Come abbassare le tasse

Lo spiega Pippo Civati in un capitolo del suo nuovo libro con le 10 cose buone per l'Italia che la sinistra deve fare subito

di Pippo Civati

Il fisco, dai mobili agli immobili

Filippo Taddei, giovane economista, PhD in Economics alla Columbia University, Assistant Professor al Collegio Carlo Alberto e Adjunct Professor alla School of Advanced International Studies di Johns Hopkins University, si chiede da tempo: “Come può cambiare un paese in cui un parcheggio conviene più di un lavoro?”. Nel paese dei parcheggiati, possedere un garage è diventato uno straordinario investimento. È venuto il momento di fare uscire l’Italia dal parcheggio e rimetterla in strada.
L’osservazione veramente dirompente è che la distribuzione del carico fiscale in Italia grava maggiormente che altrove su lavoratori e imprese. Nel 2009 la tassazione sugli individui e sulle imprese ha prodotto un gettito di poco superiore al 14% del Pil: una percentuale maggiore di gran parte dei paesi avanzati.

D’altra parte, l’Italia ha scelto di tassare le proprietà immobiliari meno delle principali economie ricche del mondo: poco più del 2% del Pil contro una media ben oltre il 3% in Francia, Gran Bretagna, Spagna e Usa.

Si tratta di una scelta politica: gravare più delle principali economie del mondo sui fattori della produzione, disincentivando il lavoro e il rischio. Le persone rincorrono così investimenti sicuri e trascurati dal fisco, come immobili e debito pubblico. “Abbiamo creato un paese di parcheggiatori invece che di autisti”. Rivolto al passato. E fermo. Immobile, appunto. Proviamo a cambiare prospettiva.

Meno tasse per chi lavora e produce

Per far ripartire l’economia dobbiamo tagliare sensibilmente le tasse a chi lavora: portando l’imposizione sugli immobili a livelli europei, avremmo a disposizione 15 miliardi di euro, un punto di Pil, per detassare il lavoro. In Italia esistono 32 milioni di abitazioni residenziali, con 20 milioni di pertinenze.

Se chiedessimo un contributo medio di 40 euro al mese per ognuna delle abitazioni di questo paese, avremmo le risorse necessarie per incentivare chi lavora e sostenere chi è in difficoltà.

Prendiamo il caso di una famiglia in cui entrambi i coniugi lavorino e che risieda in un’abitazione di proprietà di valore medio (114 mq e quasi 200.000 euro secondo l’Agenzia delle Entrate): questa famiglia potrebbe pagare una tassa immobiliare di 480 euro e riceverebbe un sostegno al reddito da lavoro per 1.100 euro, cioè un trasferimento netto di più di 600 euro all’anno.

Un pensionato con la “minima” e proprietario dell’abitazione dove vive avrebbe un beneficio netto di alcune centinaia di euro, a seconda del valore della propria abitazione. L’imposta immobiliare non sarebbe, insomma, uguale per tutti, ma modulabile in base alla grandezza dell’abitazione, del numero di immobili posseduti, del loro valore di mercato e del fatto se siano messi in locazione.

Questi conti, che con Rita Castellani e Filippo Taddei, avevamo presentato un anno fa, non sono molto lontani da quelli che il Governo ha fatto per l’Imu. Con una differenza sostanziale: destinando i proventi al risanamento di bilancio di Stato e Comuni, invece che all’alleggerimento fiscale sui redditi, si perdono tutti i possibili effetti redistributivi di potere d’acquisto, sacrosanti nel paese che è arrivato ad avere i livelli salariali più bassi d’Europa. E una vera boccata d’aria per la ripresa della domanda interna.

Nella prossima pagina: I gioielli e la famiglia

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