La morte di Baby Lindbergh, 80 anni fa

Il 12 maggio 1932 venne trovato il corpo del figlio dell'aviatore Charles Augustus Lindbergh, morto in uno dei casi di cronaca nera più celebri del XX secolo

Del rapimento e dell’uccisione di Baby Lindbergh fu accusato e arrestato, dopo due anni e dopo diverse ricerche e indagini senza esito, Bruno Richard Hauptmann, un immigrato tedesco, carpentiere ed ex galeotto in Germania. Hauptmann era emigrato negli Stati Uniti nel 1923 e al momento dell’arresto aveva 35 anni. Era un uomo di media statura, magro, ma dalle spalle larghe. La polizia arrivò a lui rintracciando le banconote “gold certificate” (un tipo di banconote particolarmente rintracciabili che sono circolate negli USA dal 1882 al 1933) consegnate da Condon per il riscatto. Una di queste era stata data il 17 settembre 1934 a un benzinaio da Hauptmann, dopo aver rifornito la sua berlina.

Il benzinaio, insospettito dalla banconota, aveva preso il numero di targa della vettura e lo aveva comunicato alla polizia, che risalì al proprietario della macchina, cioè Hauptmann. Nel garage di Hauptmann vennero trovati oltre 15 mila dollari del denaro pagato per il riscatto di Baby Lindbergh. Hauptmann, il quale si disse sempre innocente fino all’esecuzione della sua condanna a morte, avvenuta il 3 aprile 1936, dichiarò che le banconote erano state lasciate in una scatola di metallo in garage, a sua insaputa, da un suo amico tedesco, Isidor Fisch, e che poi, dopo averle scoperte, le aveva tenute perché Fisch aveva un vecchio debito con lui.

Questa versione dei fatti non venne circostanziata, né poté mai essere provata, anche perché Fisch era tornato in Germania nel 1933 ed era morto l’anno dopo di tubercolosi proprio perché non aveva potuto pagarsi le cure, cosa strana per uno che, secondo Hauptmann, era in possesso di un sacco di soldi tanto da lasciarne parecchi nel suo garage. A carico di Hauptmann c’erano altre testimonianze e indizi: sua moglie Anna dichiarò dopo molte reticenze di non aver mai visto una scatola di metallo nel garage di casa e alcune lettere dei “rapitori” avevano le iniziali B.H., facilmente riconducibili a Bruno Hauptmann. Infine, la polizia, mediante una perizia calligrafica, stabilì che la grafia delle lettere dei rapitori di Baby Lindbergh e quella di Hauptmann combaciavano. Per Hauptmann non ci fu più scampo e dopo un processo molto seguito dai mezzi di comunicazione, di cui sopravvivono alcune riprese, venne condannato a morte.

Nei decenni successivi, tuttavia, altri studi, libri e inchieste hanno messo in discussione la sentenza contro Hauptmann. In particolare, la tesi di fondo degli scettici è che Hauptmann sia stato condannato frettolosamente. Le accuse contro di lui si sarebbero basate anche su alcune prove false della polizia, come quella scala trovata appoggiata a casa dei Lindbergh la sera del rapimento e i biglietti firmati con le iniziali B.H. La stessa moglie di Hauptmann, Anna, morta nel 1994, negli anni Ottanta ha fatto più volte causa allo Stato del New Jersey per la condanna di suo marito e ha chiesto vari risarcimenti per danni materiali e d’immagine, che però non sono mai stati accordati dai tribunali dello stato.

Il rapimento e l’uccisione di Baby Lindbergh è stato un caso così seguito negli Stati Uniti che molti autori e artisti nei decenni successivi hanno preso spunto dalla storia. Maurice Sendak, l’illustratore statunitense morto qualche giorno fa, si era sempre detto profondamente scioccato dalla vicenda (anche se aveva solo 4 anni nel 1932), tanto che nel suo libro illustrato Outside Over There il bambino protagonista ha proprio il volto di Baby Lindbergh.

Anche Agatha Christie si ispirò a questo caso per la vicenda dell’uccisione della piccola Daisy Armstrong nel romanzo Assassinio sull’Orient Express del 1934, mentre nella trama de Il complotto contro l’America (2004) di Philip Roth, Baby Lindberg sarebbe stato rapito e ucciso dai nazisti per ricattare suo padre, che nel libro vince le elezioni presidenziali americane del 1940, in modo da fargli lodare pubblicamente la Germania di Hitler. La vicenda di Baby Lindberg è stata rappresentata, dal punto di vista del direttore dell’FBI J. Edgar Hoover, anche nel film del 2011 J. Edgar diretto da Clint Eastwood.

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