Maddalena Rostagno e il libro su suo padre

La morte di Mauro Rostagno, il giornalista ucciso nel 1988, e i giorni che seguirono, nel racconto di sua figlia

di Maddalena Rostagno, Andrea Gentile

Poi avrebbero chiuso la bara. Ho detto: «Voglio vederlo, ma da sola». Sono entrata nella stanza più grande del Gabbiano. Lì dentro il 25 settembre io e Saverio, un ragazzo della comunità, avevamo fatto una cosa insolita: avevamo preparato una cena romantica per te e Chicca, cucina cinese. Chicca conserva ancora il bigliettino che vi feci trovare: «Onolevoli signoli, la cena è selvita». Lì abbiamo guardato i Mondiali del 1982, Blade Runner e Il padrino; lì ho pianto con te, quando hanno ammazzato Sonny Corleone; lì ti ho detto che per la prima volta mi erano venute le mestruazioni e tu ti sei messo a ridere; lì abbiamo passato pomeriggi interi ad ascoltare musica; lì dove lavoravi con la tua macchina da scrivere; lì dove mi leggevi le lettere del nonno. Lì, ora, c’eri tu, vestito di bianco, disteso in una bara. Non eri bello come mi avevano detto. Ti ho guardato immobile. A un metro di distanza, tremando. Ho pensato che volevo farti una carezza, ma non ci sono riuscita. Poi mi sono accorta che avevo lasciato aperto il portone e che dietro di me, a guardare il nostro incontro, c’erano Chicca, Nartano e Francesco, e me ne sono andata.

In India, quando una persona muore, stendono il suo corpo accanto al fiume Gange, lo ricoprono di fiori e lo bruciano, per poi gettare le ceneri nell’acqua. Intorno al corpo di un nostro amico, quando eravamo in India – io avevo 7 anni –, avevamo ballato fino al tramonto. Avrei voluto salutarti così, con odore di gelsomino e danza, ma Chicca mi ha fatto capire che a te il funerale in chiesa sarebbe piaciuto. Io non sono venuta, c’era troppa gente. Ma quando se ne sono andati tutti, ho scavalcato il muretto del cimitero e sono venuta a salutarti portandoti tre margherite. Che ancora oggi, quando io e Chicca ce le regaliamo o disegniamo, rappresentano noi tre. Il 29 settembre, alle 3 del pomeriggio, si tengono i funerali, nella cattedrale barocca di San Lorenzo, a Trapani. La Crocifissione di Van Dyck, il San Giorgio di Andrea Carreca e il Cristo morto di Giacomo Tartaglia a fare da sfondo al saluto di Mauro Rostagno.

Fino alla sera prima si è parlato di un rito civile a Saman, ma Chicca Roveri ha deciso per un rito cattolico, perché tutti i cittadini di Trapani potessero essere presenti. Alle 22 è arrivato il sì dal vescovo di Trapani Emanuele Romano; a chiederlo monsignor Antonino Adragna, che conosceva Rostagno da tempo, da quando entrambi, insieme ai ragazzi della parrocchia, avevano festeggiato il decennale dell’occupazione della cattedrale, a opera dei senzatetto. Accorrono in tantissimi, circa trecento solo i compagni di Lotta Continua. Alcuni di loro piantano nella curva fatale un hibiscus rosso mandato da Renato Curcio. Dovrebbe arrivare Adriano Sofri, che è agli arresti domiciliari per il caso Calabresi, ma gli si impone un viaggio in furgone cellulare blindato con scorta militare e partenza trentaquattro ore prima. In più deve presenziare in manette. Sofri dice no e invia a Chicca Roveri un biglietto; non vuole essere presente in catene, non vuole disturbare.

Tra la folla ci sono volti amici e volti sconosciuti. Tre donne vestite di nero si avvicinano piano piano, dubbiose, a Chicca Roveri; poi prendono coraggio e le prendono la mano: «Siamo telespettatrici».
La cattedrale è stracolma, le tre navate sono piene di persone che assistono in piedi. Ci sono rappresentanti delle istituzioni locali; il sindaco Vincenzo Augugliaro, il presidente della provincia e qualche assessore.
Nessun rappresentante dello Stato. Claudio Martelli, vicesegretario del Psi, partecipa «come amico personale». Affianco a lui, Francesco Cardella. Al centro c’è la bara, coperta da un drappo bianco e azzurro. Sopra ci sono tre piccoli hibiscus, uno bianco, uno rosa, uno rosso. In prima fila Monica Rostagno, la prima figlia di Mauro, Carla, la sorella di Mauro, i compagni di Trento e di Lotta Continua, i ragazzi di Saman, e Chicca Roveri. Affianco a Chicca c’è una sedia. Su quella sedia c’è una vecchietta, vestita di nero. Nessuno sa chi sia. Osserva la cerimonia con il silenzio di una madre.

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