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  • domenica 29 aprile 2012

La rivolta di Los Angeles, 20 anni fa

Il 29 aprile 1992 l'assoluzione di 4 poliziotti che avevano pestato un afroamericano scatenò la rabbia della comunità nera della città: morirono 53 persone

Le rivolte durarono dal 29 aprile al 5 maggio e rappresentarono un evento drammatico per gli Stati Uniti, riportando alla ribalta il problema del razzismo nel paese. Gli appelli alla calma del presidente americano allora in carica, George H. W. Bush, furono inutili. Alcune personalità di spicco afroamericane, inoltre, dissero pubblicamente di comprendere le cause della violenza: il reverendo Jesse Jackson, dopo aver invitato alla calma, disse che “la sentenza dimostra che in America non c’è giustizia per i neri”. Il campione di basket Magic Johnson aggiunse: “È una collera giustificata”.

La violenza dei riots
Nei primi giorni gli atti di violenza furono totalmente incontrollati, tanto che il sindaco di Los Angeles dovette ricorrere anche all’esercito per fermare i disordini. Nella rivolta, che venne interrotta solo il 4 maggio, morirono 53 persone, mentre i feriti furono oltre duemila. I saccheggi furono numerosissimi, ci furono oltre 3.600 incendi, circa 1.100 edifici vennero gravemente danneggiati. Ci furono danni stimati per circa un miliardo di dollari.

La rivolta si concentrò soprattutto nell’area di South Central a Los Angeles, una zona a sud della città abitata da molti afroamericani e ispanici. Circa metà delle persone arrestate da polizia ed esercito e un terzo delle persone uccise durante la rivolta furono ispanici, a dimostrazione che la rabbia coinvolse anche altre comunità, non solo quella nera. Curiosamente, però, la rivolta fu inizialmente diretta ai bianchi e alle loro case e negozi, ma presto ebbe come obiettivo anche la comunità asiatica, e particolarmente quella coreana, di Los Angeles. Le motivazioni erano piuttosto confuse e si basavano su decenni di pregiudizi e diffidenze reciproche: molti violenti nella comunità nera credevano che gli asiatici gli stessero rubando lavoro e opportunità nei loro quartieri, anche perché si diceva che gli asiatici non assumessero afroamericani nei loro negozi.

L’omicidio di Latasha Harlins
A scatenare la rabbia contro la comunità asiatica ci fu anche un altro omicidio, avvenuto a Los Angeles solo 13 giorni dopo il pestaggio di King: quello della 15enne afroamericana Latasha Harlins. Harlins era stata uccisa dalla commerciante coreano-americana Soon Ja Du, che le aveva sparato perché credeva di averla beccata mentre rubava (in realtà Harlins stava sì infilando una bottiglia di succo di arancia nello zaino, ma aveva del denaro in mano). Du alla fine venne condannata a 5 anni di carcere, una pena definita da molti troppo blanda nella comunità afroamericana. A Latasha Harlins, il rapper americano Tupac Shakur ha dedicato la canzone “Keep Ya Head Up” (“Tieni su la testa”).

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