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  • martedì 19 Giugno 2012

Quando trovarono Calvi

La ricostruzione della mattina del 18 giugno 1982 a Londra, nel libro del giornalista Ferruccio Pinotti

Il professor Fornari, uno dei periti che ha analizzato la scena del delitto, ha concluso: «Dalla disamina di un’ampia bibliografia riguardante l’impiccamento, da fine Ottocento ai giorni nostri, non è stato possibile reperire alcuna segnalazione che proponga l’eventualità di una persona che s’impicchi lasciandosi cadere in acqua. Calvi si sarebbe dovuto lasciare cadere dopo essersi applicato il laccio al collo, con la possibilità che, a pochi centimetri dal pelo dell’acqua, si trovasse un tubo dell’impalcatura o un asse sporgente della stessa, ovvero qualsiasi ostacolo fisso contro il quale egli avrebbe arrestato la sua caduta con assai probabile fallimento del suicidio».

L’orologio che Calvi portava al polso è risultato essersi arrestato alle 1.52 del 18 giugno. La circostanza è di grande rilievo se confrontata con altri elementi. L’esperto Roy Selzer ha affermato che l’orologio da polso Patek Philippe di Calvi «aveva subito notevoli danni dovuti a corrosione, era completamente arrugginito e fermo all’ora indicata, 1.52. […] Il danno sembrava essere dovuto più a un’immersione che a pioggia o spruzzi».

E ancora: «Vi era così tanta acqua nell’orologio che la maggior parte delle parti in ferro, le viti e tutta la superficie di metallo era completamente arrugginita e non solo superficialmente».

Un dato importante, che conferma che il corpo di Calvi è stato immerso intorno alle 1.45. A quell’ora, infatti, la marea si trovava a un livello tale da coprirlo fino a pochi centimetri sotto la zona ascellare. Ciò risulta dalla ricostruzione della posizione in raffronto ai dati informativi forniti dalla Port of London Authority riguardo al livello dell’acqua a quell’ora e confermati dal fatto che il portafoglio che il banchiere teneva nel taschino della giacca proprio in corrispondenza con tale zona era zuppo.

Secondo i dati della Port of London Authority, la crescita del livello delle acque cominciò al ponte di Blackfriars nel pomeriggio, raggiunse il livello massimo alle 23.23 e decrebbe poi progressivamente sino a raggiungere il minimo alle 5.36. Alle 2 la sbarra di aggancio della corda si trovava a 80 centimetri dal livello dell’acqua, il che coincide con l’immersione del corpo di Calvi fino, appunto, a pochi centimetri al di sotto della zona mammaria. Ovviamente, il momento della morte precedette di pochissimo tale immersione.

Le ore successive al ritrovamento del corpo sono anch’esse convulse e sono state ricostruite in sede processuale, in particolare nel secondo procedimento inglese, conclusosi con un verdetto aperto.

Silvano Vittor lasciò di buona mattina la stanza 881 del Chelsea Cloister e si diresse all’aeroporto di Heathrow, dove prese il primo volo per Vienna. Alle 10.30 venne avvertito il console italiano a Londra Teodoro Fuxa che, resosi subito conto dell’identità della vittima, avvertì la magistratura italiana. Alle 4 del mattino successivo arrivarono a bordo di un aereo militare Domenico Sica, il magistrato inquirente sulla scomparsa di Calvi, assieme ad alti funzionari di polizia.

I movimenti di Carboni risultano più frenetici di quelli di Vittor. La mattina del 18 giugno, tramite Odette Morris, il faccendiere sardo provò a chiamare il Chelsea Cloister per mettersi in contatto con Vittor. Carboni si avvicinò più volte al Chelsea e, poiché aveva paura di essere notato, ordinò a Odette Morris di lasciare alcuni biglietti sotto la porta della camera 881.

In uno, afferma testualmente Vittor al secondo processo inglese, c’era scritto: «Ho telefonato molte volte, ma non ti ho trovato. Dimmi che cosa devo fare per trovarti. Telefona ad “Aldo” e “Vitto” immediatamente». Un messaggio cifrato della massima importanza. Chi si cela dietro questi nomi? Personaggi legati all’entourage che ordinò l’esecuzione di Calvi? I pm Tescaroli e Monteleone avanzano l’ipotesi che “Aldo” sia Vincenzo Casillo: il boss Raffaele Cutolo usava questo soprannome per il suo braccio destro.

Carboni, dopo aver trascorso la notte del 18 giugno dai Morris, partì la mattina successiva per Edimburgo con Odette Morris, da Gatwick, forse perché temeva che a Heathrow ci fossero agenti pronti ad arrestarlo. Dopo una notte trascorsa a Edimburgo, la Morris fece ritorno a Londra, mentre Carboni si recò a Zurigo, dove lunedì 21 giugno compì una serie di operazioni bancarie.

Quel giorno si incontrarono a Zurigo Carboni, Vittor e le due sorelle Kleinszig. Ed è lì che i quattro concordarono una versione unitaria dei fatti. Silvano Vittor si costituì il 24 giugno 1982 a Trieste, mentre Flavio Carboni fu arrestato nel Canton Ticino il 30 luglio successivo.

La vicenda Calvi-Ambrosiano ha avuto, dal 1982 a oggi, numerosi seguiti, tra cui quello, particolarmente rilevante, della vendita da parte di Flavio Carboni a esponenti del Vaticano dei documenti (o della copia) contenuti nella borsa di Roberto Calvi. Si tratta di una vasta mole di indagini e di riscontri documentali, oggetto di una copiosa letteratura, che troverà un momento di importante verifica nel procedimento per l’omicido di Roberto Calvi avviatosi nel marzo 2004 e nelle nuove indagini aperte dagli inquirenti inglesi.

 

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