Il caso Belsito in 11 punti

Quali sono le accuse contro il tesoriere della Lega Nord, che ieri si è dimesso, e come si difendono il partito e Umberto Bossi

Rosy Mauro
Ieri carabinieri e finanzieri hanno condotto una approfondita perquisizione nella sede della Lega Nord di via Bellerio, controllando anche gli uffici riconducibili a Rosy Mauro. L’esponente della Lega Nord è considerata uno dei più fedeli consiglieri di Umberto Bossi, è vice presidente del Senato ed è la fondatrice del SIN.PA, il Sindacato Padano. I magistrati vogliono capire se anche nei suoi confronti siano state messe a disposizione somme di denaro derivanti dai rimborsi elettorali per finalità esterne a quelle politiche. Mauro non risulta indagata.

La segretaria di Bossi
Daniela Cantamessa è la storica segretaria del leader della Lega Nord e ieri è stata coinvolta dalle perquisizioni. I finanzieri hanno controllato il suo ufficio e successivamente la sua abitazione. Nel pomeriggio Cantamessa è stata anche accompagnata in procura per un interrogatorio.

“Totale opacità”
A partire dal 2004 le finanze della Lega Nord sarebbero state gestite in “totale opacità”, spiega chi si sta occupando delle indagini. Il protagonista di queste operazioni poco chiare sarebbe stato Francesco Belsito, accusato di «aver alimentato la cassa con denaro non contabilizzato effettuando pagamenti e impieghi, anch’essi non contabilizzati o contabilizzati in modo inventivo». Gli imprenditori Bonet e Scala, accusati di concorso in appropriazione indebita, sarebbero coinvolti in queste operazioni poco chiare. Bonet era amministratore di due aziende controllate dalla Siram, società che si occupa dell’ottimizzazione di processi energetici, e nei primi mesi del 2010 avrebbe realizzato «dei movimenti circolari di denaro fittiziamente giustificati con fatture relative a costi per investimento in ricerche e sviluppo». Il sospetto è che queste operazioni, intorno ai 5 milioni di euro, avessero come beneficiario finale il tesoriere della Lega Nord.

La ‘ndrangheta
Belsito ha avuto per una decina di anni rapporti di affari con Romolo Girardelli, un faccendiere riconducibile ad alcuni ambienti della ‘ndrangheta. I magistrati di Reggio Calabria sono arrivati a Belsito tramite questo presunto legame e un’indagine sul clan dei De Stefano, che ha notevoli interessi in Lombardia, Liguria e Francia. L’ipotesi è che Girardelli avesse fornito affari a Belsito, all’imprenditore a lui vicino Bonet e all’avvocato Bruno Mafrici, persona ritenuta capace di gestire trasferimenti di denaro dei capitali calabresi su conti esteri (e su quelli di Belsito).

Spiega Giuseppe Baldessarro su Repubblica:

Assieme, inoltre, avrebbero ideato una serie di passaggi milionari tra società di consulenza e ricerca tecnologica. Affari per diversi milioni di euro che consentivano utili sotto forma di crediti d’imposta. Giri di soldi e fatture false che coinvolgono il tesoriere e manager di grandi aziende. Nell’inchiesta affiora il caso della Siram che “acquista” servizi per circa 8 milioni dalla Polare del gruppo Bonet, di cui Girardelli è responsabile della sede genovese. La Polare poi è in affari con la Marco Polo, sempre di Bonet, da cui compra consulenze per 7 milioni. Ed è attraverso quest’ultima società che la stessa cifra torna nuovamente a Siram. Un triangolo strano per i magistrati reggini, i quali ipotizzano che nei diversi passaggi alcune centinaia di migliaia di euro restino nelle mani di Belsito e Girardelli.

Nelle carte dell’inchiesta si parla di 250mila euro liquidati al tesoriere delle Lega Nord e di accuse forti di Girardelli nei confronti di Belsito, che non sarebbe stato equo nella spartizione del denaro. Nelle intercettazioni i due si insultano pesantemente e “parlano di orologi ricevuti in regalo dall’avvocato Bruno, e di soldi presi a Bonet”.

La risposta di Umberto Bossi
Dopo una lunga giornata trascorsa nella sede della Lega Nord, dove sono state anche eseguite alcune perquisizioni, Bossi ha deciso di rispondere alle accuse respingendole e difendendo il partito: «Denuncerò chi ha utilizzato i soldi della Lega per sistemare la mia casa. Io non so nulla di questa cosa e d’altra parte avendo pochi soldi non ho ancora finito di pagare le ristrutturazioni di casa mia». Nel pomeriggio erano circolate voci, alquanto improbabili, sul possibile abbandono della guida del partito da parte di Bossi. Il leader della Lega Nord è comunque in una posizione molto difficile sul piano politico, anche in ragione dei congressi locali che la Lega sta svolgendo in queste settimane e che finora vedono in vantaggio la corrente che fa riferimento a Roberto Maroni: se Bossi decidesse di difendere Belsito, che si è dimesso, e decidesse di accreditare la tesi del complotto, farebbe aumentare nel partito; se invece decidesse di non farlo verrebbe riconosciuta la rilevanza delle inchieste dei pm che ipotizzano che parte dei rimborsi elettorali siano andati alla sua famiglia, e quindi in ultima istanza dei problemi della sua gestione.

La Padania
Il giornale della Lega Nord, pubblicato dalla Editoriale Nord di cui Belsito risulta essere amministratore, oggi ha in prima una chiara difesa del proprio leader con un titolo a tutta pagina: “Allungano le mani su Bossi per fermare un popolo”. Sul giornale si spiega che la Lega è temuta perché “capofila di un movimento che difende la tenuta democratica”. La Padania dà anche la notizia delle dimissioni di Belsito.

Roberto Maroni
Le nuove inchieste porteranno probabilmente a nuove tensioni all’interno della Lega Nord, dove da tempo si fronteggiano principalmente la corrente fedele a Umberto Bossi e quella che segue Roberto Maroni. In seguito alle notizie di ieri, Maroni ha ribadito la necessità di rifare ordine nel partito: «Le dimissioni di Belsito sono una buona notizia e noi avevamo chiesto da tempo in consiglio federale che ci portassero i conti. Ma adesso è il momento di fare pulizia e mettere le persone giuste al posto giusto, perché queste cose fanno male alla Lega e ai suoi militanti».

foto di Genova città digitale

« Pagina precedente 1 2