Si può brevettare un gesto?

La storia dello "sblocca" dell'iPhone e dei brevetti che ci stanno dietro, su cui i produttori di smartphone litigano in continuazione con cause milionarie

Dopo quattro anni, l’Ufficio brevetti statunitense accolse la richiesta di Apple. Erano i primi mesi del 2010 e a marzo la società, forte del riconoscimento, fece causa ad HTC nel Delaware accusandola di aver violato il brevetto per il sistema di sblocco degli smartphone e per altre funzionalità, come accennato prima. I responsabili di Apple decisero di iniziare con HTC perché il sistema utilizzato dalla società era in effetti tra i più simili a quello messo a punto per l’iPhone: si prestava quindi alla causa legale meglio di altri. Alcuni mesi dopo, Apple accusò anche Motorola di aver copiato il suo sistema sostenendo che almeno una decina di modelli della società concorrente violavano il brevetto sullo “sblocca”.

Esempi generici di sistemi per lo sblocco degli smartphone

Esempi generici di sistemi per lo sblocco degli smartphone

In effetti il sistema adottato da Motorola – che nel frattempo è stata acquisita da Google – e da altri produttori ricorda molto quello degli iPhone. Per sbloccare il telefono occorre far scorrere il proprio dito sullo schermo da sinistra a destra, ma in questo caso l’animazione visualizzata è diversa. Al posto del rettangolo, c’è una barra colorata che si allunga man mano che si sposta il dito verso destra. Graficamente l’effetto è diverso e secondo Motorola il sistema non può essere paragonato a quello di Apple.

Samsung ha messo a punto un’idea che si distingue maggiormente da quella brevettata da Apple per alcuni suoi telefoni. Fu introdotta quando la società all’epoca guidata da Steve Jobs era ancora in attesa del riconoscimento del suo brevetto. Lo smartphone può essere sbloccato trascinando il centro di un cerchio verso qualsiasi punto esterno della sua circonferenza. Vista la soluzione di Samsung, nel 2009 i legali di Apple tornarono all’Ufficio brevetti e chiesero il riconoscimento di un nuovo brevetto, che estendeva l’idea dello “sblocca”. Dopo averlo ottenuto lo scorso ottobre, Apple ha fatto causa a Samsung a San Jose (California) a inizio anno accusandola di aver violato diversi suoi brevetti compreso quello per sbloccare gli smartphone.

Mentre i più grandi produttori al mondo di smartphone litigavano per i loro brevetti, una piccola e sconosciuta società svedese, che si chiama Neonode e produce touchscreen, ha rivelato di essere in possesso di un brevetto per un sistema di sblocco simile a quello ideato da Apple. Era stato concepito per passare da una applicazione all’altra facendo scorrere un dito orizzontalmente sullo schermo ed era stato utilizzato brevemente in un modello di smartphone poco conosciuto. Venuti a conoscenza del brevetto di Neonode, i legali di Samsung hanno risposto alle accuse di Apple nei Paesi Bassi, sostenendo che il gesto di sblocco era già stato brevettato da qualcun altro e che quindi non doveva essere riconosciuto ad Apple. La stessa tesi difensiva potrebbe essere utilizzata da Samsung anche nella causa legale a San Jose.

Fino a ora Apple ha vinto solamente una causa per il suo “sblocca” in Germania: lo scorso febbraio un giudice di Monaco ha stabilito che il design di due sistemi di sblocco ideati da Motorola violano il brevetto di Apple. La società ha rapidamente cambiato l’impostazione per sbloccare lo schermo così da poter continuare a vendere i propri prodotti in Germania.

Come accade già da tempo in molti altri settori, le guerre per i brevetti stanno condizionando fortemente le possibilità di sviluppare e portare avanti nuove idee. Secondo gli esperti il sistema non funziona più a dovere da decenni e un chiaro sintomo è il fatto che ci sono società che spendono centinaia di milioni di dollari ogni anno, e investono un sacco di tempo, per difendersi e per contrattaccare quando vengono accusate di aver violato i brevetti altrui.

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