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  • lunedì 19 Marzo 2012

Il caso Emiliano

Come un'inchiesta in cui non è imputato, una famiglia di imprenditori e politici, e alcune aragoste hanno complicato la carriera del sindaco di Bari

Che cosa c’entra Emiliano
Il sindaco di Bari non è indagato, come abbiamo detto, ma il comune di Bari è al centro di questa storia. Uno degli arrestati, Vito Nitti, fu messo da Emiliano a dirigere l’ufficio tecnico comunale: la procura lo descrive come “sodale, anzi quasi uno scrivano del gruppo imprenditoriale”, scelto da Emiliano non per meriti ma per la “piena capacità di Nitti di soddisfare le esigenze della politica e le specifiche pressioni dei Degennaro”. Emiliano ha rimosso Nitti dall’incarico dopo le prime fasi dell’inchiesta.

Poi c’è l’assessore Degennaro. Emiliano, infatti, scelse come assessore – alla “città turistica e commerciale”, alle politiche del lavoro e allo “sportello unico alle imprese”, tra le altre cose – Annabella Degennaro, classe 1983, 26 anni al momento della nomina, figlia di Vito Degennaro, uno dei quattro fratelli a capo dell’azienda di famiglia, anche lui indagato. Annabella Degennaro si è dimessa all’apertura dell’inchiesta, oggi Emiliano definisce la sua nomina “un errore in buona fede”, dettato dal fatto che la ragazza “aveva un curriculum di ferro”. Anche Annabella Degennaro non è indagata. La procura sostiene però che Emiliano avesse rapporti molto stretti con la famiglia Degennaro, che incontri “avvenivano non di rado” e che il sindaco di Bari avrebbe addirittura “richiesto un’assunzione” a una società del gruppo (Emiliano ha negato).

Le intercettazioni aggiungono informazioni: in una, scrive Repubblica, si sente Vito Degennaro “raccontare dell’incontro di suo figlio con il fratello” di Michele Emiliano, Alessandro, che “avrebbe accennato alla possibilità della sua azienda di fornire il proprio know how” per un’opera pubblica. Anche un assessore avrebbe chiesto un’assunzione al gruppo, mentre un altro ancora, l’ex assessore all’urbanistica, viene citato al telefono da uno dei dirigenti arrestati con la formula “e sono due, ci siamo fatti un altro assessore” dopo un incontro con Vito Degennaro. La Finanza parla anche di un’azienda di prefabbricati “il cui socio e presidente del consiglio era Michele Emiliano, cugino del sindaco”, che ha effettuato lavori in subappalto per 1.789.025,01 euro per conto della società dei Degennaro.

Le cozze pelose
E poi c’è il pesce, al centro delle cronache e delle battute di questi giorni. Nelle carte si apprende che il gruppo Degennaro a Natale inviava diversi regali al sindaco di Bari, Michele Emiliano, e altri dirigenti e politici comunali. Emiliano avrebbe ricevuto “champagne, vino e formaggi, quattro spigoloni, venti scampi, ostriche imperiali, cinquanta noci bianche, cinquanta cozze pelose, due chili di allievi locali di Molfetta e otto astici”. Stando alle carte, Emiliano avrebbe ringraziato ma si sarebbe lamentato di non avere il ghiaccio per conservarli, e Vito Degennaro avrebbe subito provveduto a inviarglielo (“le formette, mi raccomando, subito”).

La versione di Emiliano
Emiliano ha ripetuto più volte in questi giorni di avere accettato quel regalo “per leggerezza”, da persone all’epoca non indagate che “consideravo amici, compagni di battaglia politica e invece mi stavano accanto soltanto per calcolo”. Una “leggerezza”, ha ribadito intervistato da Curzio Maltese. Emiliano ha detto di essersi fidato per via della “buona fede del narcisista”.

Siccome sono una persona perbene, convinta di essere la Madonna del santuario, pensavo che chiunque mi fosse accanto non potesse non essere in buona fede. Al punto da non ascoltare quelli che mi avvertivano: guarda che quelli si chiamano Degennaro.

Emiliano si è difeso dicendo di essere “un fesso, non certo un corrotto” e aggiungendo che “i Degennaro non hanno avuto favori dalla mia giunta, nulla di nulla”. Il sindaco di Bari ha detto che, degli appalti contestati, solo uno è stato assegnato dalla sua giunta, che in altre occasioni avrebbe invece danneggiato gli interessi del gruppo Degennaro. Emiliano ha anche chiesto alla procura gli atti istruttori del procedimento allo scopo di avviare un’indagine interna in comune.

Intanto però la questione sta avendo risvolti politici, e non solo per le prevedibili conseguenze nell’opinione pubblica e nelle altrettanto prevedibili accuse provenienti dal centrodestra. Emiliano infatti è anche il presidente del PD della Puglia, di cui negli ultimi mesi è stato molto critico, ed è – è ancora? – il candidato favorito a succedere a Nichi Vendola alla presidenza della regione. “Basta con l’ipocrisia, più pelosa delle cozze. Emiliano era diventato la maschera di gruppi di interesse”. Non lo ha detto un esponente del centrodestra bensì Sergio Blasi, segretario del Partito Democratico in Puglia.

foto: LaPresse

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