrarre dati alla pubblica conoscenza e discussione. Rivendico anzi di avere assunto, coerentemente con la oggettiva complessità e con la scansione temporale del problema, un atteggiamento di chiarezza e trasparenza, volto a risolvere subito i problemi più prossimi e a cercare soluzioni eque per quelli più lontani, nel rispetto di stringenti vincoli finanziari. Ribadisco altresì quanto già affermato: la tabella è parziale e, ove non corredata da adeguate spiegazioni, fuorviante, così da prestarsi a facili strumentalizzazioni. Parziale perché essa non contiene tutti gli accordi di mobilità, i cui effetti si perfezioneranno nei prossimi anni (e sui quali il Governo sta per l’appunto facendo la ricognizione, come dirò dopo); ma anche fuorviante perché essa individua un insieme eterogeneo dì soggetti costituenti la base dati entro la quale è stato individuato il contingente effettivo dei 65.000 lavoratori salvaguardati con il decreto. Il numero comprende, infatti, oltre 60.000 lavoratori che già hanno maturato i requisiti al 31 dicembre 2011, e quindi già fatti esplicitamente salvi dall’applicazione dei nuovi requisiti dalle disposizioni della riforma. A questi si aggiungono oltre 16.000 soggetti per i quali nulla cambia con la riforma, data la stessa decorrenza tra il nuovo e il vecchio regime.

Ci sono poi soggetti che maturano i requisiti previgenti al di fuori del periodo di mobilità e la cui inclusione nella platea dei salvaguardati comporta non solo una modifica della legislazione, ma anche una modifica dell’impostazione assunta negli schemi di deroghe degli ultimi 15 anni. Ci sono inoltre lavoratori collocati in mobilità dopo la data del 4 dicembre 2011, mentre la disposizione di legge si riferisce a questa data. Ancora, vi sono tutti i soggetti licenziati entro il 31 dicembre 2011, in seguito ad accordi individuali o collettivi, a prescindere dalla data di maturazione del diritto alla decorrenza, mentre il decreto proroga termini prevede espressamente che la deroga operi per chi matura la decorrenza del trattamento entro 24 mesi dalla data di entrata in vigore della nuova normativa. Infine, vi sono tutti i soggetti beneficiari della prosecuzione volontaria, senza alcun criterio selettivo di prossimità al pensionamento: per questi soggetti il decreto ha in effetti adottato, in coerenza con la soluzione proposta dal legislatore per i licenziamenti individuali, lo stesso criterio di prossimità di 24 mesi dal pensionamento.

Passo ora a considerare la ricognizione sui nuovi lavoratori da salvaguardare. Stabilire con precisione quanti siano i lavoratori interessati da accordi di mobilità, ma che ancora non hanno risolto il contratto di lavoro, non è semplice, come, purtroppo inascoltata, ho cercato più volte di dire. Alle difficoltà della stima numerica si aggiunge necessariamente la ricerca di criteri equi e sostenibili, come la vicinanza alla pensione e l’età anagrafica contributiva dei lavoratore. Nel novero di questi lavoratori vanno inclusi i “collocandi in mobilità”, ai sensi di accordi collettivi stipulati entro il 4 dicembre (o entro il 31 dicembre, secondo un ordine del giorno approvato dal Parlamento), che avrebbero conseguito il trattamento pensionistico secondo le vecchie regole al termine del periodo di mobilità. Questi lavoratori possono essere attualmente in cassa integrazione, in preavviso, in sospensione, o regolarmente al lavoro e matureranno i requisiti per la pensione fino al 2019.

Con riguardo a questa platea, va da subito precisato che non è possibile, attraverso i dati a disposizione del Ministero del lavoro e dell’INPS, pervenire ad un’esatta quantificazione, né soprattutto alla scansione temporale delle uscite. Gli accordi, infatti, sono noti per i contingenti aggregati, ma non indicano le anagrafiche sottostanti e non distinguono tra i soggetti che raggiungeranno i requisiti al termine della mobilità e gli altri. Inoltre, per molti di essi la mobilità è volontaria: pertanto, la fruizione potrebbe essere influenzata dal perimetro della nuova eventuale salvaguardia. Con riferimento ai lavoratori individuali, si potrebbe ampliare la platea inserendo in modo esplicito anche coloro che hanno ripreso a lavorare in modo saltuario e che maturano la decorrenza entro il 2014. Lo stesso ampliamento potrebbe riguardare i lavoratori cessati individualmente. Questa nuova platea di lavoratori da salvaguardare è quantificabile, con il margine di errore che le stime necessariamente comportano, in circa 55.000 soggetti, come specificato di seguito (si veda la tabella 2 allegata agli atti). Vi sono 40.000 lavoratori in mobilità ordinaria, a seguito di accordi sindacali stipulati entro il 31 dicembre 2011 e con data di licenziamento successiva al 4 dicembre 2011. Di questi, potrebbero rientrare nello status di salvaguardato coloro che maturano i requisiti per la pensione entro la fine del periodo di mobilità, in coerenza con il precedente decreto.

Una verifica dei requisiti contributivi anagrafici individua: 4.700 lavoratori già in mobilità ordinaria; 15.300 lavoratori in cassa integrazione guadagni straordinaria fino a marzo 2012 (ultimo dato disponibile), che si ipotizza passeranno al trattamento di mobilità ordinaria della durata di tre-quattro anni; 20.000 lavoratori, che si prevede saranno posti in mobilità senza il passaggio per la cassa integrazione guadagni straordinaria, stimati sulla base delle numerosità indicate nelle liste degli accordi governativi stipulati tra il 2008 e 2011, a disposizione del Ministero del lavoro e della previdenza sociale. Vi sono poi 1.600 lavoratori del settore finanziario, aventi diritto ad accedere a fondi di solidarietà; 7.400 prosecutori volontari, (con ultimo versamento contributivo volontario), con pensione avente decorrenza nel 2014, secondo i requisiti della precedente normativa; 6.000 lavoratori cessati entro il 31 dicembre 2011 in ragione di accordi individuali e collettivi, con pensione avente decorrenza sempre nel 2014.

Vorrei far notar che, utilizzando come indicatori i dati dell’anagrafe della cassa integrazione straordinaria e stimando i beneficiari di alcuni accordi di mobilità, si intercettano non soltanto gli accordi governativi, ma anche gli eventuali accordi regionali, territoriali o aziendali. Ovviamente, un dato più preciso riferito a questi ultimi richiederebbe un loro censimento presso le sedi che ne hanno visto la firma. Passando alle ipotesi di soluzione, credo che queste dovranno tener conto delle diverse platee descritte e delle loro rispettive peculiarità, e non necessariamente consistere per tutti in una deroga alla nuova disciplina pensionistica. Occorre anzitutto essere pienamente consapevoli dell’onere che il ripristino dei vecchi requisiti per l’accesso alla pensione di questa nuova platea di lavoratori comporta e della corrispondente sottrazione di risorse rispetto ad altri possibili impieghi, magari egualmente meritevoli di attenzione sotto il profilo sociale. Oneri e coperture dovranno perciò essere attentamente vagliati.

« Pagina precedente 1 2 3 Pagina successiva »