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  • martedì 19 Giugno 2012

Quando trovarono Calvi

La ricostruzione della mattina del 18 giugno 1982 a Londra, nel libro del giornalista Ferruccio Pinotti

In merito alle modalità della morte, Almerighi fa una considerazione importante: «È da escludere che Calvi abbia potuto raggiungere il punto dove venne fissata la corda sull’impalcatura passando dal greto del fiume. Le acque del Tamigi, tra l’1.40 e le 2.20 coprivano il greto del fiume di almeno tre metri».

Appare quindi inverosimile che il banchiere milanese, dopo aver raccolto le pietre e la corda, si sia suicidato. Si sarebbe dovuto infilare tutte le pietre nelle tasche in modo da poter avere le mani libere, scendere dalla scala e attraversare lo spazio che separava la scala dall’impalcatura, attraversare l’impalcatura camminando o arrampicandosi sino al punto dove era attaccata la corda, trasportare o predisporre la corda per impiccarsi. Il passaggio dalla scala metallica a pioli – che dal parapetto cala verticalmente nelle acque del fiume – alla parte dell’impalcatura più prossima a essa (80 cm) si presenta irto di difficoltà per un uomo anziano, piuttosto corpulento, non abituato a esercizi fisici, oltrettutto impacciato da una zavorra di circa cinque chili, distribuita nelle tasche e addirittura infilata nei pantaloni contro il pube e quindi in stabilità precaria.

I periti hanno rilevato che le scarpe di Calvi apparivano danneggiate sulla tomaia e sulla suola, «un fatto attribuibile all’aver camminato su un terreno sconnesso o irregolare […] si notano piccoli lembi di cuoio rialzati e del pietrisco conficcato nel cuoio. Questi danni potrebbero essere stati prodotti camminando per cento o duecento metri, abbastanza velocemente, su un terreno ricoperto di pietre taglienti della grandezza del pietrisco inferiore al millimetro di spessore».

Calvi deve essere stato indotto o costretto a camminare, nella notte, lungo una riva per raggiungere un piccolo attracco dove era ormeggiata la barca che lo avrebbe condotto alla morte. Forse gli era stato fatto credere che la piccola imbarcazione lo avrebbe trasbordato fino a un punto del Tamigi navigabile dove lo aspettava un’imbarcazione di grande stazza pronta a inoltrarsi in mare aperto. Ma è anche possibile che Calvi sia stato narcotizzato e che gli siano stati rasati i baffi per cancellare tracce di sostanze stupefacenti.

Il giudice Almerighi scrive nella sua ordinanza: «La tesi che ci sentiamo di proporre come improntata alla massima verosimiglianza è quella che Roberto Calvi sia giunto al traliccio allestito sotto il Blackfriars Bridge a bordo di un’imbarcazione. Essendo impensabile, al di fuori di una qualsiasi logica, che Roberto Calvi da solo abbia potuto pilotare una imbarcazione per andare a impiccarsi (l’imbarcazione sarebbe stata comunque rinvenuta vuota) è da pensare che terze persone abbiano trasportato la vittima designata in un punto che, a un conoscitore del fiume, poteva apparire del tutto idoneo alla soppressione di un uomo».

Carlo Calvi ritiene che suo padre sia stato narcotizzato, probabilmente con un batuffolo di cloroformio, e che sia stato adagiato su una barca, come dimostrano i pantaloni che presentano tracce umide di fango. La barca avrebbe risalito il fiume. Poi i killer gli avrebbero passato il cappio al collo e lo avrebbero ucciso sollevandolo e appendendolo al traliccio in mezzo al fiume.

«Pensiamo a uno strangolamento» spiega Almerighi «attuato stando l’aggressore in piedi alle spalle della vittima seduta nell’imbarcazione e colta di sorpresa: le imbrattature riscontrate nella parte posteriore dei pantaloni si conciliano con il contatto con un supporto insudiciato, secondo quanto non è insolito notare in un’imbarcazione addetta al trasporto fluviale. Sulle scarpe sono state poi rinvenute tracce di vernice verde che fanno pensare a una barca – la vernice dell’impalcatura era gialla. L’analisi del corpo ha inoltre evidenziato due escoriazioni lineari sottili sugli zigomi, compatibili con la manovra di applicazione di un cappio al collo da parte di terzi. I due graffi simmetrici e bilaterali richiamano suggestivamente l’azione abrasiva delle unghie di due mani nell’atto in cui il laccio veniva fatto passare rapidamente lungo il capo della vittima per essere poi stretto al collo.»

La stessa rapidità dell’azione e la brusca compressione esercitata sulla carotide avrebbero con ogni ragionevolezza posto Roberto Calvi in grado di non effettuare alcun movimento per difendersi, perché l’improvvisa diminuzione di afflusso di sangue al cervello dà luogo a una rapida perdita di coscienza.

Una volta accostata l’imbarcazione al traliccio, non sarebbe stato poi difficile, in considerazione dell’altezza dell’acqua a quell’ora, alle persone sulla barca annodare la corda e far scivolare il corpo.
I mattoni e le pietre che zavorravano il cadavere ebbero lo scopo di far affondare in acqua il corpo poco più giù dell’attaccatura ascellare, tra la linea mammaria e l’arcata costale, per impedirne la vista e consentire ai killer di allontanarsi dal luogo del delitto.

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