Cosa dicono le carte sul caso Belsito

Ci sono nuovi dettagli sulle inchieste sulla Lega: le spese della famiglia Bossi, investimenti in oro e diamanti, i presunti consigli finanziari di Tremonti

Oro e diamanti
Dalle carte emergono anche operazioni da parte di Belsito per diversificare gli investimenti della Lega Nord. Oltre all’acquisto dei fondi in Tanzania, l’ex tesoriere versa 204mila euro della Lega alla 8853 Spa, società che si occupa della compravendita di oro. Belsito decide anche di investire in diamanti, ma per farlo deve trasferire denaro dalle casse della Lega Nord ai propri conti perché la compravendita di diamanti può essere effettuata solo da persone fisiche e con bonifico. Centomila euro passano dalla Lega al suo conto personale e da lì parte poi l’investimento.

Giulio Tremonti e la Tanzania
Secondo la Direzione investigativa antimafia di Reggio Calabria, l’ex ministro dell’Economia Giulio Tremonti era a conoscenza, come Umberto Bossi, dell’operazione della Lega Nord in Tanzania portata avanti da Belsito. In una telefonata l’ex tesoriere ne parlava con Bonet, era il 10 gennaio scorso e sui giornali si iniziava a parlare dell’operazione africana del partito: «Bossi e Tremonti erano d’accordo sul fatto che la Lega Nord, con l’operazione, avesse voluto diversificare i loro risparmi». A Bonet, Belsito spiegava anche che Bossi gli aveva imposto di non rilasciare alcuna intervista sull’argomento. L’ex tesoriere spiegava, sempre al telefono, che Tremonti aveva appoggiato l’idea dell’operazione: «Fate bene a diversificare perché tra due mesi l’euro salta».

Roberto Castelli
Giuseppe Baldessarro e Francesco Viviano raccontano su Repubblica di oggi che, in seguito allo scandalo per i fondi in Tanzania, diversi esponenti della Lega Nord cercarono di correre ai ripari. L’imprenditore Bonet incontrò riservatamente Roberto Castelli per discutere la questione. Castelli faceva parte del consiglio amministrativo del partito e voleva fare chiarezza sui conti tenuti da Belsito. Dopo l’incontro, Bonet spiegò a uno dei propri contatti che si occupavano degli investimenti all’estero che Castelli è una persona «precisa e puntigliosa» e che nella Lega erano iniziate le indagini per capire come erano stati gestiti i fondi. Nei giorni successivi le cose si complicarono perché Castelli fece capire a Bonet che il partito non gli avrebbe restituito il denaro che aveva anticipato a Belsito per condurre l’affare. Al telefono con un socio, Bonet minacciò di far emergere il caso: «Vado in Procura e ai giornali e mi porto dietro mogli e ministri».

Roberto Maroni
Nelle intercettazioni telefoniche ci sono alcuni riferimenti a incontri di Bonet fissati con Roberto Maroni, ma non è chiaro se i due si siano poi mai visti e in quali condizioni. Come spiegano Baldessarro e Viviano, c’è comunque una intercettazione dove Belsito racconta a Rosy Mauro una telefonata di cui fu testimone tra Bossi e Maroni:

Perché il Capo, quando sono stato (incomprensibile) ha detto: “Devi avvisare due persone: Stiffoni e Castelli”. Ed io li ho chiamati e gliel’ho detto. Poi lui, di sua iniziativa, ha detto al commesso di chiamargli Maroni… E a Maroni gli ha detto: “Stronzo! Adesso non puoi più dire niente in giro…” E lui rideva… e lui rideva! Gli fa: “Aspetta che ti passo Belsito” …ed io gli ho detto: “Ciao… come avrai già sentito dal Capo, è tutto a posto” … “Bene, bene… sono contento…”, e basta.

Ieri Maroni si è presentato alla procura di Milano, dove ha assicurato piena collaborazione ai pubblici ministeri che indagano sulla presunta gestione illecita dei fondi elettorali della Lega Nord. L’esponente leghista, che con Manuela Dal Lago e Roberto Calderoli guida il partito in attesa del congresso federale, ha spiegato che «qualunque richiesta sarà immediatamente soddisfatta» ricordando che è nell’interesse della Lega «accertare la verità e le eventuali responsabilità».

Rosy Mauro
L’esponente della Lega Nord ritenuta più vicina a Umberto Bossi ha confermato di non volersi per ora dimettere dall’incarico di vicepresidente del Senato. Secondo gli inquirenti, Belsito avrebbe girato illecitamente fondi del partito a Mauro e al SIN.PA, il sindacato padano di cui è segretaria. Ieri Rosy Mauro avrebbe dovuto presiedere una seduta in aula, ma è rimasta nel proprio ufficio facendosi sostituire dal presidente del Senato, Renato Schifani, che ha poi annunciato alla Conferenza dei capigruppo che sostituirà la vicepresidente fino a quando sarà necessario per il buon nome dell’istituzione. La Lega Nord, intanto, continua a fare pressioni affinché si dimetta. Oggi si terrà il Consiglio federale del partito e potrebbero essere assunti duri provvedimenti nei suoi confronti: alcuni esponenti vorrebbero la sua espulsione, ma è più probabile che si decida di applicare la pena massima prevista dallo statuto della Lega Nord e che prevede 9 mesi di sospensione e renderebbe Mauro non candidabile alle prossime elezioni. La decisione di oggi del Consiglio potrebbe condizionare la scelta di Rosy Mauro di mantenere o meno il proprio incarico di vicepresidente del Senato.

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